14 ottobre 2019
Aggiornato 03:30
Malattie metaboliche e cardiovascolari

Diabete, il farmaco Liraglutide o Victoza riduce il rischio di eventi cardiovascolari

Un nuovo largo studio rivela che l’uso del farmaco per il diabete, Liraglutide o Victoza, abbassa il rischio di infarto, ictus e morte per evento cardiovascolare in genere o per tutte le cause

Diabete ed eventi cardiovascolari
Diabete ed eventi cardiovascolari Shutterstock

Uno dei tanti problemi legati al diabete è quello che riguarda la salute cardiovascolare e gli eventi avversi a essa legati. Le complicanze cardiache e vascolari sono infatti una delle principali cause di morte per i pazienti diabetici. Ora, un nuovo largo studio del Karolinska Institutet in Svezia ha mostrato che l’uso del farmaco Liraglutide o Victoza riduce proprio il rischio di eventi cardiovascolari come, per esempio, infarto del miocardio e ictus.

Un farmaco noto - Il Liraglutide, commercializzato in Europa con il nome Victoza, è un farmaco per il diabete reso disponibile per uso clinico dal 2009. Il farmaco è un agonista del recettore del peptide 1 glucagone, che diminuisce i livelli di zucchero nel sangue e riduce il peso corporeo. Già un precedente e ampio studio clinico ha dimostrato che il Liraglutide riduceva il rischio di eventi cardiovascolari maggiori tra i pazienti con diabete che avevano sviluppato malattie cardiovascolari o erano ad alto rischio cardiovascolare. Tuttavia, non è chiaro se questi risultati si traducano anche in benefici cardiovascolari nella vasta popolazione di pazienti osservata nella pratica clinica di routine.

Uno studio collaborativo - Quello appena pubblicato sulla rivista The Lancet Diabetes & Endocrinology è uno studio frutto di una collaborazione tra i ricercatori del Karolinska Institutet in Svezia, lo Statens Serum Institut in Danimarca, l’NTNU in Norvegia e lo Swedish National Diabetes Register. Per realizzarlo, gli scienziati hanno utilizzato diversi registri nazionali con informazioni su farmaci da prescrizione, malattie e altri dati provenienti da oltre 46mila pazienti in Svezia e Danimarca, tra il 2010 e il 2016.

Il metodo - Suddivisi a caso in due gruppi da 23mila pazienti, i partecipanti sono stati sottoposti o a un trattamento con Liraglutide o a un trattamento con un altro farmaco per il diabete, inibitori della DPP4. I pazienti sono poi stati seguiti per confrontare i risultati. Dai dati raccolti, si è osservato che il principale risultato dello studio era rappresentato dai principali eventi cardiovascolari, definiti come infarto miocardico, ictus o morte cardiovascolare. Durante il periodo di osservazione, il tasso di eventi cardiovascolari maggiori è stato di 14,0 per 1.000 persone/anno tra i pazienti che usavano Liraglutide e 15,4 per 1.000 tra i pazienti che usano gli inibitori di DPP4, una differenza statisticamente significativa, scrivono i ricercatori. Ciò corrispondeva a 5 meno eventi cardiovascolari maggiori per 1.000 pazienti seguiti per 3 anni. Per cui, cinque vite salvate.

Altri risultati - L’uso di Liraglutide, riporta lo studio, era anche associato a un ridotto rischio di morte cardiovascolare e morte per qualsiasi causa. In un’analisi per sottogruppi, i pazienti con una storia di patologie cardiovascolari maggiori sembravano beneficiare maggiormente del trattamento con Liraglutide, sebbene questa non fosse una differenza statisticamente significativa rispetto ai pazienti senza questo tipo di storia. «Il nostro studio – spiega Björn Pasternak, ricercatore senior presso il Dipartimento di Medicina, Solna, Karolinska Institutet e affiliato a Statens Serum Institut – fornisce supporto per l’efficacia cardiovascolare di Liraglutide tra un gruppo di pazienti non selezionato più ampio, fornendo importanti prove di conferma dalla pratica clinica di routine. Crediamo che possa essere di interesse per i regolatori di farmaci, linee guida cliniche, medici e pazienti».

Riferimento: ‘Use of liraglutide and risk of major cardiovascular events: a register-based cohort study in Denmark and Sweden’. Henrik Svanström, Peter Ueda, Mads Melbye, Björn Eliasson, Ann-Marie Svensson, Stefan Franzén, Soffia Gudbjörnsdottir, Kristian Hveem, Christian Jonasson, Björn Pasternak. The Lancet Diabetes & Endocrinology, online 5 December 2018, DOI:10.1016/S2213-8587(18)30320-6.