25 settembre 2018
Aggiornato 16:30

Problemi di cuore? Un caffè va sempre bene

Chi ha problemi cardiaci spesso non sa se il caffè e la caffeina possono far male. Un nuovo studio dimostra che fino a tre tazzine al giorno non fanno male a che soffre di fibrillazione e aritmia atriale
Caffè
Caffè (Subbotina Anna | shutterstock.com)

AUSTRALIA – Bere caffè e assumere caffeina fa male al cuore, specie in chi ha già dei problemi? A quanto pare no. Almeno, secondo quanto affermato da un nuovo studio pubblicato su Clinical Electrophysiology, una rivista dell'American College of Cardiology.

Quando si sconsiglia la caffeina
In genere, ai pazienti cui viene diagnosticata una fibrillazione o aritmia atriale – ovvero un battito cardiaco irregolare o instabile – si consiglia di evitare la caffeina. Tuttavia, in un nuovo studio che ha fatto riferimento a questo suggerimento, i ricercatori hanno scoperto che la sostanza stimolante – la caffeina appunto – potrebbe invero essere collegata al miglioramento della funzione cardiaca. Inoltre, svolgerebbe un ruolo significativo la forma in cui le persone consumano la caffeina. «C'è un intendimento pubblico, spesso basato su esperienze aneddotiche, secondo cui la caffeina è un innesco acuto comune per i problemi del ritmo cardiaco – ha spiegato l'autore principale dottor Peter Kistler, direttore di elettrofisiologia presso l'Alfred Hospital e Baker Heart and Diabetes Institute in Australia – La nostra ampia revisione della letteratura medica suggerisce che non è questo il caso».

Lo studio e le prove
Per comprendere come l'assunzione di caffeina influenzi le aritmie, il dott. Kistler e colleghi hanno condotto una revisione sistematica di un gran numero di studi basati sulla popolazione. Una meta-analisi che ha coinvolto 228.465 partecipanti e che ha rivelato come la frequenza della fibrillazione atriale sia in realtà diminuita del 6% nei bevitori regolari di caffè. Un'ulteriore analisi di 115.993 pazienti ha mostrato una riduzione del rischio del 13%. In un altro studio si sono esaminati 103 pazienti post-infarto che hanno ricevuto in media 353 mg di caffeina al giorno. I risultati, anche in questo caso, hanno rivelato una frequenza cardiaca migliorata e aritmie non significative. Poiché la fibrillazione atriale può essere causata da una sostanza chimica chiamata adenosina, si ritiene che la caffeina abbia un ruolo nella soppressione di questi effetti. Sia gli ampi studi sulla popolazione che gli studi randomizzati con controllo hanno suggerito che l'assunzione di caffeina fino a 300 mg al giorno (o 3 tazze di caffè al giorno) potrebbe essere sicura per i pazienti con aritmie cardiache.

Sono anti-aritmie
«Le bevande contenenti caffeina, come il caffè e il tè, possono avere proprietà antiaritmiche a lungo termine mediate da effetti antiossidanti e antagonismo dell'adenosina – ha sottolineato il dott. Kistler – In numerosi studi basati sulla popolazione, i pazienti che consumano regolarmente caffè e tè a livelli moderati hanno un rischio inferiore, nel corso della vita, di sviluppare problemi del ritmo cardiaco e possibilmente hanno anche migliorato la sopravvivenza».

No alle bevande energetiche
Se dunque il caffè è concesso; anzi, in certi casi anche raccomandato, le bevande energetiche sono sconsigliate. I ricercatori hanno infatti raccomandato che i pazienti con condizioni cardiache preesistenti dovrebbero evitare le bevande energetiche, poiché possono portare a ritmi anomali e coaguli di sangue. I risultati hanno mostrato che circa il 75% dei pazienti con tali condizioni cardiache che hanno consumato due o più bevande energetiche ha avuto palpitazioni entro le 24 ore. Il problema di tutto ciò potrebbe risiedere negli ingredienti aggiuntivi di queste bevande come zucchero, ginseng, taurina ecc. Questi cambiamenti nell’attività cardiaca sono stati misurati e provati anche da un precedente studio del 2017, a seguito dell’assunzione di bevande energetiche. Cosa che invece non avveniva se le stesse quantità di caffeina si assumevano attraverso il caffè.