29 novembre 2020
Aggiornato 05:00
Cioccolato

Amanti del cioccolato, attenzione: entro 30 anni non ci sarà più. Ma Mars ha la soluzione

Entro il 2050 potremmo non avere più a disposizione neppure un briciolo dell’alimento più goloso al mondo. Le possibili soluzioni

Passi il fatto che sono previste tasse sulla carne, che per star bene siamo costretti a mangiare più verdure di tante altre prelibatezze, ma che il cioccolato scomparirà dalla faccia sulla terra proprio no. È una situazione che pochi di noi sarebbero disposti ad accettare. Eppure, secondo gli scienziati dell'università della California, entro un massimo di trent’anni il nostro caro, vecchio, cioccolato potrebbe essere solo più un ricordo. Quindi dobbiamo prepararci fin da subito e cominciare ad annegare i nostri momenti bui in un alimento altrettanto goloso (se esiste). In alternativa, possiamo tentare alcune soluzioni, direttamente prelevabili dalla tecnologia più avanzata.

Perché non avremo più il cioccolato?
Come tutti sappiamo, gli ingredienti principali del cioccolato sono il burro di cacao e la sua polvere. Entrambi provengono dalla pianta Theobroma cacao, un vegetale che cresce in una striscia di terra pluviale a circa 20 gradi a nord e sud dell’equatore. Ma a causa del cambiamento climatico – che evidenzia un enorme aumento delle temperature – già nel 2050 potrebbe scomparire dalla faccia della terra.

Salviamo il raccolto?
Gli scienziati dell’Università della California collaborano con Mars al fine di salvare il raccolto prima che sia davvero troppo tardi. L’unico modo per evitare il problema, a loro avviso, è sfruttare l’ormai famosa tecnologia CRISPR in maniera da poter modificare i geni e rendere le piante facilmente adattabili anche a climi differenti da quello attuale.

Modifica del DNA
Secondo quanto riportato sul quotidiano The Indipendent, uno scienziato di nome Myeong-Je Cho sta collaborando con Mars per creare delle piante di cacao ultra forti, le quali potranno resistere anche a un calore eccessivo. Cho, come accennato, ha intenzione di utilizzare la tecnologia chiamata CRISPR, la quale consente di modificare il DNA rendendo le colture anche meno costose. Mars è consapevole del cambiamento climatico cui stiamo andando incontro e ha stanziato 1 miliardo di dollari a titolo di «sostenibilità di una generazione», che mira anche a ridurre il carbonio del 60 percento entro il 2050.

Cioccolato: la nuova potente arma contro il diabete
Buonissime notizie per le persone affette da iperglicemia e diabete. Secondo una recentissima ricerca, la soluzione potrebbe risiedere nell’alimento più goloso che abbiamo a disposizione: il cioccolato. Il cibo degli dei, infatti, potrebbe essere d’aiuto nel controllo della produzione di insulina. Ecco l’incredibile scoperta di alcuni scienziati statunitensi.

Merito del cacao
In realtà il merito sarebbe del cacao, l’ingredienti principe di tavolette e cioccolatini. La polvere amara sembra in grado di aiutare il corpo a rilasciare più insulina e quindi evitare l’insorgenza di picchi glicemici. Questa scoperta potrebbe essere la base per futuri trattamenti antidiabetici – avvertono i ricercatori.

Cosa accade in caso di diabete
Tutti sappiamo che quando un soggetto è affetto da diabete, non è in grado di produrre quantità sufficienti di insulina. Alla radice del problema c’è un malfunzionamento delle cellule beta del pancreas, il cui compito principale è proprio produrre insulina. Va da sé che quantità ridotte di tale ormone portano il corpo a uno stato costante di iper glicemia.

I comporti che migliorano il funzionamento delle cellule beta
Secondo quanto emerge da uno studio appena pubblicato sul Journal of Nutritional Biochemistry, le cellule beta preformano in maniera ottimale quando vengono somministrati dei monomeri epicatechinici, sostanze che si trovano in alte quantità proprio nel cacao.

Via libera al cioccolato?
Ovviamente non bisogna eccedere neppure con l’uso del cioccolato, nonostante sia stato evidenziato un miglioramento della glicemia con i suoi componenti. In particolare sono da evitare le barrette che contengono alte percentuali di zucchero. Nel caso, meglio optare, per cioccolato extra fondente. Anche se, i ricercatori ritengono che bisognerebbe cercare un metodo per assumere i monomeri epicatechinici al di fuori dell’alimento, magari creando delle pastiglie ad hoc. «Probabilmente bisognerebbe mangiare molto cacao e non credo sia ottimo assumere anche un sacco di zucchero insieme», ha dichiarato Jeffery Tessem, assistente di professione presso l'Università Brigham Young negli Stati Uniti.

Lo studio
Durante lo studio il team di ricerca ha alimentato alcuni animali con dosi elevate di monomeri epicatechinici. Tutti gli animali seguivano una dieta particolarmente ricca di grassi, ma in seguito all’assunzione del composto del cacao il livello di obesità era ridotto, compreso il glucosio ematico. Dalle analisi condotte in seguito, gli scienziati hanno evidenziato delle modifiche a livello delle cellule beta. Pare che le sostanze contenute nel cacao siano state in grado di aumentare la capacità delle cellule pancreatiche di secernere l’insulina.

Protegge le cellule
«Quello che accade è che protegge le cellule, aumenta la loro capacità di affrontare lo stress ossidativo», continua Tessem. «I monomeri dell'epicatechina stanno rendendo più forti i mitocondri nelle cellule beta, che produce più ATP (la sorgente energetica di tutte le cellule del corpo), e aumentano il rilascio di insulina».

Il composto più efficace
Pare che la scoperta dei ricercatori sia, per ora, la migliore in termine di efficacia. Altri studi, infatti, erano stati condotti su composti simili ma i risultati ottenuti erano decisamente inferiori.
Questa ricerca mostra, dunque, che i monomeri epicatechinici, sono i migliori nel trattamento del diabete. «Questi risultati ci aiuteranno ad avvicinarsi maggiormente nell’utilizzo di tali composti in modo più efficace, sia negli alimenti che negli integratori per mantenere un normale controllo del glucosio nel sangue e, potenzialmente, addirittura ritardare o prevenire l'insorgenza del diabete di tipo 2», conclude Andrew Neilson, assistente alla Virginia Tech.