18 settembre 2018
Aggiornato 19:30

Ami una «vita spericolata»? Scienziati scoprono l’interruttore «Vasco» nel cervello

Alcuni scienziati scoprono una sorta di interruttore che ci fa prendere le decisioni senza tener conto delle possibili conseguenze
L'interruttore della vita spericolata
L'interruttore della vita spericolata (Shutterstock.com)

«Voglio una vita spericolata, una vita come quelle dei film», cantava Vasco Rossi nel lontano 1983. Eppure sono molte le persone che ancor oggi, pur non conoscendo affatto questa vecchia canzone, sono sempre alla ricerca di una vita all’insegna dell’incoscienza. Queste persone, generalmente, vivono in situazioni border line rischiando continuamente di fare danni a se stessi e agli altri. Per questo motivo, alcuni scienziati hanno cercato qualche traccia di tale comportamento nel loro cervello: e pare proprio che l’abbiano trovata. Ecco l’interruttore «Vasco».

La spericolatezza cerebrale
Un gruppo di ricerca internazionale composto da scienziati italiani e svizzeri – tra cui neurochirurghi, bioingegneri e neurologi - sembra proprio aver trovato una struttura cerebrale in cui risiede l’incoscienza. E non quella tipica dell’età adolescenziale, bensì quella cronica che si evidenzia in tutte le età della propria via. Durante lo studio è emersa l’esistenza di una sorta di interruttore che è stato ribattezzato con il termine «Vasco».

Dipendenze comportamentali
Lo studio si è concentrato sull’osservazione di alcuni meccanismi che si evidenziano con molta probabilità nei pazienti affetti da Parkinson, in chi ha dei disturbi relativi al controllo degli impulsi, nelle persone che amano lo shopping compulsivo, le dipendenze, il gioco d’azzardo e il sesso continuo.

Lo studio
Durante lo studio gli scienziati hanno esaminato l’attività cerebrale di tutte le persone che soffrivano dei disturbi succitati con particolare riferimento a una struttura cerebrale denominata nucleo subtalamico. Quest’area viene presa in considerazione anche nel trattamento neurochirugico effettuato attraverso la stimolazione cerebrale profonda (Deep Brain Stimulation). Pare che tale nucleo si comporti in maniera diversa nelle persone spericolate piuttosto che quelle più normali.

Chi gioca d’azzardo ha l’interruttore Vasco
Gli scienziati hanno scoperto che le persone che tendono a giocare d’azzardo o hanno la tendenza a non preoccuparsi delle conseguenze, mostrano un’attività specifica a livello del nucleo subtalamico. Quest’ultimo, infatti, pare aiutare l’individuo a prendere decisioni relative al rischio che si corre agendo istintivamente. Tale scoperta, spiegano i ricercatori, potrebbe essere utilizzata per formulare opzioni terapeutiche anche nelle persone che soffrono di disturbi del controllo degli impulsi o sono affetti da gravi dipendenze.

Chi resiste alla tentazione?
«Abbiamo scoperto che, osservando l’attività cerebrale dei pazienti dipendenti da gioco d’azzardo siamo in grado di prevedere se riusciranno a resistere all’attrazione per il rischio nelle loro scelte future. I nostri studi adesso si dedicheranno a investigare l’origine di questo fenomeno, ma anche e soprattutto a capire come sviluppare terapie per aiutare la struttura che abbiamo studiato a svolgere la propria funzione di freno nel limitare i comportamenti patologici», ha dichiarato all’Adnkronos Salute, Alberto Mazzoni dell’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna.

Un significato antropologico
«Questo studio preliminare fornisce un paradigma di ricerca per esplorare i meccanismi cerebrali cruciali nella scelta delle corrette strategie comportamentali ai fini della sicurezza personale e sociale», spiega Luigi Romito, neurologo dell’Unità Operativa Neurologia 1, malattia di Parkinson e Disturbi del Movimento dell’Istituto Carlo Besta di Milano. «L’uomo si trova da sempre a decidere tra scelte rischiose che ne mettono in pericolo la sopravvivenza e comportamenti di tipo più prudente che tendono a salvaguardare la vita. Per questo motivo la nostra ricerca assume un significato fortemente antropologico», aggiunge Alberto Priori, direttore del Centro di Ricerca Aldo Ravelli per le terapie Neurologiche Sperimentali dell’Università di Milano.

La ricerca è stata condotta dagli scienziati dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, in collaborazione con l’École Polytechnique Fédérale de Lausanne, la Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, la Fondazione Irccs Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano e il Centro di Ricerca Aldo Ravelli dell’Università di Milano presso l’Asst Santi Paolo e Carlo di Milano.