16 ottobre 2019
Aggiornato 01:00
Reovirus contro il cancro

Tumori e cancro: forse un virus potrebbe curarli velocemente

Un microorganismo della famiglia dei reovirus potrebbe curare più velocemente il gliobastoma e le metastasi al cervello

Virus contro il cancro
Virus contro il cancro Shutterstock

La ricerca contro il cancro – per fortuna – non si ferma. E alcuni scienziati londinesi dell'Università di Leeds e del The Institute of Cancer Research, sembrano aver trovato una strada alternativa per combattere i tumori. In particolare per quelli più nocivi e aggressivi che colpiscono il cervello. Non è la prima volta che viene utilizzato un patogeno per curare malattie così devastanti, ma questo è il primo studio che è riuscito a trovare un metodo per superare la barriera emato-encefalica e distruggere le cellule cancerose. Ecco, nel dettaglio, i risultati dello studio.

Il virus contro il cancro
Non un trattamento immunoterapico qualsiasi ma una cura basata sull’iniezione di un patogeno. In particolare, gli scienziati inglesi sono riusciti a sfruttare un virus appartenente alla famiglia dei reovirus – del quale fa parte anche il rotavirus - che pare essere in grado di superare la barriera emato-encefalica ed evitare la diffusione al resto del cervello. Il virus, una volta replicato a livello del tumore dovrebbe essere in grado di distruggere tutte le cellule tumorali.

Stimolazione delle difese immunitarie
Il reovirus – secondo quando scoperto dagli scienziati – è in grado di attivare i sistemi di difesa del corpo umano e distruggere le cellule cancerose in maniera pressoché naturale. Questo genere di terapia, spiegano i ricercatori, potrebbe anche essere utilizzata in combinazione con altri farmaci antitumorali per ottenere un effetto più rapido e potente.

Un risultato inaspettato
Il risultato ottenuto è stato sconvolgente perché la scienza ha sempre pensato che i virus non erano in grado di superare la barriera emato-encefalica. Quindi, per far funzionare una terapia di questo genere i medici avrebbero dovuto iniettare i virus direttamente all’interno del cervello: una pratica estremamente pericolosa che, tra le altre cose, non potrebbe essere ripetuta nel tempo.

Effetti collaterali minimi
Un altro lato positivo della terapia con il virus è che il patogeno infetta solo le cellule tumorali lasciando completamente intatte quelle sane. I pazienti che hanno sperimentato la cura, infatti, sembrano aver accusato solo lievissimi effetti collaterali influenzali.

La somministrazione
Una volta stabilito che il virus era in grado di superare naturalmente la barriera emato-encefalica, i ricercatori hanno provato a somministrarlo per via endovenosa attraverso una sola dose. Allo studio hanno partecipato nove persone affette da metastasi al cervello attraverso cellule cancerose derivanti da altri organi o con il cancro al cervello (gliobastoma). Ognuno di loro era in attesa di intervento chirurgico. Prima di effettuarlo, però, gli scienziati gli hanno fatto una flebo contenente il virus.

Le analisi
Dopo aver rimosso i tumori chirurgicamente, i ricercatori li hanno prelevati e analizzati per vedere cosa era stato in grado di fare il virus iniettato per endovena. In tutti e nove i pazienti, il patogeno era stato in grado di raggiungere le cellule cancerose. Ma non solo: i volontari avevano evidenziato una stimolazione del sistema immunitario naturale attraverso un aumento delle cellule T killer le quali sembravano essere attratte come una calamita dal tumore allo scopo di eliminare il cancro.

Virus terapeutici
«Questa è la prima volta che viene dimostrato che un virus terapeutico è in grado di attraversare la barriera emato-encefalica, e questo apre la possibilità al fatto che questo tipo di immunoterapia possa essere usato per trattare più persone con tumori cerebrali aggressivi. Questo studio voleva dimostrare che un virus poteva essere trasmesso direttamente a un tumore presente nel cervello: non solo era in grado di raggiungere il suo bersaglio, ma c'erano segni di stimolazione delle difese immunitarie del corpo per attaccare il cancro», conclude Adel Samson, dell'università di Leeds.