18 novembre 2019
Aggiornato 05:00
Probiotici e ansia

Dietrofront: i probiotici non combattono l’ansia

Secondo alcuni ricercatori i probiotici non combatterebbero l’ansia come asserito fino a ora. E, nel caso, le dosi dovrebbero essere elevatissime

E’ quasi all’ordine del giorno vedere una ricerca scientifica che ottiene risultati differenti, se non addirittura contrari, dell’altra. E a noi comuni mortali che non possiamo testare con mano la verità, non ci resta altro da fare che cercare di discernere quale degli studi presentati possa essere più in linea con la realtà. Fino a ieri, per esempio, ricercatori di tutto il mondo collegavano l’uso dei probiotici con un migliore stato d’animo e si pensava che potessero, in qualche modo, ridurre l’ansia. Purtroppo, per noi, alcuni hanno asserito esattamente il contrario. Ecco perché.

Yogurt contro l’ansia?
Se ricerche precedenti affermavano che integratori di fermenti e yogurt potessero aiutarci a combattere l’ansia, uno studio condotto dall'Università del Kansas smentisce tale tesi. Il lavoro scientifico, riportato recentemente sulla rivista scientifica PLOS ONE, ha effettuato uno studio revisionale evidenziando che il ruolo di riduzione dell’ansia – se esiste – c’è solo negli animali e non negli esseri umani.

Risultati preliminari
«Siamo agli albori di questa ricerca sui probiotici: ho visto un sacco di storie che esaltano i probiotici come utili per l'ansia, non stiamo dicendo che non fanno nulla, ma abbiamo molto da capire prima di sapere se possono essere utilizzati terapeuticamente, non consiglierei l'uso di probiotici per trattare l'ansia in questa fase», spiega Daniel J. Reis, uno studente di dottorato in psicologia clinica. Per arrivare a tali conclusioni, lui e i suoi colleghi hanno esaminato 22 studi condotti su animali e 14 su esseri umani.

I risultati
Dai risultati del loro studio revisionale è emerso che «i probiotici non riducevano significativamente i sintomi dell'ansia nell'uomo e non influenzano la clinica e la salute dei campioni umani. Esistono un sacco di percorsi tra i nostri sistemi digestivi e il nostro cervello. Ci sono le connessioni del sistema nervoso, la risposta infiammatoria - questi microrganismi sembrano essere in grado di influenzare il cervello umano attraverso l’asse intestino/cervello - volevamo sapere se le modifiche al microbiota potrebbero migliorare la salute mentale, ma in termini di ricerca, è tutto in una fase molto preliminare», continua Reis.

E’ anche una questione di quantità
Uno dei problemi relativi ai risultati contrastanti potrebbe essere determinato dalla quantità ingerita: ai topi è stata somministrata una dose decisamente superiore rispetto agli esseri umani. «Se controlli il peso degli animali rispetto agli umani, gli animali stanno ricevendo dosi molto più grandi di probiotici in questi esperimenti di uno o due ordini di grandezza, a volte le dosi erano centinaia di volte più alte di quelle riportate negli studi umani. Questo è qualcos'altro che pensiamo valga la pena analizzare».

Centinaia di specie microbiche
«Ci sono migliaia di diverse specie microbiche che risiedono nel corpo, e indubbiamente esercitano effetti diversi sul cervello. Abbiamo anche notato allettanti suggerimenti negli studi sui roditori che alcuni microbi possono essere particolarmente utili per ridurre l'ansia, e abbiamo suggerito che questi ceppi probiotici potrebbero essere particolarmente promettenti per studiare nei futuri studi condotti sull'uomo», ricorda Ilardi un altro autore dello studio.

Poca ansia?
Un altro limite di molti studi revisionati dagli scienziati è che spesso si esaminavano persone che soffrivano di un’ansia molto lieve. «Abbiamo esaminato studi clinici eseguiti sulle persone e, in termini di letteratura corrente, non abbiamo trovato prove che i probiotici stessero riducendo l'ansia auto-riferita. Ma abbiamo notato che nessuno degli studi prendeva in considerazione le persone con ansia clinicamente elevata e non erano coinvolti nello studio soggetti specificamente ansiosi. Per l'ansia la priorità è quella di cercare un trattamento professionale. Questo dovrebbe essere la prima azione, ci sono alcune buone terapie che possono aiutare contro vari disturbi d'ansia, ci sono anche dei farmaci utili. E queste sono le uniche cose che le persone dovrebbero fare a questo punto per ottenere un aiuto valido», conclude Reis.

Riferimenti scientifici

[1] The anxiolytic effect of probiotics: A systematic review and meta-analysis of the clinical and preclinical literature- Daniel J. Reis , Stephen S. Ilardi, Stephanie E. W. Punt - Published: June 20, 2018https://doi.org/10.1371/journal.pone.0199041