20 febbraio 2020
Aggiornato 20:00
Malattia di Alzheimer e Aspirina

L’aspirina combatte anche l’Alzheimer

Un nuovo studio mostra che l’assunzione di Aspirina può combattere e ridurre la malattia di Alzheimer

Aspirina
Aspirina Shutterstock

STATI UNITI – L’Aspirina è già nota per le sue molteplici proprietà, al di là dell’uso per cui è nata –specie nel caso della salute cardiovascolare. Ora, un nuovo studio della Society for Neuroscience mostra che le sue proprietà potrebbero essere sfruttate anche nella lotta alla malattia di Alzheimer. La possibilità che questo versatile farmaco possa attivare la pulizia dei rifiuti che si accumulano nel cervello, sotto forma di placca beta amiloide, diviene una potenziale cura della malattia, rallentandone (se non addirittura bloccandone) la progressione.

La placca beta amiloide
Il ruolo delle tossine, sotto forma per esempio di placca beta amiloide, è noto per danneggiare le connessioni tra le cellule nervose o neuroni. E proprio questa placca è ritenuta una delle principali cause della malattia di Alzheimer. Tuttavia, in questo studio su modello animale, condotto dal prof. Kalipada Pahan e colleghi, è stato trovato un legame tra l’aspirina e la malattia di Alzheimer, dove il farmaco riduce la patologia indotta dalla placca amiloide stimolando i lisosomi. I lisosomi, ricordano i ricercatori, sono la componente delle cellule animali che aiutano a rimuovere i detriti cellulari. «I risultati del nostro studio identificano un possibile nuovo ruolo per uno dei farmaci più usati, comuni e da banco nel mondo», ha commentato il prof. Kalipada Pahan del Rush University Medical Center e autore senior dello studio.

Lo studio
Basandosi su studi precedenti che dimostrano un legame tra l’aspirina e il rischio ridotto e la prevalenza della malattia di Alzheimer, Pahan e colleghi sono stati in grado di dimostrare che l’aspirina riduce la patologia della placca amiloide nei topi stimolando i lisosomi. «Comprendere come le placche vengono eliminate è importante per lo sviluppo di farmaci efficaci che fermano la progressione della malattia di Alzheimer», sottolinea in un comunicato il prof. Pahan. Poiché si ritiene che una proteina chiamata TFEB [Transcription Factor EB] sia il principale regolatore della rimozione delle tossine, i ricercatori hanno somministrato l’aspirina a basse dosi per via orale per un mese ai topi geneticamente modificati con la patologia di Alzheimer. Dopo di che, hanno valutato la quantità di placca amiloide nelle parti del cervello più colpite dalla malattia di Alzheimer.

I risultati
Dalle analisi, gli scienziati hanno scoperto che l’aspirina aumentava il TFEB, stimolava i lisosomi e riduceva la patologia della placca amiloide nei topi. «Questo studio di ricerca aggiunge un altro potenziale beneficio agli usi già affermati dell’aspirina per alleviare il dolore e per il trattamento delle malattie cardiovascolari – fa notare Pahan – È necessario completare ulteriori ricerche, ma i risultati del nostro studio hanno importanti potenziali implicazioni per l’uso terapeutico dell’aspirina nell’Alzheimer e in altre malattie correlate alla demenza». I risultati completi dello studio sono pubblicati sul Journal of Neuroscience.

Altri ricercatori coinvolti in questo studio sono Sujyoti Chandra, uno studente laureato in biochimica a Rush, e Malabendu Jana, PhD, assistente professore di scienze neurologiche al Rush. Lo studio è stato finanziato dal Dipartimento Veterans Affair degli Stati Uniti, dall’Alzheimer’s Association e dal National Institutes of Health.