16 luglio 2019
Aggiornato 04:30
Vitamina D

Vitamina D non solo per le ossa, riduce anche la rigidità delle arterie

La supplementazione di vitamina D ad alto dosaggio, riduce significativamente e in breve tempo, la rigidità delle arterie

Vitamina D e rigidità delle arterie
Vitamina D e rigidità delle arterie Shutterstock

Non sempre per migliorare la propria condizione di salute servono farmaci di nuovissima generazione. In alcuni casi è sufficiente rivolgersi a prodotti molto più semplici come delle vitamine, per esempio. È il caso della rigidità delle arterie che, secondo gli esperti del Georgia Prevention Institute, potrebbe essere ridotta vistosamente grazie alla vitamina D. Ecco i risultati di uno studio approfondito appena pubblicato sulla prestigiosa rivista PloS One.

Un alto rischio di morte
Quando le pareti delle arterie sono molto rigide, il rischio di sviluppare un ictus o un infarto è molto alto. Per questo motivo è essenziale poter agire tempestivamente al fine di ridurre al minimo tale probabilità. E pare proprio che la vitamina D possa essere una buona soluzione. «Le pareti delle arterie rigide sono un predittore indipendente delle malattie e del rischio di morte correlate al sistema cardiovascolare. E la carenza di vitamina D sembra essere un contributo», ha dichiarato il dottor Yanbin Dong, genetista e cardiologo presso il Georgia Prevention Institute del Medical College of Georgia dell’Università di Augusta.

Vitamina D e sole
Per approfondire l’argomento, i ricercatori hanno preso in esame 70 afro-americani di età compresa fra i 13 e i 45 anni. Ognuno di loro evidenziava un certo grado di rigidità arteriosa. La scelta della razza è dovuta dal fatto che le persone di carnagione più scura hanno una probabilità più alta di avere una carenza di vitamina D. In seguito all’esposizione solare, infatti, la popolazione caucasica riesce ad assorbire dosi più elevate di vitamina D. Se poi una persona è in sovrappeso, il problema non fa altro che peggiorare perché il grasso «tende a sequestrare la vitamina D per nessun fine apparente», spiega Dong.

Dosi elevate
Durante lo studio ai partecipanti è stata fatta assumere una dose elevata di vitamina D, ovvero 4.000 Unità Internazionali, quantità che corrisponde a più di 6 volte la dose raccomandata dall’Institute of Medicine. Chi aveva assunto simili dosaggi «ha ricevuto il maggior beneficio», ha dichiarato il dottor Anas Raed, ricercatore del Dipartimento di Medicina del Medical College of Georgia. Infatti, in soli 4 mesi è riuscita a ridurre oltre il 10% della rigidità arteriosa: «diminuisce significativamente e rapidamente la rigidità», continua Raed. Dosi meno elevate (2.000 U.I) sono riuscita ridurla solo del 2%. Mentre a 600 U.I non si è riscontrato nessun beneficio – anzi, è addirittura aumenta dello 0,1%. La pressione arteriosa, invece, non ha evidenziato alcuna mutazione durante i 4 mesi di studio.

Come sono riusciti a stabilire il livello di rigidità arteriosa
I ricercatori sono riusciti a stabilire il livello di rigidità delle arterie grazie a un metodo non invasivo che utilizza delle onde. Quando il cuore batte, infatti, vengono generate delle onde. In presenza di una buona vascolarizzazione ci sono poche onde. Il test, in sostanza, serve per misurare la velocità con cui si sta muovendo il sangue. «Quando le tue arterie sono più rigide, hai una maggiore velocità dell'onda del polso, che aumenta il rischio di malattie cardiometaboliche in futuro», spiega Raed. Con questo è stato possibile misurare l’arteria carotide e l’arteria femorale. Due elementi di primaria importanza secondo quanto suggerito dall’American Heart Association.

Migliora anche gli ormoni
La dose di 4.000 Unità Internazionali è riuscita anche a ripristinare in sole otto settimane la secrezione dell’ormone parotideo, migliorando la salute delle ossa e l’assorbimento di calcio. I ricercatori non sono però riusciti a comprendere il meccanismo con cui agisce la vitamina D per migliorare la salute cardiovascolare. «Studi di laboratorio hanno dimostrato che nei topi in cui manca il recettore della vitamina D vi è una maggiore attivazione del sistema renina-angiotensina-aldosterone», continua Raed. Tale sistema aumenta la costrizione dei vasi sanguigni, probabilmente aumentando anche la rigidità arteriosa. Inoltre sembra che la vitamina D sia in grado di inibire la proliferazione delle cellule muscolari lisce vascolari e la formazione di calcificazioni. «La vitamina D riduce anche l'infiammazione, un meccanismo correlato all'obesità e alla malattia coronarica».

Il sole è meglio degli integratori
Dong ricorda anche che il nostro corpo produce vitamina D grazie all’esposizione solare e che sono sufficienti 15 minuti al giorno di sole - dalle ore 10.00 alle ore 14.00 - per avere a disposizione la stessa quantità di vitamina.