11 dicembre 2018
Aggiornato 01:30

Sei troppo pigro per andare in palestra? Non è colpa tua ma del tuo cervello

Sentirsi pigri non è un difetto ma, a quanto pare, una condizione naturale. Il cervello, infatti, preferisce starsene comodo sul divano piuttosto che andare in palestra
Pigro
Pigro (Antonio Guillem | shutterstock.com)

Lo hanno definito il ‘paradosso dell’attività fisica’, ed è quella situazione in cui, nonostante tutta la buona volontà, sentiamo di non avere alcuna voglia di andare ad affaticarsi in palestra o a correre. Questo sarebbe in realtà un fatto del tutto naturale – e da qui il paradosso – per il cervello che, a quanto pare, predilige lo starsene comodi sul divano anziché fare attività fisica.

Muoversi!
Da anni ormai siamo abituati a sentirci dire che per stare in salute bisogna fare attività fisica, o sport. Nonostante ciò, i dati raccolti dagli esperti dimostrano che, per contro, stiamo diventando sempre più pigri e meno attivi. Per questo motivo, i ricercatori dell’Università British Columbia (UBC) hanno voluto scoprire cosa si cela dietro a questo paradosso dell’esercizio fisico, studiando le connessioni cerebrali. «La conservazione dell’energia è stata essenziale per la sopravvivenza degli umani, in quanto ci ha permesso di essere più efficienti nella ricerca di cibo e riparo, di competere per i partner sessuali e di evitare i predatori – spiega il dottor Matthieu Boisgontier principale autore dello studio – Il fallimento delle politiche pubbliche per contrastare la pandemia dell’inattività fisica può essere dovuto a processi cerebrali che sono stati sviluppati e rafforzati attraverso l’evoluzione».

Lo studio
I ricercatori hanno reclutato un gruppo di giovani adulti, li hanno fatti sedere davanti a un computer e hanno dato loro il controllo di un avatar sullo schermo. Dopo di che hanno fatto vedere loro, una per volta, delle piccole immagini che raffiguravano attività fisica o inattività fisica. In una sorta di videogioco, i partecipanti dovevano spostare l’avatar il più rapidamente possibile verso le immagini dell’attività fisica e lontano dalle immagini dell’inattività fisica, e viceversa. Mentre erano impegnati in questi test, degli elettrodi collegati al loro cervello registravano cosa accadeva – in pratica erano sottoposti a EEG, l’elettroencefalogramma.

I risultati
Lo studio e i suoi risultati sono stati pubblicati sulla rivista Neuropsychologia, e mostrano che i partecipanti erano in genere più veloci nel muovere il mouse verso le immagini di attività e lontano dalle immagini di inattività, ma quanto letto dal monitoraggio dell’attività cerebrale rivelava che fare queste ultime attività richiedeva che i loro cervelli lavorassero di più. «Sapevamo dagli studi precedenti che le persone sono più veloci nell’evitare comportamenti sedentari e nel muoversi verso comportamenti attivi – sottolinea il dottor Boisgontier – L’eccitante novità del nostro studio è che dimostra che questa maggiore velocità di inattività fisica ha un costo, e questo è un maggiore coinvolgimento delle risorse cerebrali. Questi risultati – aggiunge l’esperto – suggeriscono che il nostro cervello è attratto in modo innato da comportamenti sedentari». In sostanza, il cervello in modo che noi non sapevamo in modo conscio, tende a reagire in un certo modo nei confronti dell’attività, per cui tendiamo naturalmente a prediligere il risparmio di energie. Ma, sapendo ora che il nostro cervello si comporta così, possiamo in qualche modo ‘rieducarlo’? – così come tentano di fare le campagne e le raccomandazioni pro attività fisica. «Tutto ciò che accade automaticamente è difficile da inibire, anche se lo si desidera, perché non si sa che sta accadendo. Ma sapere che sta accadendo è un primo passo importante», conclude Boisgontier.