25 settembre 2018
Aggiornato 02:30

Bambini con l'Alzheimer a un anno. E’ colpa dell’inquinamento

L’inquinamento atmosferico continua a mietere vittime sotto tutti i fronti: c’è uno stretto legame tra danni al cervello e particolato fine
Bambini con l'Alzheimer a causa dell'inquinamento
Bambini con l'Alzheimer a causa dell'inquinamento (Pshenina_m | Shutterstock)

L’inquinamento ambientale sta arrivando a livelli incredibilmente pericolosi a tal punto che la vita, sul nostro pianeta, potrebbe essere messa a dura prova. Ad avere la peggio sarebbero tutte le forme di vita più fragili e vulnerabili, tra queste anche l’essere umano. Oltre a danneggiare il sistema immunitario, respiratorio e cardiovascolare diversi studi hanno associato il particolato atmosferico alle malattie neurodegenerative – Alzheimer compreso. Ma il dato ancor più drammatico e che in alcune città stanno già nascendo bambini con forme precoci di questa temibile patologia. Ecco i risultati di uno studio pubblicato su Environmental Research.

Alzheimer nei primi mesi di vita
Un dato sconcertante quello rilevato recentemente a Città del Messico e che potrebbe riguardare molti altri paesi, Italia compresa. Sembra infatti che bambini molto piccoli, al di sotto dell’anno di età, siano stati colpiti da una forma precocissima di Alzheimer. Tutto ciò fa pensare che l’inquinamento possa svolgere un ruolo chiave nella comparsa e nell’evoluzione della malattia. A suggerirlo sono stati alcuni ricercatori coordinati da Lilian Calderón-Garcidueñas dell'Università del Montana.

Lo studio
Per arrivare a simili conclusioni, gli scienziati hanno preso in esame le autopsie di oltre duecento residenti a Città del Messico, di età variabile da 11 mesi a 40 anni. Durante il lavoro sono state prese in esame le due principali proteine collegate alla diagnosi di Alzheimer: la tau iperfosforilata e la beta amiloide. Quest’ultima, in particolare, si rileva generalmente nei pazienti affetti dalla patologia, che hanno superato i sessant’anni. I valori presi in considerazione sono stati confrontati con altri importanti fattori come lo stato socio-economico, il livello di istruzione e lo stile di vita adottato quando erano in vita.

I risultati
Dai risultati è emerso un dato piuttosto sconcertante: tutte e due le proteine erano decisamente al di sopra dei livelli normali con valori che sfiorano il 100% dei casi (99,5%). E questo accadeva persino nei bambini di età inferiore all’anno. Ma non è finita qui: la quantità delle due proteine era direttamente proporzionale all’esposizione di particolare fine (PM 2,5). Un problema tipico di Città del Messico e comune a moltissime altre città nel mondo. È importante sottolineare che i bambini esposti ad aria più pulita mostravano una salute migliore e avevano meno probabilità di avere accumuli di proteine.

Alzheimer e inquinamento
La ricerca di Calderón-Garcidueñas, quindi, conferma ulteriormente il collegamento tra varie forme di demenza e l’inquinamento atmosferico. Inoltre ha evidenziato come gli individui che presentano l’alterazione di un gene denominato APOE4, tipico dell’Alzheimer, hanno cinque volte più probabilità di suicidarsi. E recenti stime dicono che in America il 20% delle persone presenta questa variante genetica. Stime che, con tutta probabilità, sono simili anche in Italia. Infine, i ricercatori ricordano che lo studio non può dimostrare che l’inquinamento è davvero associato all’Alzheimer ma può evidenziare come ci sia uno strettissimo collegamento tra smog e danni al cervello.

Fonti scientifiche

[1] Hallmarks of Alzheimer disease are evolving relentlessly in Metropolitan Mexico City infants, children and young adults. APOE4 carriers have higher suicide risk and higher odds of reaching NFT stage V at ≤ 40 years of age - LilianCalderón-GarcidueñasabAngélicaGónzalez-MacielcRafaelReynoso-RoblescRicardoDelgado-ChávezbPartha S.MukherjeedRandy J.KuleszaeRicardoTorres-JardónfJoséÁvila-RamírezgRodolfoVillarreal-Ríosh - https://doi.org/10.1016/j.envres.2018.03.023