18 agosto 2019
Aggiornato 01:30
La perdita di memoria nell’Alzheimer

Alzheimer, scienziati scoprono come ripristinare i ricordi

Ricercatori hanno sviluppato un modo per aumentare i ricordi nei malati di Alzheimer, per cui potrebbero tornare a ricordare i volti dei propri cari e altri ricordi perduti

Far tornare i ricordi nell'Alzheimer
Far tornare i ricordi nell'Alzheimer Shutterstock

STATI UNITI − La ricerca sull’Alzheimer continua senza sosta. Lo imporne il sempre maggiore numero di persone che sviluppano questa terribile malattia degenerativa e la ormai nota e reale mancanza di una cura vera e propria. In quest’ambito si colloca un nuovo studio del Wake Forest Baptist Health, North Carolina (Usa), in cui i ricercatori hanno sviluppato una tecnica per far ripristinare i ricordi perduti nei pazienti.

Dove vanno i ricordi
In questo studio pilota, pubblicato sul Journal of Neural Engineering, il prof. Robert Hampson e colleghi hanno letteralmente registrato i ricordi mentre si formavano nel cervello, per poi riprodurli (sempre nel cervello) di un gruppo di 10 pazienti affetti dalla malattia di Alzheimer. Con questa tecnica, gli autori hanno scoperto che aumentavano le prestazioni della memoria fino al 37%. In particolare, su quella che è chiamata la memoria episodica, che è in sostanza un’informazione nuova e utile per un breve periodo di tempo: per esempio dove si è parcheggiata l’auto o dove si sono lasciate le chiavi.

Per la prima volta
«Questa è la prima volta che gli scienziati sono stati in grado di identificare il codice o il pattern per la memoria della cellula cerebrale di un paziente e, in sostanza, scrivere in quel codice per far funzionare meglio la memoria esistente. Un primo passo importante per ripristinare potenzialmente la perdita di memoria − ha spiegato Robert Hampson, professore di fisiologia, farmacologia e neurologia presso il Wake Forest Baptist Health − In futuro, speriamo di essere in grado di aiutare le persone ad aggrapparsi a specifici ricordi, come per esempio dove vivono o come sono i loro nipotini, quando la loro memoria complessiva comincia a fallire».
«Negli ultimi quindici anni – aggiunge il dott. James Pickett, responsabile della ricerca presso l'Alzheimer's Society − senza nuovi farmaci per la demenza e una persona che sviluppa la condizione ogni tre minuti, è più urgente che mai trovare nuovi modi per trattare la malattia. Questo tipo di studi ‘primi tra gli esseri umani’ sono un importante passo in avanti per capire come si formano i ricordi».

Lo studio è stato finanziato dal dipartimento di ricerca militare del Dipartimento della Difesa statunitense (Darpa) e si è concentrato sul miglioramento della memoria episodica, che è il tipo più comune di perdita di memoria nelle persone affette da malattia di Alzheimer, a seguito di un ictus o ferite alla testa.