9 marzo 2021
Aggiornato 07:30
Vaccino contro il cancro

Scienziati scoprono il primo vaccino che potrebbe prevenire i tumori

Alcuni scienziati americano hanno messo a punti un vero e proprio vaccino che potrebbe prevenire (e curare) il cancro

Un’altra eccezionale scoperta in campo oncologico. Questa volta è stata resa possibile grazie a numerosi studi e test condotti dagli scienziati della Stanford University. La loro idea – per altro sorprendentemente efficace – è stata quella di sfruttare le staminali pluripotenti indotte. Con queste, sono riusciti a dar vita a un vaccino unico al mondo in grado di prevenire la comparsa del tumore o, nel caso, di eliminarlo naturalmente.

Forte risposta immunitaria
Il vaccino prodotto dagli scienziati americani, guidati dal professor Joseph Wu, è stato realizzato grazie alle staminali pulirpotenti indotte e ha lo scopo di scatenare una forte risposta immunitaria contro diversi tipi di tumore. Al momento si è dimostrato efficace con quelli della pelle, dei polmoni e del seno. «Abbiamo appreso che le cellule staminali pultipotenti (iPS) sono molto simili sulla loro superficie alle cellule tumorali», ha dichiarato Wu, direttore dello Stanford's Cardiovascular Institute e professore di medicina cardiovascolare e di radiologia.

Stadio simil-embrionale
I ricercatori della Stanford University sono riusciti a riprogrammare le cellule adulte a uno stadio simil-embrionale e sono diventate dei veri e propri detector tumorali. «Queste cellule, come componente del nostro vaccino proposto, hanno forti proprietà immunogeniche che provocano una risposta immunitaria specifica per il sistema, specifica per il cancro», ha dichiarato Nigel Kooreman, autore principale dello studio. «Riteniamo che questo approccio abbia un potenziale clinico entusiasmante». Il vaccino sembra essere stato così efficace da prevenire anche le recidive nei topi sottoposti durante la sperimentazione. Il nuovo farmaco, a base di cellule staminali pluripotenti iPs è stato, al momento, testato su 75 animali.

I risultati
Dai risultati si è potuto evidenziare come 4 settimane successive al trattamento, il 70% degli animali è stato in grado di rigettare tutte le cellule del cancro al seno introdotte nel loro corpo. Una percentuale più bassa (30%), invece, ha presentato tumori ridotti. Risultati simili sono stati ottenuti anche con le cellule del tumore al polmone e alla pelle. Le staminali, quindi, sono state in grado di «innescare il sistema immunitario per eradicare le cellule tumorali».

Ancora più potente
Per migliorarne l’efficacia, i ricercatori hanno combinato l’azione delle staminali pulirpotenti con un potenziatore di immunità. In sostanza, si tratta di alcuni frammenti di DNA batterico denominato CpG. Questo componenti sono noti da tempo come antagonisti dei tumori e considerati sicuri dalla scienza. «Quello che ci ha sorpreso di più è stata l’efficacia del vaccino iPS nella riattivazione del sistema immunitario per colpire il cancro. Questo approccio può avere un potenziale clinico per prevenire la recidiva del tumore o per colpire le metastasi a distanza», ha dichiarato Joseph C. Wu.

Cosa hanno in comune le cellule pluripotenti con i tumori
Wu e Kooreman si sono chiesti esattamente in che misura l'iPS e le cellule tumorali assomiglino tra loro. Durante le loro ricerche hanno scoperto che entrambe condividono le proteine che si trovano ​​sulle loro superfici (epitopi), queste potrebbero servire come obiettivi per il sistema immunitario. Per verificare se tutto ciò era possibile, hanno diviso i topi da sperimentazione in quattro gruppi. Al primo è stata iniettata una soluzione di controllo, al secondo cellule iPS irradiate per prevenire la formazione di teratomi (tumori benigni), il terzo un agente immunostimolante e il quarto una combinazione di cellule iPS con l’immunostimolante. Tutti i topi hanno ricevuto una iniezione, una volta a settimana, per un mese. Al termine, a tutti i topi è stata impianta una linea cellulare di cancro al seno. Solo una settimana dopo tutti i topi avevano sviluppato tumori nel sito di iniezione. Nel gruppo di controllo erano di grandi dimensioni, mentre in quelli che hanno ricevuto l’immunostimolante più l’iPS erano più piccoli già in partenza. D’altro canto, chi aveva avuto l’iniezione con cellule iPS, aveva attivato le cellule T in maniera tale che bloccassero anche i teratomi. Ciò ha dimostrato che il sistema immunitario riconosceva gli epitopi condivisi tra le cellule del cancro al seno e le iPS. «Questo approccio è particolarmente potente perché ci permette di esporre il sistema immunitario a molti epitopi specifici del cancro contemporaneamente», afferma Kooreman. «Una volta attivato, il sistema immunitario è in allerta per individuare i tumori mentre si sviluppano in tutto il corpo».

Cellule riprogrammate
Secondo i ricercatori è possibile che in futuro non troppo lontano le cellule del sangue o della pelle di molti pazienti potranno essere riprogrammate con le iPs somministrandole con un vaccino antitumorale. Potrebbero anche essere utilizzate dopo che il paziente è stato sottoposto a chemioterapia, radioterapia o chirurgia. «Quando abbiamo immunizzato un animale con cellule iPS geneticamente compatibili, il sistema immunitario era predisposto a rifiutare lo sviluppo di tumori in futuro. In attesa di replica negli esseri umani, i nostri risultati indicano che queste cellule potrebbero un giorno servire come un vero vaccino contro il cancro specifico per il paziente». «Anche se resta ancora molto da fare, il concetto stesso è piuttosto semplice. Prenderemo il tuo sangue, creeremo le cellule iPS e quindi inietteremo le cellule per prevenire futuri tumori. Sono molto entusiasta delle possibilità future», conclude Wu. La ricerca è stata pubblicata su Stem Cell.

[1] Induced pluripotent stem cells could serve as cancer vaccine - Stanford University School of Medicine