Salute | Alzheimer

Alzheimer e progetto Interceptor, soddisfazione dalla Società Italiana di Neurologia

Parte il progetto Interceptor dedicato alla Malattia di Alzheimer, e la Sin esprime la sua soddisfazione per la possibilità di identificare la popolazione a rischio. Ecco cos'è e a cosa serve

Malattia di Alzheimer
Malattia di Alzheimer (Kunertus | shutterstock.com)

ROMA – C'è un Modello Organizzativo dedicato alla Malattia di Alzheimer a cui sta lavorando dall’inizio dell’anno il Tavolo di Lavoro voluto dal Ministro Beatrice Lorenzin e coordinato dal prof. Mario Melazzini dell’AIFA che ha incluso componenti provenienti da enti istituzionali (AIFA, Ministero Salute, Istituto Superiore di Sanità), Società Scientifiche (Società Italiana di Neurologia, SINdem - Associazione Autonoma aderente alla SIN per le demenze, Società Italiana di Geriatria), IRCCS (Fatebenefratelli Brescia, Besta di Milano e INRCA di Ancona), il Policlinico Universitario Fondazione A. Gemelli, e Associazioni Famigliari (Associazione Italiana Malati di Alzheimer). Si chiama Ineceptor, ed è il Modello di identificazione della popolazione a rischio di Alzheimer che valuterà chi potrà usufruire dei futuri farmaci contro la malattia.

Da qui a otto anni
La Società Italiana di Neurologia (Sin) ricorda che nei prossimi 8 anni termineranno numerosi trials clinici su farmaci contro la Demenza di Alzheimer, molti dei quali sono prevalentemente o esclusivamente rivolti a forme prodromiche della malattia. Questo ultimo dato, unitamente ai costi molto elevati delle nuove terapie e agli effetti collaterali potenzialmente seri, rende irrealizzabile l’attuazione di un modello di erogazione generalizzato a tutte le 700mila persone con MCI (Mild Cognitive Impairment), ossia che presentano un rischio elevato di sviluppare una qualche forma di demenza.

Il Modello Organizzativo
«In questo ultimo anno di lavoro – spiega il prof. Paolo Maria Rossini, esponente del Tavolo di Lavoro e Direttore dell’Istituto di Neurologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma – abbiamo messo a punto il Modello Organizzativo INTERCEPTOR con l’obiettivo di intercettare le forme 'prodromiche' di Alzheimer nella fase precocissima. INTERCEPTOR mira a identificare quale sia il 'marcatore' o l’insieme di 'marcatori' (cioè di analisi ed esami strumentali da affiancare alle batterie di test neuropsicologici) con il miglior rapporto costi/benefici, che equivale a dare una prognosi la più precisa possibile, essere non-invasivi (ovvero non pericolosi), essere disponibili sul territorio nazionale e avere un costo sostenibile per il Sistema Sanitario Nazionale».

Le terapie efficaci solo nelle fasi iniziali della malattia
Sempre maggiori evidenze scientifiche dimostrano una qualche efficacia delle terapie solo nelle fasi molto iniziali della malattia, le c.d. forme prodromiche; queste si associano ad una condizione definita Mild Cognitive Impairment (= MCI) che progredisce in Malattia di Alzheimer vera e propria in circa la metà dei casi. «Un progetto di grande rilevanza scientifica e sociale – aggiunge il prof. Gianluigi Mancardi, Presidente SIN e Direttore della Clinica Neurologica dell’Università di Genova – che permetterà di avere importanti informazioni sulle persone affette da Mild Cognitive Impairment destinate ad ammalarsi di Alzheimer. Il progetto rappresenta un’iniziativa significativa per tutte le persone a rischio di sviluppare questa patologia e per tutta la popolazione dei neurologi italiani che si occupa di diagnosi, terapia e assistenza di persone con Malattia di Alzheimer».