27 maggio 2019
Aggiornato 09:00
Il segreto della salute

Per vivere più a lungo e in salute basta cammina veloce

Un team di scienziati internazionali conferma che camminare fa bene, ma il passo è fondamentale. E più cammini veloce, più prolunghi la durata della vita e la salute

Camminare fa bene
Camminare fa bene ( Shutterstock )

ROMA – Quando si tratta di longevità e di salute, le due cose vanno a braccetto. D’altronde, più si è in salute e più è probabile che si viva a lungo. E, d’altro canto, servirebbe a poco vivere molti anni in più se però si è malati o non autosufficienti. Ecco perché longevità e salute devono essere una coppia, diciamo, indivisibile. Tra i mille rimedi proposti per cercare di vivere più a lungo, ecco che un team internazionale di scienziati ha trovato che il semplice camminare a passo svelto allunga di fatto la vita, e più vai spedito più questa si allunga.

Il collegamento
Lo studio condotto dai ricercatori dell’Università di Sydney in Australia, l’Università di Limerick in Irlanda e le Università di Cambridge, Edimburgo e Ulster, ha rivelato che c’è uno stretto collegamento tra la camminata, e in particolare il ritmo del passo, e i rischi di mortalità. Se già diversi studi avevano mostrato come la camminata sia un toccasana per la salute – a volte più che lo sport – questo nuovo studio aggiunge un tassello in più al grande mosaico della ricerca della longevità.

Camminare fa bene, ma come si cammina anche più
Mentre la maggior parte degli studi si sono concentrati sull’impatto che il camminare può avere su vari aspetti della salute, o si sono focalizzati su quanto tempo si dovrebbe trascorrere camminando per godere dei benefici, fino a oggi non è stata prestata molta attenzione al ‘come camminare’ può avere un impatto a lungo termine. Per colmare questa lacuna si sono dunque messi al lavoro il prof. Emmanuel Stamatakis dell’Università di Sydney, che coordinato lo studio, e il gruppo di ricerca internazionale. Gli scienziati hanno così esplorato i legami tra la velocità di cammino e la mortalità dovuta a malattie cardiovascolari, cancro e per tutte le cause. «Il ritmo della camminata è associato al rischio di mortalità per tutte le cause, ma il suo ruolo specifico – indipendentemente dall’attività fisica totale che una persona intraprende – ha ricevuto finora poca attenzione», spiega Stamatakis.

Lo studio
Per arrivare alle loro conclusioni, gli autori hanno analizzato 11 indagini condotte sulla popolazione del Regno Unito nel periodo 1994-2008, raccogliendo dati relativi a 50.225 camminatori. Da questi dati, Stamatakis e colleghi hanno raccolto informazioni sul ritmo di camminata riportato dai partecipanti, che è stato definito come ‘lento’, ‘medio’ o ‘vivace’ (veloce). «Un ritmo veloce – fa notare il prof. Stamatakis – è generalmente quello compreso dai 5 ai 7 chilometri all’ora, ma dipende molto dai livelli di attività di un camminatore. Un indicatore alternativo è di camminare a un ritmo che rende leggermente senza fiato o sudato quando sostenuto». Al fine di comprendere in che modo la velocità della camminata è correlata al rischio di mortalità, questi dati sono stati collegati ai registri della mortalità. Gli scienziati hanno adattato le loro analisi per tenere conto di possibili fattori influenzanti lo studio, come età, sesso, indice di massa corporea ( BMI ) e abitudini generali di attività fisica.

I risultati
Il prof. Stamatakis e colleghi hanno scoperto che, mentre un ritmo di camminata medio era collegato a un rischio inferiore del 20% di mortalità per tutte le cause, camminare a un ritmo veloce era legato a un rischio inferiore del 24%. A dimostrazione che aumentando il passo migliorano i risultati sulla salute. Quando si è trattato di cause specifiche di accorciamento della vita, come le malattie cardiovascolari, il team ha scoperto che i camminatori vivaci (o veloci) hanno un rischio inferiore del 21% di mortalità associata. Per gli individui che camminano a un ritmo medio, questo rischio è stato ridotto del 24% – segno che anche se la velocità è determinante, spesso non è necessario correre. «Mentre il genere sessuale e l’indice di massa corporea non sembrano influenzare i risultati, camminare a un ritmo medio o veloce è stato associato a un rischio significativamente ridotto di mortalità per tutte le cause e malattie cardiovascolari – sottolinea Stamatakis – Tuttavia, non c’erano prove che suggerissero che il passo avesse un’influenza significativa sulla mortalità per cancro».

Chi trae maggiori benefici
Dalla camminata a passo medio o svelto possono trarre vantaggi tutti, per cui non vi sono più scuse per non muoversi un po’, dato che non è richiesta una esperienza particolare o il praticare uno sport. Dai risultati dello studio, pubblicati sul British Journal of Sports Medicine, si è però evidenziato che gli individui più anziani, in particolare, sembravano trarre maggiori benefici dal camminare a un ritmo più vivace. Difatti, i partecipanti di età pari o superiore a 60 anni avevano un rischio inferiore al 46% di morte per malattie cardiovascolari se camminavano a un ritmo medio e un rischio inferiore del 53% se camminavano velocemente.

Camminare consapevoli
I risultati confermano pertanto che la camminata fa bene e che, ancora di più, è importante il passo. «Soprattutto in situazioni in cui camminare di più non è possibile a causa delle pressioni temporali o di un ambiente meno favorevole alla camminata – commenta Stamatakis – camminare più velocemente può essere una buona opzione per aumentare la frequenza cardiaca, una cosa che la maggior parte delle persone può facilmente incorporare nelle loro vite».
A fronte degli indubbi risultati, gli autori ammettono tuttavia che stabilire relazioni di causa ed effetto in questo contesto può rivelarsi complicato. «Separare l’effetto di un aspetto specifico dell’attività fisica e comprenderne l’associazione potenzialmente causale con il rischio di morte prematura è complesso – conclude il prof. Stamatakis – Supponendo tuttavia che i risultati riflettano la causa e l’effetto, queste analisi suggeriscono che l’aumento del passo può essere un modo semplice per migliorare la salute del cuore e il rischio di morte prematura, fornendo un semplice messaggio per promuovere campagne di sanità pubblica».