15 dicembre 2018
Aggiornato 11:00

«Entro il 2050 sconfiggeremo i tumori con l’immunoterapia». Parola di premio Nobel

Il premio Nobel per la Medicina 2018, ritiene che entro il 2050 i tumori verranno completamente distrutti con l’immunoterapia

Entro il 205 tutti i tumori saranno sconfitti con l'immunoterapia
Entro il 205 tutti i tumori saranno sconfitti con l'immunoterapia (Ci Photos | Shutterstock)

Ancora trent’anni e, se tutto andrà come sperato, si potranno sconfiggere tutti i tumori con l’immunoterapia. È quanto recentemente dichiarato da Tasuku Honjo, professore dell'Università di Tokyo e premio Nobel per la Medicina 2018. Insomma, le prospettive sono senz’altro ottime ma, per ora, i malati di cancro dovranno ancora subire gli effetti devastanti della chemioterapia, anche se già oggi viene associata ad anticorpi monoclonali. Ecco cosa cambierà nei prossimi anni e le dichiarazioni di Honjo a Stoccolma.

Dove sono le difese immunitarie?
Teoricamente il nostro corpo sarebbe dotato di particolari difese immunitarie che ci consentirebbero di distruggere le cellule cancerose allo stadio iniziale. Spesso, però, non avviene così e il cancro riesce a crescere indisturbato nel nostro corpo a causa di una corruzione del nostro sistema di difesa. Eh sì, perché tutte le cellule che dovrebbero difenderci vengono silenziate da questa temibile malattia. L’immunoterapia, al contrario, ha lo scopo di risvegliare il sistema immunitario e combattere il cancro.

Il cancro sarà solo un ricordo?
Forse, nel 2050, il cancro sarà solo un ricordo o, per meglio dire, sarà più facile da curare. «Sono quasi sicuro che entro il 2050 tutte le forme di tumore potranno essere sconfitte con l'immunoterapia», ha dichiarato Honjo ai giornalisti mentre si trovava insieme ad James P. Allison, dell'Anderson Cancer Center – co-vincitore del premio Nobel. «Se non riusciremo a eliminare tutti i tumori, potremo comunque riuscire a bloccarli, impedendo loro di continuare a crescere».

La quarta arma contro il cancro
Honjo racconta di aver incontrato il suo collega, anch’esso pioniere dell’immunoterapia, nel 1982 – in Texas. Da quel momento hanno collaborato ma non si sono mai più incontrati. «Da allora non ci siamo più visti, ma nonostante questo fra noi non c'è mai stata competizione: le nostre ricerche sono andate avanti in modo complementare». Honjo racconta che ognuno ha seguito quella che riteneva la propria strada ma entrambi hanno fatto molti progressi. E oggi l’immunoterapia è considerata a tutti gli effetti la quarta arma per combattere il cancro, dopo chirurgia, radioterapia e chemioterapia.

Ingannare il cancro
Uno dei più importanti sviluppi nel campo dell’immunoterapia è avvenuto all’inizio degli anni novanta. In tale periodo Allison aveva scoperto una proteina denominata CTLA-4 che si trova nella superficie dei linfociti T. A quell’epoca si scoprì che bloccando l'attività di CTLA-4 avviene una up-regolazione del sistema immunitario, il quale comincerebbe a riconoscere le cellule tumorali, innescando la loro distruzione. Più o meno negli stessi anni anche Honjo fece una scoperta simile per quanto riguarda la proteina PD1.

Un campo promettente
«E' una strada che abbiamo aperto 20 anni fa e adesso un grande numero di persone in tutto il mondo lavora nel campo dell'immunoterapia. E' un campo molto promettente, ma ancora per un po' l'immunoterapia dovrà essere combinata con radioterapia e chemioterapia», spiega Honjo. Il quale sottolinea che «il sistema immunitario è la chiave della battaglia contro il cancro».