Salute | Immunoterapia

Nuova svolta nella terapia anticancro: ecco il vaccino che elimina il 97% dei tumori

Un nuovo vaccino potrebbe rappresentare la svolta decisiva per il trattamento del cancro: guarisce con una sola iniezione

Il vaccino contro tutti i tipi di cancro
Il vaccino contro tutti i tipi di cancro (Shutterstock.com)

Un’ottima notizia per tutti i pazienti affetti da varie forme cancerogene. Un team di scienziati, infatti, sembra essere riuscito a mettere a punto un vaccino che potrebbe cambiare la storia dell’oncologia. Il farmaco – oltre a non danneggiare le cellule sane – sembra essere un buon candidato per combattere varie forme neoplastiche. E i primi risultati, per ora condotti solo su modello animale, si sono dimostrati altamente efficaci. Ecco perché.

Applicazione locale
Ciò che contraddistingue questa terapia è la modalità di somministrazione che avviene per lo più in maniera localizzata ma che interessa l’intero organismo. I ricercatori, infatti, hanno testato piccole quantità di agenti cancerogeni direttamente in sede tumorale, ottenendo una terapia veloce, indolore e dal basso costo. Gli scienziati, infatti, ritengono che difficilmente causerà effetti collaterali negativi nel paziente.

Una singola iniezione
A differenza della chemioterapia che oltre a distruggere le cellule sane, è una cura molto lunga che va protratta nel tempo, il nuovo vaccino consiste in una singola dose. «il nostro approccio consiste in una singola iniezione di piccole quantità di due sostanze che stimolano le cellule immunitarie solo nel tumore stesso». Pare che il metodo sia stato in grado di eliminare qualsiasi traccia di cancro nell’organismo dopo una sola dose.

Efficace nella maggior parte dei tipi di tumori
In seguito ai test condotti dagli scienziati, è emerso che il nuovo vaccino potrebbe essere efficace nella maggior parte dei tipi di cancro, compresi quelli con metastasi distanti e non trattabili. Il team di ricerca è stato coordinato dal dottor Ronald Levy e ha sfruttato l’azione di particolari agenti che potrebbero essere utilizzati immediatamente in sostituzione delle terapie tradizionali. «Questo approccio ignora la necessità di identificare i target immunitari specifici del tumore e non richiede l'attivazione all'ingrosso del sistema immunitario o la personalizzazione delle cellule immunitarie di un paziente».

Semplice da produrre
Oltre ad essere altamente efficace, il nuovo metodo sembra essere anche molto meno costoso della tradizionale terapia genica – come la tecnica CAR-T. Ciò che più ha stupito i ricercatori, inoltre, è la semplicità di utilizzo. Durante il loro studio, infatti, si sono accorti che dopo aver iniettato in sede tumorale il farmaco, anche tutte le metastasi erano sparite velocemente. Il sistema ha funzionato con molti tipi di cancro tra cui anche quello al seno, al colon, i linfomi e il melanoma.

Il corpo non comprende la minaccia
In situazioni normali le cellule T del sistema immunitario dovrebbero arrestare le proteine anomale prodotte dalla cellule cancerosa. Ma spesso accade che il sistema immunitario non le riconosca come minaccia per l’organismo – come potrebbe essere un virus – e quindi non le attacca. Il vaccino, invece, risveglia le cellule T, amplificando l'espressione di un recettore attivante chiamato OX40. Quest’ultimo fa parte dei tanti recettori del fattore di necrosi tumorale. Il secondo agente utilizzato è un anticorpo che si lega a OX40 in grado di mobilitare le cellule T contro quelle tumorali. In questo modo le cellule T sono in grado di colpire le cellule cancerose ed eliminare completamente il cancro.

Prove sull’uomo
Visto i sorprendenti risultati ottenuti su modello animale, lo scorso mese è stato avviato uno studio clinico per testare l’efficacia dei trattamenti in pazienti (umani) affetti da linfomi. Di questi, due agenti immunitari utilizzati nello studio, uno è già stato approvato per l’uso sull’essere umano. Infine, non possiamo non ricordare le ultime parole dei ricercatori: «non penso ci sia un limite al tipo di tumore che possiamo potenzialmente trattare, purché sia stato infiltrato dal sistema immunitario», conclude il professore di oncologia, il dottor Ronald Levy.