30 marzo 2020
Aggiornato 17:30
Calano gli aborti in Italia

Grazie alla pillola del giorno dopo diminuiscono gli aborti

Calano nel 2016 gli aborti volontari in Italia del 3,1% rispetto al 2015. Il merito sarebbe anche della pillola del giorno dopo

Pillola del giorno dopo
Pillola del giorno dopo Shutterstock

ROMA – Scende in modo significativo il numero delle interruzioni volontarie di gravidanza (IVG). Nel 2016 ci sono stati 84.926 aborti volontari, con una riduzione del 3,1% rispetto al 2015. Un dato che si conferma per il terzo anno consecutivo al di sotto delle 100mila interruzioni l’anno. Questi i numeri riportati nella Relazione trasmessa al Parlamento il 29 dicembre 2017. Relazione che contiene i dati definitivi relativi al 2016 sull’attuazione della Legge 194/78 che stabilisce norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria della gravidanza.

Il monitoraggio
I dati elaborati e presentati sono stati raccolti dal Sistema di Sorveglianza Epidemiologica delle IVG, che vede impegnati l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), il Ministero della Salute e l’Istat da una parte, le Regioni e le Province autonome dall’altra. Il monitoraggio viene condotto a partire dai modelli D12 dell’Istat che devono essere compilati per ciascuna IVG nella struttura in cui è stato eseguito l’intervento. Dai dati emerge altresì che, rispetto all'anno 1982 in cui con le 234.801 interruzioni volontarie di gravidanza si era toccato il valore più alto in Italia, oggi si sono più che dimezzate.

La pillola del giorno dopo?
«La relazione – commentano Mirella Parachini, Filomena Gallo e Anna Pompili, dell'Associazione Luca Coscioni e dell'Associazione Medici italiani Contraccezione e Aborto (Amica) – attribuisce, almeno in parte, questo fenomeno alla eliminazione dell'obbligo di prescrizione medica per la contraccezione di emergenza ormonale, la pillola del giorno dopo e pillola dei cinque giorni dopo». Secondo le esperte, il Ministero della Salute dovrebbe eliminare «l'obbligo di prescrizione per le ragazze minorenni, permettendone la distribuzione gratuita nei consultori e nei poliambulatori», in virtù dell'aumento della vendita della pillola del giorno dopo. In Italia solo il 59,4% delle strutture con reparto di ostetricia pratica l'IVG, per cui accade ancora che ci siano situazioni a rischio e «fai da te». La Relazione, poi, mostra che vi sono soltanto 0,6 consultori ogni 20mila abitanti. «Ce ne dovrebbero essere 1 ogni 20mila abitanti. Inoltre, molte sedi di consultorio familiare sono servizi per l'età evolutiva o dedicati agli screening dei tumori e pertanto non svolgono attività connessa al servizio di interruzione volontaria di gravidanza», concludono le esperte.

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