26 maggio 2020
Aggiornato 15:30
Aglio contro la resistenza batterica

Infezioni da batteri resistenti agli antibiotici, nell'aglio l'arma per combatterle

Gli scienziati dell'Università di Copenaghen, facoltà di scienze della salute e della medicina, hanno scoperto che l'aglio potrebbe essere la risposta alle infezioni croniche e resistenti agli antibiotici

Dall'aglio una risposta alla resistenza batterica
Dall'aglio una risposta alla resistenza batterica Shutterstock

COPENAGHEN - Un nuovo studio condotto dai ricercatori dell'Università di Copenaghen ha mostrato che un composto dell'aglio può distruggere il biofilm che i batteri resistenti creano per sopravvivere alle cure, e far funzionare di nuovo gli antibiotici. Nello specifico, a essere attivo è un composto sulfureo contenuto nell'aglio che può essere usato per combattere i batteri resistenti nei pazienti con infezioni croniche. Il composto è in grado di distruggere componenti importanti nei sistemi di comunicazione dei batteri, che coinvolgono molecole di RNA regolatrici.

Battere la resistenza gli antibiotici
Come più volte riportato, il problema della resistenza batterica agli antibiotici è divenuto un'emergenza sanitaria mondiale, che sta assumendo proporzioni bibliche. Con l'Italia che è tra i primi Paesi europei con questo problema. «Crediamo davvero che questo metodo possa portare al trattamento dei pazienti, che altrimenti hanno scarse prospettive. Perché le infezioni croniche come la fibrosi cistica possono essere molto resistenti – ha spiegato il prof. Tim Holm Jakobsen del Costerton Biofilm Center presso il Dipartimento di Immunologia e Microbiologia – Ma ora noi, insieme a un'azienda privata, abbiamo abbastanza conoscenze per sviluppare ulteriormente il farmaco a base di aglio e testarlo sui pazienti».

Gli effetti dell'aglio sui batteri
Questo nuovo studio è l'ultimo di una serie di altri lavori che vanno ad aggiungersi a quelli del gruppo di ricerca guidato dal professor Michael Givskov, che dal 2005 si è concentrato sull'effetto dell'aglio sui batteri. All'epoca si era scoperto che l'estratto di aglio è in grado di inibire i batteri, e nel 2012 hanno dimostrato che il composto solforoso ajoene trovato nell'aglio è il responsabile di questo effetto. Quest'ultima ricerca che è stata pubblicata sulla rivista scientifica Scientific Reports, dà uno sguardo ancora più da vicino e documenta la capacità dell'ajoene di inibire piccole molecole di RNA regolatrici in due tipi di batteri. «I due tipi di batteri che abbiamo studiato sono molto importanti – aggiunge Jakobsen in un comunicato dell'università – Si chiamano Staphylococcus aureus e Pseudomonas aeruginosa. In realtà appartengono a due famiglie di batteri molto diversi e normalmente vengono combattuti con metodi diversi. Ma il composto dell'aglio è in grado di combattere entrambi contemporaneamente e quindi può dimostrarsi un farmaco efficace se usato insieme agli antibiotici».

Prove già assunte
Precedenti studi hanno dimostrato che l'aglio pare offrire la più potente e naturale resistenza ai batteri. Oltre a inibire le molecole di RNA dei batteri, il composto attivo dell'aglio danneggia anche la matrice viscosa protettiva che circonda i batteri, il cosiddetto biofilm. Quando il biofilm viene distrutto o indebolito, sia gli antibiotici che il sistema immunitario del corpo sono in grado di attaccare i batteri più direttamente e quindi rimuovere l'infezione, sottolineano i ricercatori.


I prossimi passi
Nel 2012 i ricercatori hanno ottenuto un brevetto sull'uso di ajoene per combattere le infezioni batteriche. Ora la società Neem Biotech ha acquistato la licenza per utilizzare il brevetto. Il loro prodotto medico, NX-AS-401, che mira a curare i pazienti con fibrosi cistica, ha ora ottenuto una cosiddetta 'designazione di farmaco orfano'. Ciò significa che gli studi clinici sui pazienti saranno condotti presto. Se le sperimentazioni cliniche mostreranno buoni risultati, il farmaco può essere commercializzato come il primo di una serie di relazioni antimicrobiche con le nuove modalità d'azione sviluppate dal team di ricerca di Givskov. Qui, un breve video sullo studio: https://vimeo.com/244636986.

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