2 dicembre 2020
Aggiornato 07:00
Escherichia Coli

Mare e sport acquatico: si aumenta il rischio di essere colpiti da batteri resistenti

Le persone che stanno a lungo in acqua o che praticano sport acquatici evidenziano maggior resistenza ai batteri Escherichia Coli

Purtroppo siamo arrivati al punto che tutti noi devono pagare un caro prezzo per aver dimenticato di prenderci cura dell’ambiente in cui viviamo. Anzi, a dirla tutta, per aver devastato il pianeta che da millenni ospita il genere umano. Così facendo siamo diventate noi stesse vittime delle nostre azioni: rischiamo di morire precocemente a causa dell’inquinamento. Ma non solo: possiamo anche perdere la vita per colpa di batteri che sono diventati resistenti a farmaci di cui abbiamo abusato e che, probabilmente, non erano poi così innovativi come sembrava inizialmente. In particolare pare che le persone più a rischio siano quelle che stanno spesso in acqua e praticano sport acquatici. Ecco il motivo.

Ami il surf? Stai attento!
Le persone che amano stare molto in acqua o chi pratica sport come surf o bodyboard, potrebbe avere un rischio aumentato di contrarre infezioni causate da batteri resistenti. In particolare sembra che le possibilità di ingerire batteri come l’Escherichia Coli sia superiore di almeno tre volte, secondo quanto è emerso da una nuova ricerca condotta dagli scienziati dell'Università di Exeter.

10 volte più acqua marina dei nuotatori
Secondo i ricercatori, chi pratica sport acquatici ingerisce almeno 10 volte più acqua marina dei nuotatori rendendoli, di fatto, molto più vulnerabili ai batteri Escherichia Coli. Gli scienziati dicono di aver trovato surfisti con un aumento di almeno 4 volte delle probabilità di ospitare germi patogeni inclini alla resistenza antibiotica a causa di una mutazione genetica. E questo, a detta degli scienziati è molto preoccupante perché i geni possono essere trasmessi da batterio a batterio, diffondendo la capacità di resistere ai farmaci di uso comune.

Resistenza batterica
«La resistenza antimicrobica è stata riconosciuta a livello mondiale come una delle più grandi sfide per la salute del nostro tempo, e ora c'è una crescente attenzione su come la resistenza può essere diffusa attraverso i nostri ambienti naturali», ha spiegato Anne Leonard, dell'Università di Exeter. «Un trattamento con cefotaxime - un antibiotico comunemente usato, clinicamente importante e precedentemente prescritto per uccidere i batteri di Escherichia Coli - ha dimostrato che i batteri hanno acquisito geni che consentono loro di sopravvivere a questo trattamento».

Lo studio
Per arrivare a simili conclusioni, gli scienziati hanno messo a confronto campioni fecali di 300 surfisti e persone che non praticavano alcuno sport acquatico. Questo aveva lo scopo di valutare se l’intestino dei surfisti contenevano batteri Escherichia Coli in grado di crescere bene anche in presenza di cefotaxime. Dai risultati, pubblicati su Environment International, si è potuto evidenziare come il 9% delle persone che praticavano sport acquatici erano stati colonizzati da batteri resistenti. La probabilità scendeva a un massimo del 3% per i non surfisti. Insomma, più si trascorre del tempo in acqua, maggior è il rischio.