19 luglio 2019
Aggiornato 09:30
Il ruolo della mielina nell’Alzheimer

Alzheimer, individuato bersaglio chiave nella sostanza bianca cerebrale

Uno studio dell'Università di Milano apre a una possibile associazione tra livelli liquorali di amiloide e danno della sostanza bianca cerebrale. L’importanza della mielina in una malattia da sempre ritenuta primariamente legata alla degenerazione dei neuroni

Alzheimer
Alzheimer Shutterstock

MILANO – C’è una correlazione tra livelli di amiloide nel liquor e il danno della sostanza bianca cerebrale nei pazienti affetti da demenza di Alzheimer. Ecco quanto scoperto dall’Unità Malattie Neurodegenerative dell’Università di Milano, Centro Dino Ferrari, e della Fondazione Ca’ Granda IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico, diretta dal prof. Elio Scarpini, in uno studio pubblicato sul Journal of Neurology, Neurosurgery and Psychiatry.

La demenza
Con il termine ‘demenza’ – si legge in una nota dell’ateneo milanese – ci si riferisce alla perdita di funzioni cognitive, in particolare la memoria, talmente grave da interferire con la vita quotidiana. La malattia di Alzheimer è la forma più comune di demenza. Nel cervello di pazienti affetti da malattia di Alzheimer si osserva la deposizione della proteina amiloide e la morte dei neuroni, localizzati nella cosiddetta sostanza grigia. Gli esami radiologici mostrano, però, anche un danno della sostanza bianca, quella parte dell'encefalo che è invece costituita principalmente dalla mielina, sostanza che avvolge i neuroni facilitandone la comunicazione. La natura di tali alterazioni non è ancora del tutto chiara.

Lo studio
Obiettivo di questo studio è stato quello di ricercare una possibile connessione tra patologia amiloidea e deterioramento della sostanza bianca cerebrale, approfondendo in particolare il ruolo giocato dai livelli liquorali di amiloide nel predire il suddetto danno. Condotto in collaborazione con il Laboratorio di Genetica e Neurochimica (diretto dalla dott.ssa Galimberti) dell’Unità di Neuroradiologia (diretta dal prof. Fabio Triulzi) dell’Università di Milano - Fondazione Cà Granda IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico, e con il Laboratorio di Neuroimmagini della Fondazione IRCSS Santa Lucia di Roma, ha visto il coinvolgimento di 85 partecipanti: 65 soggetti con malattia di Alzheimer di nuova diagnosi (AD), demenza non-AD o lieve deterioramento cognitivo, e 20 controlli. I livelli di β-amiloide1-42 (Aβ) sono stati determinati in campioni di liquido cerebrospinale. Tra i pazienti, 42 presentavano livelli patologici di Aβ, mentre 23 avevano livelli di Aβ normali. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a un esame neurologico completo, a una valutazione neurocognitiva completa e a una risonanza magnetica (RM) cerebrale per quantificare il danno della sostanza bianca.

L’aumento del carico lesionale
«Questo studio – spiega la dottoressa Anna Pietroboni, primo autore della pubblicazione – ha dimostrato un aumento del carico lesionale nei pazienti con livelli patologici di Aβ, sia rispetto ai controlli sani sia rispetto ai pazienti con livelli liquorali normali». «E’ interessante notare – proseguono gli autori – che i livelli liquorali di Aβ sono risultati in grado di predire il danno della sostanza bianca nei pazienti».

Il danno della sostanza quale elemento cruciale
In conclusione – scrivono i ricercatori – il danno della sostanza bianca potrebbe rivelarsi un elemento cruciale nella patogenesi della malattia di Alzheimer e la correlazione tra i livelli di amiloide nel liquor e il carico lesionale sembra suggerire un legame diretto tra la patologia amiloidea e il danno della sostanza bianca cerebrale. Quest’osservazione sottolinea l’importanza della sostanza bianca in una malattia da sempre ritenuta primariamente legata alla degenerazione dei neuroni nella sostanza grigia e potrebbe aprire la strada all’identificazione di nuovi bersagli terapeutici.