13 dicembre 2018
Aggiornato 16:00

Premio Nobel per l’immunoterapia: decisivo il contributo dell’Italia. Ecco come e perché

Lotta ai tumori: all'Istituto Pascale di Napoli più di 2.000 pazienti trattati con l’immunoterapia. Ma è stato decisivo il contributo dell’Italia agli studi con i farmaci scoperti dai premi Nobel
Immunoterapia
Immunoterapia (Photos | shutterstock.com)

Da quando è arrivata l’immunoterapia nel trattamento del cancro c’è stata una vera a propria rivoluzione. I pazienti hanno così potuto beneficiare di una terapia con molti meno effetti collaterali e una maggiore efficacia. «L’immunoterapia è un vero e proprio tsunami nella lotta contro il cancro e il Premio Nobel assegnato a James Allison e a Tasuku Honjo per i loro studi su questa arma fotografa la portata di questa rivoluzione – sottolinea il prof. Paolo Ascierto, Presidente della Fondazione Melanoma e Direttore Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto ‘Pascale’ di Napoli – L’Italia ha contribuito in maniera decisiva alle ricerche che hanno permesso di rendere disponibili le terapie immunoterapiche ai pazienti colpiti da tumori in fase molto avanzata. Basta pensare che all’Istituto ‘Pascale’ di Napoli, dal 2006 a oggi, abbiamo trattato con queste armi circa 2.000 pazienti».

l ruolo dell’Italia
Nelle sperimentazioni sull’immunoterapia, iniziate 12 anni fa, il ruolo dell’Italia è stato decisivo. «Questi trattamenti – spiega il prof. Ascierto – stimolano il sistema immunitario ad attivare i linfociti T, potenti globuli bianchi che a loro volta identificano e distruggono le cellule tumorali per prevenire la diffusione della malattia. Il melanoma ha rappresentato il modello ideale per verificare l’efficacia della immunoterapia. Innanzitutto, perché si tratta di un tipo di neoplasia relativamente facile da analizzare, grazie a una biopsia cutanea. Abbiamo potuto studiarne a fondo le caratteristiche immunologiche e, proprio nel melanoma, sono stati individuati per la prima volta gli antigeni, cioè i bersagli della risposta immunologica presenti sulle cellule tumorali. Inoltre – prosegue l’esperto – fino a pochi anni fa, non esistevano terapie realmente efficaci nel melanoma metastatico».

Vivi a 10 anni
«La prima molecola immunoterapica approvata, ipilimumab, ha dimostrato risultati importanti: il 20% delle persone colpite dalla malattia in fase metastatica è vivo a 10 anni dalla diagnosi – conclude Ascierto – Ulteriori passi in avanti oggi sono stati compiuti grazie ad altre due molecole anti-PD-1, nivolumab e pembrolizumab. Inoltre, con la combinazione di nivolumab e ipilimumab la metà dei pazienti potrebbe risultare viva a 10 anni. E gli studi dei due ricercatori a cui è stato assegnato il Premio Nobel hanno costituito le basi su cui si fonda il funzionamento di queste terapie».