1 agosto 2021
Aggiornato 14:30
Pandemie influenzali

I cani potrebbero mettere l’umanità a rischio pandemie influenzali

I cani potrebbero rappresentare un serio rischio per la salute umana veicolando virus che provocano gravi pandemie influenzali

Chi di noi non ama quelle splendide creature che tutti conoscono con il nome di cani? I nostri amici a quattro zampe, infatti, rappresentano ciò che di più leale e fedele ancora esiste a questo mondo. E se da un lato avere sempre vicino a sé fido può aiutarci a sentirci meglio, dall’altra parte potrebbe rappresentare un serio rischio per la nostra salute. A detta di alcuni scienziati, infatti, i cani potrebbero essere la vera causa di una pericolosissima pandemia influenzale. Ecco perché.

Perché proprio i cani?
C’è un motivo se è proprio il nostro amico più fedele a rappresentare un grave pericolo per la nostra salute: i ceppi influenzali dei maiali vengono trasmessi con più facilità proprio a loro. E quale padrone non ama stare ore abbracciato al proprio amico a 4 zampe? Durante questi gesti d’affetto fido può diventare il più importante veicolo di virus influenzali (e non solo).

Pandemie canine?
«La maggior parte delle pandemie è stata associata ai maiali come ospite intermedio tra virus aviario e ospite umano: in questo studio abbiamo identificato i virus dell'influenza che saltano dai maiali ai cani», ha dichiarato Adolfo Garcia-Sastre, autore dello studio e direttore del Global Health and Emerging Pathogens Institute presso l'Icahn School of Medicine del Monte Sinai (New York). Il team di ricerca ha analizzato il DNA di 16 virus influenzali prelevati da cani della Cina meridionale.

Non solo maiali
Anche altri compagni particolarmente amati dagli esseri umani possono essere coinvolti in questo scambio virale. Una quindicina di anni fa, per esempio, gli scienziati scoprirono che un cavallo aveva infettato un cane proprio con il virus dell’influenza portando, di fatto, la patologia anche nei nostri amici a quattro zampe. Solo dieci anni dopo si scoprì che un virus influenzale di origine aviaria circolava indisturbato in alcuni cani da fattoria (in Cina).

Saltano da un animale all’altro
«Nel nostro studio, quello che abbiamo trovato è un altro insieme di virus che provengono da suini originariamente di origine aviaria che ora stanno arrivando ai cani e vengono riassortiti con altri virus nei cani. Ora abbiamo rilevato che l’H1N1 , l’H3N2 e l’H3N8 si trova facilmente nei cani e stanno iniziando a interagire tra loro, il che ricorda molto quello che è successo nei suini 10 anni prima della pandemia H1N1», spiega Garcia-Sastre.

E’ essenziale adottare misure preventive
La scoperta degli scienziati mette in luce l’urgente necessità di prendere provvedimenti per limitare la diffusione dei virus influenzali nei cani e, di conseguenza, nell’uomo. «Gli Stati Uniti sono liberi dall'influenza aviaria perché ogni volta che l'influenza aviaria è stata rilevata nel pollame in questo paese, i polli oi tacchini vengono abbattuti ed eliminati dalla circolazione. Ci sono tentativi di limitare il virus dell'influenza nei suini attraverso la vaccinazione e si potrebbe prendere in considerazione la vaccinazione per i cani», ha spiegato Garcia-Sastre in un comunicato stampa.

L’immunità
Il prossimo passi, spiegano i ricercatori, sarà quello di comprendere se gli esseri umani riescono a sviluppare un’immunità dal virus H1N1 presente nei cani. «Se c'è molta immunità contro questi virus ci saranno meno rischi, ma ora abbiamo un altro ospite in cui il virus dell'influenza sta iniziando ad avere diverse caratteristiche, creando diversità in un animale che è in stretto contatto con gli umani. La diversità nei cani è aumentata così tanto ora che il tipo di combinazioni di virus che possono essere create nei cani rappresenta un potenziale rischio per un virus di passare da un cane a un essere umano», ha affermato. «Maiali e uccelli rimangono i primi sospettati di aver veicolato il virus influenzale pandemico umano», spiega Amesh Adalja, infettivologo della Johns Hopkins University e portavoce della Infectious Diseases Society of America. «Sapere che i cani potrebbero contribuire a farci ammalare è importante per prepararsi alla prossima pandemia, perché non sappiamo esattamente cosa sarà quel virus», conclude Adalja. I risultati dello studio sono stati pubblicati il ​​5 giugno sulla rivista mBio.