Salute | Immunoterapia

Tumore del rene, oltre 13mila nuovi casi nell'ultimo anno in Italia. Con le nuove terapie va meglio

Negli ultimi 5 anni c'è stato un aumento del 7% di nuovi casi di cancro del rene. Ma con le nuove terapie mirate migliora la sopravvivenza dei pazienti

Tumore al rene
Tumore al rene (Shutterstock.com)

MILANO – Sono ben 13.600 gli italiano colpiti da tumore del rene nel 2017. A essere sotto accusa sono gli stili di vita, con in particolare il vizio del fumo, con le sigarette ritenute nocive e pericolose anche per l’apparato urinario. Si calcola che più del 40% dei casi di tumore del rene che colpiscono gli uomini siano attribuibili al fumo. In totale sono 9.000 i maschi italiani colpiti dalla patologia (4.600 le donne). E nel nostro Paese il numero totale dei casi è aumentato del 7% in 5 anni.

I numeri del cancro e le differenze
Nel 2013 questa neoplasia faceva registrare 12.700 nuove diagnosi, mentre nel 2017 in totale ne sono state registrate 13.600. Forti sono anche le differenze riscontrate sull’intero territorio nazionale. I più colpiti risultano i cittadini del Centro-Nord rispetto a quelli del Sud. Nelle Regioni del Mezzogiorno l’incidenza è infatti del 43% inferiore tra gli uomini e del 40% tra le donne. Sono questi alcuni dei dati emersi dal convegno CA.RE.3.0 promosso da Ipsen Spa e che si è svolto al Teatro Vetra di Milano. Per due giorni la città lombarda è diventata la capitale della lotta al carcinoma renale e ha ospitato oltre 200 esperti che si sono ritrovati per fare il punto sullo stato dell’arte nella lotta alla malattia: dalla prevenzione primaria alle novità terapeutiche, dall’approccio dello specialista ai casi più gravi alla diagnosi precoce.

Sette su dieci sconfiggono il male
«Oggi, sette pazienti su dieci riescono a sconfiggere la neoplasia – spiega il prof. Giario Conti primario di Urologia all'Ospedale S.Anna di Como e Segretario Nazionale della Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO) – E’ un buon dato che evidenzia nuovamente l’ottima assistenza che riusciamo a garantire a tutti quegli italiani che sono alle prese con una malattia sempre più diffusa. Resta però ancora molta strada da percorre soprattutto per quanto riguarda l’aumento del numero di diagnosi precoci. Quando riusciamo a individuare in fase iniziale la patologia, la metà dei pazienti guarisce – prosegue l'esperto – Purtroppo ancora un terzo dei casi sono scoperti occasionalmente, anche perché il carcinoma resta clinicamente silente per la maggioranza del suo corso. Molto importanti risultano quindi gli stili di vita sani per evitare l’insorgenza della malattia. Oltre a non fumare, bisogna seguire una dieta sana ed equilibrata e tenere sotto controllo il peso corporeo. I chili di troppo sono responsabili di un quarto di tutte le neoplasie al rene registrate in Europa».

Le nuove armi per combattere il cancro al rene
Al convegno di Milano ampio spazio è stato dato anche alle nuove armi a disposizione degli specialisti. «Per questa forma di cancro non possiamo contare su terapie tradizionali come chemioterapia e radioterapia perché si sono dimostrate poco efficaci – sostiene il prof. Giuseppe Procopio, Responsabile dell’Oncologia Medica genitourinaria della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano – Una delle più importanti novità è rappresentata da cabozantinib, molecola che appartiene alla classe di farmaci detti inibitori della crescita tumorale. E’ in grado di inibire i vasi sanguinei che irrorano la neoplasia. Gli ultimi studi hanno dimostrato che riesce a migliorare i parametri di efficacia più importanti: sopravvivenza globale, sopravvivenza libera da progressione e tasso di risposta obiettiva. Il farmaco oggi è disponibile anche nel nostro Paese».

Anche se non è classificato come big killer
Nel nostro Paese il tumore del rene non è classificato come uno dei cinque big killer. «Ciò non deve indurci a credere che sia una patologia oncologica di secondaria importanza – aggiunge il prof. Procopio – In Italia, infatti, sono oltre 130mila le persone che vivono con una diagnosi e il loro numero è in aumento così come l’incidenza. Per anni è stata una malattia orfana di trattamenti attivi e per quei pazienti che presentavano metastasi l'aspettativa di vita era davvero bassa. Nel corso degli ultimi due decenni grazie alla ricerca medico-scientifica la situazione è radicalmente cambiata. E’ aumentata esponenzialmente la nostra conoscenza sulla biologia di questa forma di cancro. Adesso sappiamo che lo sviluppo dipende molto dall’ angiogenesi e cioè da quel meccanismo che porta a formare una rete di vasi intorno alla massa tumorale. Questo ci ha permesso di sviluppare una nuova classe di farmaci efficaci come cabozantinib».