19 dicembre 2018
Aggiornato 16:30

C’è un batterio letale che vive sulla nostra pelle. Ecco cosa può causare e perché

Un batterio letale vive naturalmente e indisturbato sulla nostra pelle. È lo Staphylococcus epidermidis. In genere è innocuo, ma può causare infezioni resistenti agli antibiotici, anche letali

Sulla pelle vive un batterio come lo Staphylococcus epidermidis
Sulla pelle vive un batterio come lo Staphylococcus epidermidis (Tharakorn | shutterstock.com)

Forse non tutti lo sapevano, ma sulla nostra pelle vive naturalmente, e indisturbato, un batterio il cui nome scientifico è Staphylococcus epidermidis. Nella maggioranza dei casi, questo batterio è del tutto innocuo. Tuttavia, può trasformarsi in agente patogeno e causare una tra le più pericolose infezioni post-chirurgiche – questo perché diviene un batterio resistente agli antibiotici.

La scoperta
Ad aver scoperto questa inaspettata faccia dello Staphylococcus epidermidis è un nuovo studio appena pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Communications condotto dai ricercatori del Milner Centre for Evolution presso l’Università di Bath, nel Regno Unito.

Come il batterio diviene letale
Il team di scienziati, guidati dal dottor Sam Sheppard, hanno raccolto campioni biologici di pazienti colpiti da infezione in seguito a un intervento di protesi d’anca o di ginocchio oppure per fissazione di una frattura. Per confronto, hanno anche eseguito un tampone batterico cutaneo su alcuni soggetti sani. Dopo di che, i ricercatori hanno analizzato gli interi genomi, per poi confrontare la variabilità genetica dei ceppi batterici raccolti con i tamponi sui soggetti con l’infezione e quelli dei soggetti sani (o di controllo). Dalle analisi si sono scoperti, nei batteri associati alle infezioni, 61 geni che invece non erano presenti nella maggior parte dei campioni prelevati dai soggetti sani. Gli autori hanno determinato che sono proprio questi geni ‘in più’ che rendono il batterio protetto dagli attacchi del sistema immunitario e promuovono la formazione di un biofilm che lo rende resistente agli antibiotici. In sostanza, sono questi geni ‘alieni’ a rendere patogeno un batterio che di natura sarebbe innocuo.

Prevenire il problema
Grazie alla scoperta di questo studio, i ricercatori ora sperano di avere i mezzi per comprendere il perché alcuni ceppi di S. epidermidis divengono in determinate circostanze causa di malattie. Questo permetterebbe di scoprire in anticipo quali pazienti sono a maggior rischio d’infezione dopo un intervento. «Lo Staphlococcus epidermidis è un batterio letale in piena vista: nella pratica clinica, è sempre stato ignorato e spesso si presume che sia frutto di una contaminazione dei campioni di laboratorio oppure viene considerato come un rischio accettabile della chirurgia – ha spiegato il dott. Sheppard – Le infezioni post-chirurgiche possono essere incredibilmente gravi e possono essere fatali quindi credo che dovremmo fare di più per ridurre il rischio, indirizzando i pazienti più a rischio a una profilassi più accurata prima di procedere con l’intervento chirurgico».

Il pericolo di diffusione
A preoccupare i ricercatori è innanzitutto la grande diffusione del batterio – dato che vive sulla pelle di praticamente tutti noi. «Poiché sono così abbondanti, questi batteri possono evolversi molto velocemente scambiando i geni tra di loro – concludono gli autori – Se non facciamo nulla per controllare questo fenomeno, c’è il rischio che questi geni possano diffondersi ulteriormente: le protesi articolari aiutano i pazienti a vivere meglio e senza dolore, ma possono avere un esito catastrofico se s’instaura un’infezione da S. epidermidis, pertanto occorreranno ulteriori studi per arginare il fenomeno delle infezioni e dell’antibiotico-resistenza».

Riferimento: Università di Bath - Nature Communication.