16 dicembre 2018
Aggiornato 18:30

I farmaci immunoterapici potrebbero far dire addio alla chemioterapia. Ecco perché

Medici sbalorditi di fronte ai risultati ottenuti. I trattamenti immunoterapici potrebbero evitare per sempre l’utilizzo della chemioterapia.

L'immunoterapia combatte il cancro senza chemio
L'immunoterapia combatte il cancro senza chemio (Ci Photos | Shutterstock)

Il cancro è una malattia che fa paura. Molta paura. E non solo perché i tassi di mortalità sono ancora alti ma perché, troppo spesso, le cure spaventano più della patologia stessa. Quando si pensa a un tumore, infatti, lo si associa subito a una parola che fa venire i brividi al solo pronunciarla: chemioterapia. Eh sì, perché se da un lato – forse – salva molte vite umane, dall’altro provoca effetti così devastanti che chiunque farebbe di tutto per evitarla. Ma numerosi studi hanno evidenziato come l’immunoterapia, da sola, possa essere un trattamento valido ed efficace contro alcuni tipi di cancro. Questa soluzione è stata sperimentata nel tumore al colon e al seno e ora, anche per quelli allo stadio avanzato della testa e del collo.

Si vive di più e si soffre meno
Forse presto molti pazienti oncologici potranno evitare gli effetti devastanti della chemioterapia. Si tratta di una terapia obsoleta se paragonata alla nuova immunoterapia o, ancor meglio, alla tecnica car-t cell. A differenza della chemio, queste due terapie, non uccidono le cellule sane ma, al contrario, offrono al sistema immunitario gli strumenti (anticorpi) per combattere la malattia. E, dai risultati ottenuti da un nuovo studio, è emerso che alcuni farmaci di nuova concezione permettono a un paziente di vivere almeno il 40% in più rispetto alla tanto temuta chemio e con effetti collaterali davvero minimi.

Tumori nascosti?
Il problema principale, quando si parla di un tumore, è che il nostro organismo – nel momento in cui insorge la malattia – non è in grado di riconoscere le cellule cancerose e quindi combatterle come farebbe con qualsiasi altra patologia. D’altro canto, l’immunoterapia permette di rendere i tumori visibili dal nostro sistema di difesa e di debellarli. Purtroppo, la scelta d’elezione è sempre stata la chemioterapia, mentre gli immunoterapici sono stati utilizzati come terapia di supporto. Ma crescenti prove dimostrano che dovrebbe essere utilizzata come primo trattamento.

Lo studio
Per arrivare a simili conclusioni, gli scienziati hanno preso in esame 882 pazienti affetti da tumori della testa, del collo, della bocca, della gola e della laringe allo stadio avanzato. Dai risultati è emerso che chi utilizzava un noto immunoterapico (pembrolizumab) – oltre a non avere effetti collaterali devastanti – viveva in media 15 mesi, rispetto agli 11 della chemioterapia. Gli effetti avversi di un certo rilievo sono stati sperimentati solo dal 17% dei volontari, mentre la chemioterapia ha prodotto gravi danni in quasi il 70% dei pazienti. Inoltre, i tumori nei soggetti che avevano fatto la chemio sono ricresciuti circa cinque mesi dopo, mentre chi assumeva l’immunoterapico non assisteva a recidive prima dei 21 mesi. Stiamo parlando di una durata quattro volte superiore.

Risultati incredibili
«Non potevamo crederci quando abbiamo visto i risultati. Il nostro studio ha dimostrato che l'immunoterapia pembrolizumab, da sola, è migliore di una tripla cura aggressiva formata da due tipi di chemioterapia più un farmaco mirato come trattamento di prima linea per il tumore avanzato della testa e del collo. Nessuno di noi si aspettava che pembrolizumab da solo funzionasse così bene nei pazienti - e aumenta la prospettiva che potremmo risparmiare del tutto la chemioterapia alla gente. Lo studio potrebbe avere importanti implicazioni per il trattamento dei tumori avanzati della testa e del collo, facendo passare l'immunoterapia da un'ultima risorsa al trattamento di prima linea. Il processo è ancora in corso, ma ci aspettiamo che alcuni pazienti continuino a vivere per anni più a lungo di quanto avrebbero fatto se avessero ricevuto una chemioterapia standard», spiega il professor Kevin Harrington, dell'Istituto per la ricerca sul cancro di Londra.

Non solo per i tumori della testa e del collo
E’ importante ricordare che Pembrolizumab viene utilizzato anche per la cura del cancro ai polmoni, del melanoma e del linfoma di Hodgkin. «Questo studio ha mostrato i benefici dell'immunoterapia nel tumore della testa e del collo, ma sono ottimista sul fatto che lo stesso valga per altri tumori. Siamo abituati a vedere l'immunoterapia sperimentata in pazienti che hanno esaurito altre opzioni, ma questo studio ha mostrato il suo vero potenziale come trattamento di prima linea più intelligente, più gentile e più efficace per il cancro, in cui si può avere il maggiore impatto sulla vita del paziente», conclude il professor Paul Workman. I risultati ottenuti sono stati presentati al congresso dell’European Society for Medical Oncology di Monaco.