26 ottobre 2020
Aggiornato 14:00
Infarto

Ecco il «kit» che rigenera il cuore dopo un attacco cardiaco

Un team di ricercatori italiani ha scoperto un metodo per rigenerare il muscolo cardiaco dopo un infarto

Un’altra svolta della medicina rigenerativa: alcuni scienziati hanno trovato il modo di dar vita a un pacchetto riparatore del cuore. In questo modo il muscolo cardiaco potrà essere rigenerato piuttosto velocemente evitando così gravi conseguenze come lo scompenso cardiaco. Quest’ultimo, lo ricordiamo, è una delle prime cause di morte e ospedalizzazione. Ecco l’eccezionale traguardo ottenuto dal team di ricerca del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università Magna Graecia di Catanzaro.

Staminali rigeneranti
Per ottenere il kit riparatore, gli scienziati hanno sfruttato l’uso terapeutico e rigenerante delle cellule staminali. Grazie a queste, un paziente infartuato, potrà ottenere un cuore nuovo ed evitare gravissime conseguenze come lo scompenso cardiaco. Questo eccezionale obiettivo è stato raggiunto da un team di scienziati guidati dal professor Daniele Torella, ordinario di Biotecnologie mediche applicate alla Cardiologia, Responsabile del Laboratorio di Cardiologia Molecolare e Cellulare, nel Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università «Magna Graecia» di Catanzaro.

Il gene che salva la vita
Per far sì che il cuore torni a nuova vita, i ricercatori hanno scoperto che esiste un gene che sfrutta le staminali cardiache allo scopo di riparare il muscolo cardiaco dopo un infarto. Gli studiosi sono infatti riusciti a dimostrare che la ridotta espressione del gene denominato c-kit – o recettore delle cellule staminali – diminuisce la capacità riparatrice delle staminali cardiache con tutte le conseguenze del caso. Tutto ciò equivale a una rigenerazione ridotta e, ovviamente, anche un maggior rischio di scompenso cardiaco.

Condotto su modello animale
Al momento, lo studio è stato condotto su modello animale, ma offre grandi speranze per i pazienti infartuati. «Lo studio svolto su piccoli animali risolve in maniera definitiva una controversia fondamentale per la comunità scientifica cardiovascolare aprendo le porte a nuovi orizzonti terapeutici per la medicina rigenerativa in Cardiologia. I risultati prestigiosi sono stati ottenuti in una Università del Sud da un Laboratorio composto da giovani ricercatrici calabresi e interamente ottenuti nelle infrastrutture e nei centri di ricerca interdipartimentali dell’Università Magna Graecia di Catanzaro», spiega Torella.

Un grande entusiasmo
«Questi risultati sono stati infatti raggiunti unicamente grazie all’entusiasmo e all’instancabile lavoro delle dottoresse Carla Vicinanza e Iolanda Aquila, che condividono ‘la paternità’ dello studio, e delle dottoresse Eleonora Cianflone, Mariangela Scalise, Fabiola Marino, Teresa Mancuso, e Pina Marotta, tutte giovani ricercatrici che compongono il team del Laboratorio di Cardiologia Molecolare e Cellulare che afferisce alla Cattedra di Cardiologia diretta dal Prof. Ciro Indolfi. Inoltre, va ricordato l’indispensabile contributo del laboratorio di citofluorimetria del Dr. Valter Agosti, afferente al Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica diretto dal Professore Giuseppe Viglietto dell’Ateneo di Catanzaro. Infine, gli studi di bioinformatica ed analisi di espressione genica sono stati svolti dal Laboratorio di Bioinformatica dell’Università Magna Graecia diretto dal Prof. Pierangelo Veltri», conclude Torella.

Lo studio, pubblicato su Nature, è stato finanziato dal Fondo Ricerca Finalizzata 2012 del Ministero della Salute, e dal PRIN2015 del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca di cui il Prof. Torella è Responsabile Scientifico.

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Alcuni ricercatori sembrano aver compreso un sintomo apparentemente insospettabile che invece pare essere collegato con l’infarto

 [1] Scoperto il 'kit' necessario per la rigenerazione del cuore – Università degli studi Magna Grecia