Salute | Cronaca

Arriva in ospedale con il tatuaggio «non rianimare». Ecco cosa scelgono di fare i medici

Un uomo arriva in un ospedale in situazioni gravissime ed è privo di conoscenza. Ma mentre viene spogliato i medici leggono un messaggio forte e chiaro: «non rianimare». Ecco cosa è accaduto

Arriva in ospedale con il tatuaggio "non rianimare"
Arriva in ospedale con il tatuaggio "non rianimare" (Jannarong | Shutterstock)

Medici di tutto il mondo spesso si trovano di fronte a situazioni che sfiorano l’assurdo. E prendere decisioni quando i tempi sono enormemente ristretti non è affatto facile. Eppure, di recente è stato riportato un caso molto particolare nel New England Journal of Medicine: un uomo è arrivato in ospedale privo di sensi. Ma non appena i medici hanno eliminato l’abbigliamento si sono trovati di fronte a un tatuaggio alquanto strano: «do not resuscitate». Ovvero: non rianimare. Ecco qual è stata la reazione dei medici.

Un tatuaggio
E’ un vero peccato non essere riusciti a vedere il volto dei medici nel momento in cui hanno aperto la camicia di un uomo di 70 anni privo di sensi e hanno letto: «do not resuscitate». È indubbio che in pochi secondi saranno stati assaliti dal dubbio, dal timore di sbagliare e – soprattutto – di prendere la scelta sbagliata.

Perché quel tatuaggio?
Secondo le ricostruzioni, il 70enne era stato portato al pronto soccorso completamente privo di sensi a causa, probabilmente, dei suoi cronici problemi cardiaci, al cuore e un diabete in atto già da alcuni anni. In realtà l’uomo era arrivato presso il Jackson Memorial Hospital ma non era stato possibile identificarlo: non aveva a disposizione documenti, nessun segno che potesse aiutarlo a identificarlo e nessun parente nella sala d’aspetto. Quindi per il personale medico era praticamente impossibile stabilire se il tatuaggio era espressamente rivolto ai medici o era stato fatto quasi per gioco.

Una decisione terribilmente difficile
«All'inizio abbiamo deciso di non onorare il tatuaggio invocando il principio di non prendere una decisione irreversibile senza aver avuto certezze». Tuttavia, «questa decisione ci ha lasciato in conflitto, a causa dello straordinario sforzo del paziente di rendere nota la sua presunta direttiva anticipata, pertanto è stata richiesta una consultazione etica». Dopo essersi consultati con Kenneth Goodman, bioeticista dell'università di Miami, i medici hanno pensato di fare esattamente l’opposto: «gli esperti hanno suggerito che era più ragionevole pensare che il tatuaggio esprimesse una preferenza autentica», si legge in una lettera pubblicata sul New England Journal of Medicine. «Hanno suggerito che era più ragionevole dedurre che il tatuaggio esprimesse un'autentica preferenza e che la legge a volte non fosse abbastanza agile da supportare l'assistenza centrata sul paziente e il rispetto per i migliori interessi dei pazienti».

La scelta era giusta?
I medici si sono tolti un peso dal cuore quando hanno scoperto che l’uomo aveva anche lasciato una dichiarazione scritta in cui chiedeva in maniera specifica di poter morire e non doversi più sottoporre alle cure mediche. Per questo motivo tutte le procedure invasive sono state interrotte e il povero 70enne, a seguito di un forte peggioramento, è mancato durante la notte.