15 dicembre 2019
Aggiornato 22:30
Resistenza agli antibiotici

Antibiotico-resistenza: il problema nasce dagli animali da allevamento. Le linee guida OMS

Il problema dei batteri resistenti agli antibiotici potrebbe essere causato dall’abuso di farmaci negli animali da allevamento. Ecco di cosa si tratta e come evitarla

Batteri resistenti agli antibiotici e animali da allevamento
Batteri resistenti agli antibiotici e animali da allevamento Shutterstock

Il problema dell’antibiotico-resistenza è sempre più allarmante. E alla base di tutto potrebbe esserci l’abuso di medicinali negli allevamenti. Per questo motivo l’Oms raccomanda ad agricoltori e industria alimentare a evitarne l’utilizzo solo a scopo preventivo.

Dati allarmanti
Recenti stime indicano che circa l’80% del consumo totale di antibiotici è rivolto al settore allevamento e la maggior parte non vengono utilizzati a scopo curativo per promuovere la crescita di animali sani. Ecco il motivo per cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dato il via a nuove linee guida per l’uso di medicinali sia negli animali che nell’uomo. Se non faremo attenzione, nei prossimi anni dovremmo scontrarci contro un allarme globale e morire precocemente a causa di infezioni batteriche come accadeva prima dell’avvento degli antibiotici.

Una minaccia gravissima per la nostra salute
«La mancanza di antibiotici efficaci è una grave minaccia alla sicurezza, un focolaio improvviso e mortale. L'azione forte e sostenuta in tutti i settori è fondamentale se vogliamo bloccare la marea della resistenza antimicrobica e mantenere il mondo al sicuro», spiega Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell'Oms.

Riduzione dei batteri resistenti
L’idea dell’Oms di dimezzare il consumo di antibiotici per preservare la salute umana è nata in seguito a una ricerca pubblicata recentemente su The Lancet Planetary Health. In questa si evidenzia come la limitazione di tali farmaci negli animali da allevamento abbia portato a una riduzione dell’antibiotico-resistenza del 39%. «Le prove scientifiche dimostrano che l'uso eccessivo di antibiotici negli animali può contribuire all'emersione della resistenza agli antibiotici», dichiara Kazuaki Miyagishima, direttore del Dipartimento per la sicurezza alimentare e le zoonosi dell'Oms. «Il volume degli antibiotici utilizzati negli animali continua ad aumentare in tutto il mondo, guidato da una crescente domanda di alimenti di origine animale, spesso prodotta con grandi allevamenti».

Quando usare gli antibiotici?
Secondo le nuove linee guida gli antibiotici devono essere utilizzati a scopo preventivo solo ed esclusivamente se nell’allevamento vi sono altri animali infettati da batteri. In questo caso è comunque doveroso eseguire test allo scopo di utilizzare il farmaco più utile contro un determinato ceppo batterico. Meglio evitare quelli a largo spettro. Già nel 2006 l’Unione Europea aveva vietato l’utilizzo di antibiotici a scopo di promuovere la crescita.

I medicinali più a rischio
Tra gli antibiotici di importanza critica ricordiamo le cefalosporine dalla terza generazione in poi, i quinoloni, i macrolidi, i ketolidi, i glicopeptidi e le polimine. Tutti incriminati di elevata antibiotico-resistenza nell’uomo. Secondo l’OMS, infatti, la difficoltà di trattare tubercolosi, salmonellosi, polmonite, gonorrea e altre patologie simili è dovuto all’uso smodato di questo genere di medicinali.

Le cinque regole per la lotta all’antibiotico-resistenza:

1.     Utilizzare gli antibiotici soltanto quando prescritto da un professionista certificato in ambito della salute

2.     Completare sempre la prescrizione medica, anche se i sintomi sono migliorati

3.     Non utilizzare mai antibiotici rimanenti, se non prescritto dal proprio medico

4.     Non condividere gli antibiotici con altre persone

5.     Prevenire le infezioni lavando regolarmente le mani, evitando contatti stretti con persone ammalate, praticando del sesso sicuro e mantenendo sempre aggiornate le proprie vaccinazioni.

