10 dicembre 2018
Aggiornato 02:30

Tubercolosi, individuato il meccanismo con cui il micobatterio neutralizza le difese immunitarie

Lo studio getta le basi per nuovi approcci terapeutici contro la malattia. La vitamina C aumenta l'efficacia dei farmaci contro la Tbc
Tubercolosi
Tubercolosi (Shutterstock.com)

ROMA – I ricercatori dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) hanno condotto uno studio in cui si è individuato uno dei metodi con cui il batterio della Tubercolosi – il Mycobacterium tuberculosis (Mtb) – è in grado di sfuggire al sistema immunitario. I risultati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Plos Pathogens.

Il processo sotto accusa
Il team di ricerca ha scoperto qual è il meccanismo che questo micobatterio sfrutta per sfuggire ai trattamenti. Nello specifico, si legge nel comunicato ISS, i ricercatori hanno osservato come «una piccola molecola di RNA non codificante - miR-155 - blocca l’espressione di ATG3, una proteina importante per la distruzione del Mtb da parte della cellula infetta. Questa proteina è, infatti, coinvolta in un processo cellulare chiamato autofagia che ha il compito di degradare e distruggere microrganismi patogeni oltre a organelli intracellulari danneggiati. L’induzione di miR-155 nella cellula infettata da Mtb, bloccando l’autofagia, non consente l’attivazione di una corretta risposta immunitaria e, quindi, l’eliminazione del micobatterio».

Il batterio sovvertitore
I risultati dello studio confermano quelli ottenuti in precedenti ricerche, pubblicate sempre dal gruppo guidato dalla dott.ssa Eliana M. Coccia, primo ricercatore del reparto di Immunologia del Dipartimento di Malattie Infettive (ISS), secondo cui il micobatterio della tubercolosi sovverte la risposta immunitaria bloccando l’autofagia, e pertanto la sua degradazione.
«Aver dimostrato che piccole molecole di RNA come miR-155 siano in grado di alterare profondamente la risposta contro questo patogeno – spiega la dott.ssa Coccia – apre la strada a nuove strategie terapeutiche mirate a potenziare il processo autofagico».

Lo studio
Questa nuova ricerca nasce come progetto multicentrico che coinvolge come capofila l’ISS oltre al team di Gian Maria Fimia presso l’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani e il gruppo di Riccardo Manganelli presso l’Università di Padova – riporta il comunicato. Questo studio, oltre a descrivere un nuovo meccanismo alla base della malattia, suggerisce l’utilizzo di molecole antagoniste del miR-155 (antagomiR-155) come approccio terapeutico innovativo per 'riparare' il processo autofagico nelle cellule infette. «Una possibile strategia anti-tubercolare basata sull’antagomiR-155 – sottolinea Marilena P. Etna, giovane ricercatrice del team ISS – rientrerebbe inoltre tra gli approcci 'host-directed', che hanno come vantaggio quello di intervenire su un meccanismo cellulare dell'ospite e non direttamente su Mtb, rendendo così il patogeno incapace di sviluppare una resistenza verso tale terapia».

Le future terapie
«Non è pertanto inverosimile immaginarsi che, in un futuro non troppo lontano, le terapie basate su antagomiR, già sperimentate in campo oncologico e per alcune malattie croniche, possano rappresentare una nuova soluzione anche per la lotta contro questo batterio magari in combinazione con le attuali terapie antibiotiche», conclude Eliana M. Coccia.
Questo studio è stato possibile grazie ai finanziamenti del Ministero della Salute (RF-2010-235199).

La vitamina C potenzia l'effetto dei farmaci
Uno studio pubblicato di recente su Antimicrobial Agents and Chemotherapy, mostra che l'aggiunta di vitamina C ai farmaci di prima linea contro la tubercolosi potrebbe ridurre il tempo di trattamento della malattia infettiva rendendo la cura più efficace. «Grazie agli studi su topi e colture tissutali crediamo che l'assunzione di vitamina C, in aggiunta ai farmaci per la tubercolosi, possa ridurre il lungo periodo che solitamente questi farmaci da soli impiegano per sradicare il Mycobacterium tuberculosis – spiega Catherine Vilchèze del Department of Microbiology & Immunology, Albert Einstein College of Medicine, Bronx, NY – La vitamina C, composto economico e non tossico, potrebbe essere facilmente aggiunta ai farmaci per la tubercolosi, migliorando sostanzialmente l'esito della terapia, e ciò avrebbe un impatto significativo sulla comunità mondiale della tubercolosi».

Abbreviare il trattamento per ottenere migliori risultati
Proseguire per molto tempo con un trattamento farmacologico della tubercolosi può provocare la comparsa di una resistenza ai farmaci. Al contrario, ridurre il tempo della durata del trattamento potrebbe migliorare significativamente la terapia e prevenire la resistenza ai farmaci. «Per sradicare il batterio – sottolinea la dott.ssa Vilchèze – è necessario un tale trattamento a lungo termine perché potrebbero formarsi delle cellule persistenti, cellule dormienti che risultano praticamente impermeabili agli antimicrobici».