Salute | Ustioni

Ustioni: arriva la stampante 3D (portatile) che ci salva la vita

Una piccola stampante portatile permette di creare un tessuto biologico che ripara anche le ustioni più profonde

Stampanti 3D per rigenerare la pelle
Stampanti 3D per rigenerare la pelle (Subbotina Anna | Shuttertock)

Una stampante 3D potrebbe salvare la nostra pelle – specie se è stata ustionata. È questa l’incredibile – e innovativa - invenzione di un team di ricercatori canadesi. L’idea è quella di riparare la cute in maniera semplice e veloce: nel giro di pochissimi minuti, infatti, anche le ferite più profonde potrebbero guarire. Ecco di cosa si tratta.

Il pericolo delle ustioni
Le ustioni rappresentano un pericolo non poco rilevante. Le elevate temperature possono, ahimè, danneggiare tutti i tessuti della pelle umana: l’epidermide, il derma e persino l’ipoderma. In genere se la bruciatura è molto profonda si deve ricorrere al cosiddetto innesto cutaneo a spessore parziale. In pratica viene effettuato una sorta di trapianto nel soggetto ustionato grazie all’aggiunta di pelle sana prelevata da donatore sano. Questa viene innestata solo sull’epidermide superficiale e su parte del derma sottostante.

Non è così semplice
L’innesto a spessore parziale, tuttavia, non è una soluzione così semplice. Oltra a dover trovare un donatore compatibile richiede anche una quantità elevata di pelle sana in grado di poter attraversare tutti e tre gli strati della pelle. Ma è molto raro che ciò avvenga. Questo significa che la parte scoperta dal trapianto non riesce mai a guarire bene o, comunque, richieda tempi lunghissimi.

Nuove soluzioni
Da tempo molti scienziati stanno tentando di utilizzare un metodo alternativo al classico trapianto di pelle sana, in maniera da evitare la donazione. La maggior parte dei tessuti fino ad ora testati, tuttavia, sono ancora in fase di ricerca clinica, comprese quelle effettuate con stampanti 3D. «La maggior parte dei bioprinters 3D attuali sono ingombranti, funzionano a basse velocità, sono costosi e sono incompatibili con l'applicazione clinica», ha dichiarato Axel Guenther dell'Università di Toronto in Canada.

Una stampante unica al mondo
Proprio per via di tutte queste limitazioni, il team guidato da Guenther ha cercato di dare vita a una stampante più versatile. E sembra proprio che gli scienziati siano riusciti nel loro intento. A loro avviso, la bioprinters creata da loro supera la maggior parte delle barriere precedenti e migliora notevolmente il processo di guarigione.

Come funziona la stampante
Scordiamoci le stampanti tradizionali: la sua forma ricorda più quella di un dispenser di nastro. Chiaramente, però, non escono fogli adesivi ma dei tessuti che sostituirebbero quelli umani. Per quanto riguarda le dimensioni – progettate per farlo diventare un dispositivo portatile – sono simili a una piccola scatola da scarpe. Mentre il peso è di circa un chilogrammo. Il nastro che ne esce è, in pratica, un materiale biologico composto da collagene e altri tipi di proteine come la fibrina. Quest’ultima è un elemento indispensabile per permettere la cicatrizzazione delle ferite. «La nostra stampante per la pelle promette di adattare i tessuti a specifici pazienti e caratteristiche della ferita ed è portatile», ha dichiarato Navid Hakimi ricercatori del l'Università di Toronto.

Non richiede l’intervento di un professionista
Un altro enorme vantaggio è che il dispositivo non richiede una formazione specialistica avanzata. Tuttavia gli scienziati intendono apportare ancora numerosi miglioramenti. Il primo è quello di permettere alla stampante di realizzare nastri di tessuto più grandi per ustione ampie. E il secondo passo è quello di terminare gli studi passando alla fase clinica. Certo è che se un giorno tutti potremmo avere a disposizione simili prodotti, la vita di molti pazienti – e medici – potrebbe essere estremamente facilitata.