5 cose che dovresti sapere sugli antibiotici e la resistenza di batteri e superbatteri
E’ di poco tempo la notizia che nel miele sono stati trovati dei componenti che potrebbero contrastare i superbatteri resistenti agli antibiotici. Ma la resistenza a questi farmaci spesso è provocata da noi stessi, che abusiamo o non usiamo correttamente gli antibiotici. Di seguito cinque fatti presentati da The Health Site che dovremmo conoscere per evitare problemi e infezioni incurabili.

1. L’uso eccessivo di antibiotici uccide anche i batteri buoni e quelli sensibili al farmaco. Questa situazione lascia campo libero alla proliferazione dei batteri resistenti, dato che vi è una selezione naturale che fa sparire anche quelli che potrebbero contrastarli. Da qui si sviluppa la resistenza agli antibiotici. Il risultato è che i batteri che sopravvivono si moltiplicano e divengono più patogeni e mortali [1].

2. L’eccessiva disponibilità di antibatterici da banco o OTC (senza bisogno di prescrizione medica), e l’uso non regolamentato di questi, è una delle ragioni principali che hanno promosso l’uso eccessivo di antibiotici, aumentando così il rischio e la diffusione della resistenza batterica [1].

3. Le prescrizioni mediche eccessive e errate sono un altro fattore di aumento della resistenza agli antibiotici. Secondo uno studio [2], il trattamento con gli antibiotici, la scelta dei farmaci e la durata della terapia non sono corretti dal 30% al 50% dei casi. Ne consegue un aumento del rischio e dei casi di resistenza.

4. Gli antibiotici sono ampiamente usati negli allevamenti intensivi di bestiame che poi finisce sulle nostre tavole. Quando si mangia carne (specie di pollo) che è stata infettata da batteri resistenti c’è il serio rischio di esserne contagiati. E poiché sono resistenti, si ha il rischio di non guarire dall’infezione o portarne serie conseguenze. Tutto ciò è stato dimostrato da uno studio [3] che ha trovato elevati tassi di resistenza agli antibiotici nella flora intestinale sia negli animali da fattoria che negli allevatori.

5. Se per disgrazie si contrare un’infezione da batteri resistenti agli antibiotici, si avrà necessità di farmaci più forti poiché quelli comuni non funziona più [1]. Questo potrebbe comportare infezioni che durano più a lungo, l’aggravamento della malattia, un ricovero più lungo in ospedale e altre complicazioni più o meno serie.

In conclusione, prima di assumere un antibiotico è bene pensarsi due, o anche tre, volte. Se non è strettamente necessario e consigliato dal medico, evitare sempre. Spesso ci sono altre soluzioni che possono fare al caso e non mettono in pericolo di sviluppare una resistenza. Gli esperti ricordano poi che in caso di infezioni da virus gli antibiotici non servono, dato che attaccano solo i batteri.

Gli antibiotici stanno per finire, l'allarme dell'OMS. E i batteri sono sempre più resistenti
E’ appena stato pubblicato il nuovo Antibacterial agents in clinical development pubblicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Qui emerge che l’emergenza sulla resistenza agli antibiotici da parte dei batteri è sempre più drammatica. Il mondo, avverte l’Oms, sta per esaurire gli antibiotici. Ecco perché è vitale che se ne sviluppino di nuovi e, soprattutto, efficaci. Ma, dei 51 nuovi antibiotici che sono già in fase avanzata di sviluppo, sono solo otto quelli veramente innovativi, secondo gli esperti dell’Oms. «La resistenza agli antibiotici è un’emergenza globale – afferma il direttore generale dell’Oms Tedros Ghebreyesus – C’è un bisogno urgente di più investimenti in ricerca e sviluppo, altrimenti torneremo in un’epoca in cui le persone temevano le più comuni infezioni, e rischiavano la vita per semplici interventi chirurgici».

