15 novembre 2018
Aggiornato 23:30

Infezioni ospedaliere, sono 700mila ogni anno in Italia. Cosa sta succedendo?

Gli esperti riuniti per il II Congrsso Waidid lanciano l’allarme infezioni ospedaliere: sono in preoccupante aumento, ma il 30% di queste sarebbe prevenibile
Infezioni ospedaliere
Infezioni ospedaliere (sfam_photo | shutterstock.com)

Gli esperti riuniti in occasione del II congresso Waidid di Milano – appuntamento mondiale sulle Malattie Infettive e i Disturbi immunologici – lanciano un monito: in Italia, dal 5 all’8% dei soggetti ricoverati contrae un’infezione ospedaliera, con un incidenza parti a 700mila infezioni contratte ogni anno su una media di 9 milioni di ricoveri. L’Italia ai primi posti per la resistenza batterica agli antibiotici. Una situazione che provoca la morte di oltre 7.000 persone (l’1%) di coloro che contraggono un’infezione in ospedale o clinica.

Le infezioni più frequenti
Tra coloro che si ammalano in ospedale, le infezioni più frequenti sono quelle urinarie, seguite da infezioni post-operatorie, polmoniti e sepsi – riporta la nota di Waidid. Di queste, si stima che circa il 30% sia potenzialmente prevenibile, paria 135.000-210.000 casi [1]. Tra le principali cause, infatti, la decontaminazione non corretta e l’abuso di antibiotici con conseguente aumento dell’antibiotico-resistenza.

La resistenza agli antibiotici
Quello della resistenza agli antibiotici da parte dei batteri è un fenomeno alimentato da un uso inappropriato di questi farmaci. Basti pensare che quasi nel 50% dei casi in cui sono prescritti non risultano necessari, come spesso capita nel caso dell’influenza. A questo proposito, il 15% degli italiani considera erroneamente utile l’antibiotico per bloccare l’influenza e, in generale, le infezioni virali. «Il vaccino antinfluenzale – evidenzia la prof.ssa Susanna Esposito, Presidente WAidid e ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Perugia – potrebbe prevenire gran parte dei casi di influenza, limitando non poco l’eventualità di un ricovero ospedaliero per quei soggetti a rischio di complicanze. I bambini fino ai 5 anni di età, gli anziani sopra i 64 anni e i malati cronici di tutte le età, infatti, sono a rischio di contrarre forme di influenza particolarmente gravi che richiedono il ricovero ospedaliero. Ogni anno le complicanze dell’epidemia influenzale comportano l’utilizzo di una rilevante quantità di antibiotici, non sempre necessaria e spesso dannosa».

Italia maglia nera
L’Italia, purtroppo, è ai primi posti in Europa per antibiotico-resistenza. Le specie di microrganismi più spesso responsabili di infezioni ospedaliere gravi e potenzialmente fatali sono oggi i bacilli Gram negativi. Nel nostro Paese la percentuale di Escherichia coli resistenti alle cefalosporine è del 30%. Ancora più preoccupante Klebsiella pneumoniae, con quasi il 60% di ceppi resistenti alle cefalosporine di terza generazione ed il 30% di ceppi resistenti ai carbapenemi. Allarmante infine Acinetobacter baumanii, la cui percentuale di resistenza combinata ad aminoglicosidi, fluorochinoloni e carbapenemi supera il 50%.

La resistenza agli antibiotici rende i batteri insensibili a questi farmaci e, nello stesso tempo, riduce le possibilità di trattamenti efficaci – prosegue la nota. Questo fenomeno tende a essere particolarmente rilevante tra i batteri responsabili delle infezioni nosocomiali, dove si fa tipicamente più uso di antibiotici, e rende molto più complicato il trattamento di queste infezioni, allungando tempi di degenza, quindi costi per il SSN (In Italia circa 1 miliardo di euro all’anno), oltre ad aumentare il rischio per il paziente.

Potenziare la prevenzione delle infezioni
«La prevenzione delle infezioni ospedaliere – ha aggiunto Francesco Menichetti, Presidente Gruppo Italiano per la Stewardship Antimicrobica (GISA) – va potenziata con azioni di ‘infection control’, ovvero attraverso le buone pratiche assistenziali, come per esempio il lavaggio delle mani, il rispetto dell’asepsi nelle procedure invasive, la disinfezione e la sterilizzazione dei presidi sanitari, che in Italia purtroppo non sono sempre rispettate. Le azioni preventive sono determinanti, ma richiedono progetti educazionali specifici e strumenti di verifica efficaci. I nuovi antibiotici, efficaci per curare queste gravi infezioni, sono purtroppo pochi e non di rapido e facile accesso. La necessità urgente di questi nuovi farmaci, potenzialmente salvavita, impone una revisione delle regole (scheda AIFA, prescrizione specialistica) che non vada verso una insensata liberalizzazione, bensì consideri procedure che permettano l’accesso rapido da parte di quegli specialisti che trattano pazienti con infezioni gravi».
A contrastare, dunque, la resistenza antibiotica non solo la ricerca di nuove molecole che riescano a impedire i meccanismi di resistenza dei batteri multi-resistenti, ma anche il potenziamento delle strategie di controllo delle infezioni, la sorveglianza, il buon uso degli antibiotici in ambito ospedaliero e territoriale. Non può mancare, infine, il coinvolgimento delle Istituzioni ed un importante investimento in formazione ed educazione del personale sanitario.

Bibliografia
1. http://www.epicentro.iss.it/problemi/infezioni_correlate/epid.asp