1 agosto 2021
Aggiornato 15:00
Influenza aviaria

Pericolo influenza aviaria: il virus è sempre più minaccioso

L’influenza aviaria rappresenta un pericolo sempre più elevato per la salute degli animali e degli esseri umani. Una versione mutata è già resistente ai farmaci

Aumentano i timori per l’influenza aviaria. Il virus H7N9 rischia di diventare estremamente resistente agli antibiotici e potrebbe rappresentare una seria minaccia per la salute degli animali e la nostra. Ecco tutti i dettagli.

Individuato nel 2013
La prima volta che è stato individuato il virus H7N9 è accaduto nel 2013, da alcuni scienziati cinesi. Ma il patogeno sembra essere tornato alla ribalta – più forte che mai – alla fine dell’anno scorso. E da allora, pare non darci alcuna tregua. Uno studio pubblicato su Cell Host & Microbe e condotto dal virologo Yoshihiro Kawaoka, pare rappresentare una seria minaccia: sta mostrando segni di resistenza ai farmaci.

Scenari inquietanti
«Questo studio apre scenari inquietanti, perché dimostra la facilità di trasmissione del virus fra i mammiferi. L'attenzione del mondo scientifico su questo virus è elevatissima fin dalla sua scoperta perché è altamente patogeno e in grado di causare complicanze severe di insufficienza respiratoria e scompenso multi-organo», ha spiegato all’ANSA Giuseppe La Torre, del Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive dell'Università Sapienza di Roma.

Migliaia di persone infettate
Il problema, ahimè, non riguarda solo gli animali ma anche gli esseri umani. A oggi, infatti, si calcolano oltre 1.600 persone infettate. La maggior parte di queste, tuttavia, sembrano essere state quelle che sono venute a contatto con il pollame. Ma la mortalità che si è verificata in tali casi è stata elevatissima: 600 persone sono decedute.

Farmaci inutili?
L’allarme è iniziato quando il ceppo H7N9 si è dimostrato resistente a un antivirale basato sulla molecola oseltamivir, l’unico farmaco che fino ad ora si era dimostrato efficace. I ricercatori sono riusciti a riprodurre due tipologie del virus in laboratorio confrontandole con uno vecchio a bassa patogenità. Tutti e tre i virus sono riusciti a crescere su cellule dell’apparato respiratorio umano (in provetta). L’unica differenza è che il virus mutante e resistente si riproduce con un’efficienza ridotta.

È vero allarme?
««««««Non voglio creare allarmismo ma è solo una questione di tempo prima che il virus resistente acquisisca una nuova mutazione che gli consenta di crescere bene, aumentando la sua probabilità di diventare letale», continua Kawaoka. Ma la Torre non la pensa esattamente così: «Dal punto di vista bioetico è altamente criticabile generare virus che non esistono in natura e correre il rischio che queste bombe biologiche letali si diffondano in seguito a un incidente in laboratorio». E se per certi versi è senz’altro vero, dall’altra parte è innegabile che qualcuno debba compiere studi approfonditi affinché il virus possa finalmente essere debellato.