3 dicembre 2020
Aggiornato 02:30
Diabete e Alzheimer

Un farmaco per il diabete è efficace nel trattamento dell'Alzheimer e la perdita di memoria

Scienziati scoprono che un farmaco contro il diabete è efficace nell'invertire in modo significativo la perdita di memoria causata dall'Alzheimer

REGNO UNITO – Gli scienziati dell'Università di Lancaster hanno condotto uno studio, pubblicato sulla rivista Brain Research, in cui si dimostra come un farmaco sviluppato per il trattamento del diabete di tipo 2 possa «invertire in modo significativo la perdita di memoria», mediante un triplice metodo d'azione. Secondo gli autori, il farmaco potrebbe pertanto essere utilizzato anche nel trattamento della malattia di Alzheimer.

La ricerca
Il team di ricerca, guidato dal dottor Christian Holscher della Lancaster University nel Regno Unito, ha osservato in un gruppo di topi con malattia di Alzheimer come il farmaco si possa considerare un possibile trattamento della grave malattia neurodegenerativa. Secondo il dott. Holscher, il farmaco è «una chiara promessa per essere sviluppato in un nuovo trattamento per i disturbi neurodegenerativi cronici come la malattia di Alzheimer». Una concreta possibilità di aiutare i milioni di persone che in tutto il mondo devono fare i conti con questa devastante patologia.

L'urgenza di trovare nuove cure
La malattia di Alzheimer, a oggi, non ha una cura. Per questo è fondamentale la ricerca. In un comunicato dell'università, il dottor Doug Brown, direttore della ricerca e dello sviluppo presso l'Alzheimer's Society, ha dichiarato: «In assenza di nuove cure in quasi 15 anni, dobbiamo trovare nuovi modi per affrontare l'Alzheimer. È fondamentale esplorare se i farmaci sviluppati per il trattamento di altre condizioni possano essere utili alle persone con Alzheimer e altre forme di demenza. Questo approccio alla ricerca potrebbe rendere molto più rapido ottenere nuovi promettenti farmaci per le persone che ne hanno bisogno».
Sebbene i benefici di questi farmaci «a triplo agonista siano stati finora trovati solo nei topi, altri studi con farmaci antidiabetici esistenti come il liraglutide hanno mostrato una reale promessa per le persone con Alzheimer, quindi un ulteriore sviluppo di questo lavoro è cruciale», prosegue il dottor Brown.

Una tripla azione
I ricercatori spiegano che questa è la prima volta che viene utilizzato un farmaco a triplo recettore, il quale agisce in diversi modi per proteggere il cervello dalla degenerazione. Il farmaco combina GLP-1, GIP e Glucagon che sono tutti fattori di crescita. Nel tempo la ricerca ha dimostrato che i problemi con la segnalazione del fattore di crescita sono compromessi nel cervello dei malati di Alzheimer, sottolineano gli autori nel comunicato.

Lo studio
Gli scienziati britannici, per questo studio, hanno utilizzato topi APP/PS1, che sono topi transgenici che esprimono geni umani mutati che causano l'Alzheimer. Quei stessi geni sono stati trovati in persone che hanno una forma di Alzheimer che può essere ereditata. Qui sono stati trattati topi transgenici invecchiati e in fase avanzata della neurodegenerazione.

I risultati
Per valutare gli effetti del farmaco sui topi, i ricercatori hanno eseguito una serie di test. Si è così scoperto che il farmaco ha promosso significativi miglioramenti nelle prove del labirinto, nell'apprendimento e nella formazione della memoria. Oltre questo, il farmaco ha potenziato i livelli di un fattore di crescita del cervello che protegge il funzionamento delle cellule nervose, ha ridotto la quantità di placche amiloidi nel cervello legate all'Alzheimer, ha ridotto sia l'infiammazione cronica che lo stress ossidativo, ha rallentato il tasso di perdita delle cellule nervose.
«Questi risultati  – ha sottolineato il professor Holscher – sono molto promettenti e dimostrano l'efficacia di questi nuovi farmaci recettori multipli originariamente sviluppati per il trattamento del diabete di tipo 2, ma che hanno mostrato effetti neuro-protettivi coerenti in diversi studi. Gli studi clinici con una versione precedente di questo tipo di farmaco hanno già mostrato risultati molto promettenti nelle persone con malattia di Alzheimer o con disturbi dell'umore. Qui – prosegue il ricercatore – mostriamo che un nuovo farmaco con triplo recettore rivela una promessa come potenziale trattamento per l'Alzheimer, ma devono essere condotti ulteriori test dose/risposta e confronti diretti con altri farmaci al fine di valutare se questi nuovi farmaci siano superiori a quelli precedenti».

Un fattore di rischio
Il diabete di tipo 2 è un fattore di rischio per l'Alzheimer – si legge ancora nel comunicato – ed è stato implicato nella progressione della malattia. L'insulina compromessa è stata collegata a processi degenerativi cerebrali nel diabete di tipo 2 e nella malattia di Alzheimer. La desensibilizzazione dell'insulina è stata osservata anche nel cervello della malattia di Alzheimer. La desensibilizzazione potrebbe avere un ruolo nello sviluppo di disturbi neurodegenerativi poiché l'insulina è un fattore di crescita con proprietà neuroprotettive.
Lo studio è stato co-finanziato dall'Alzheimer Society.