Gli attuali farmaci antibiotici
Nel rapporto si legge che la maggior parte dei farmaci attualmente in fase di sviluppo e sperimentazione clinica sono in realtà soltanto «modifiche delle classi esistenti di antibiotici e sono solo soluzioni a breve termine», mentre sarebbe necessario lo sviluppo di nuovi antibiotici, che non siano una ‘fotocopia’ leggermente modificata di quelli esistenti. Ecco perché, allo stato attuale, gli autori del rapporto hanno trovato «ben poche potenziali opzioni di trattamento per quelle infezioni antibiotico resistenti individuate dall’OMS come la più grande minaccia per la salute, inclusa la tubercolosi resistente ai farmaci che uccide circa 250mila persone ogni anno».
«La resistenza antimicrobica è un’emergenza sanitaria globale che pregiudicherà seriamente i progressi della medicina moderna», sottolinea il dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus.

Le dodici classi di patogeni
Oltre alla tubercolosi multi resistente ai farmaci, l’OMS ha individuato 12 classi di patogeni prioritari, alcuni dei quali causano infezioni comuni come la polmonite o le infezioni delle vie urinarie. Tutti questi sono sempre più resistenti agli antibiotici esistenti e necessitano urgentemente di nuovi trattamenti. Nel totale, il rapporto ha identificato 51 nuovi antibiotici e farmaci biologici nello sviluppo clinico per trattare la resistenza degli agenti patogeni, nonché la tubercolosi e l’infezione diarroica mortale da Clostridium difficile. Tuttavia, come detto, soltanto 8 rispecchiano i criteri di innovazione. Esiste poi una grave mancanza di opzioni di trattamento per la tubercolosi multiforme e farmaci ad ampio spettro contro gli agenti patogeni gram-negativi, tra cui Acinetobacter e Enterobacteriaceae (come Klebsiella e E.coli) che possono causare infezioni gravi e spesso mortali che sono una particolare minaccia negli ospedali e nelle case di cura, riporta ancora il comunicato Oms.
«Le case farmaceutiche e i ricercatori devono concentrarsi urgentemente sui nuovi antibiotici contro alcuni tipi di infezioni estremamente gravi che possono uccidere i pazienti in pochi giorni perché non abbiamo alcuna linea di difesa», avverte la dott.ssa Suzanne Hill, direttore del Dipartimento di medicinali essenziali presso l’OMS.

Contrastare la minaccia
Il 4 settembre 2017, Paesi come Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Sudafrica, Svizzera e Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, insieme al Wellcome Trust, hanno impegnato più di 56 milioni di euro per contrastare la minaccia della resistenza agli antibiotici. Questa alleanza è stata chiamata Global Partnership per la ricerca e lo sviluppo antibiotici (noto come GARDP).
«La ricerca sulla tubercolosi è seriamente insufficiente, con solo due nuovi antibiotici per il trattamento della tubercolosi resistente ai farmaci che hanno raggiunto il mercato in oltre 70 anni – afferma il dott. Mario Raviglione, direttore del programma globale della tubercolosi dell’OMS – Se dobbiamo eradicare la tubercolosi, occorrono urgentemente più di 800 milioni di dollari l’anno per finanziare la ricerca di nuovi farmaci antitubercolari».
I nuovi trattamenti da soli, tuttavia, non saranno sufficienti per combattere la minaccia della resistenza antimicrobica – sottolinea ancora l’OMS. L’Organizzazione fa inoltre sapere che sta lavorando con Paesi e partner per migliorare la prevenzione e il controllo delle infezioni e promuovere l’uso appropriato degli antibiotici esistenti e futuri. L’OMS sta infine sviluppando orientamenti per l’uso responsabile degli antibiotici nei settori umano, animale e agricolo.

La resistenza agli antibiotici sta devastando l’Europa
Batteri sempre più resistenti, tanto che non esiste praticamente più una cura che possa debellarli. Anche gli antibiotici più potenti depongono le armi di fronte a questo nemico che pare divenuto invincibile. E così le morti per infezioni incurabili si moltiplicano di giorno in giorno. Non è soltanto un’emergenza sanitaria mondiale, ma sempre più anche europea e italiana. Qualche giorno fa sia gli urologi italiani che gli scienziati americani hanno lanciato l’allarme per le infezioni resistenti e la diffusione di un altro batterio killer super resistente. Ora anche l’ECDC (l’European Centre for Disease Prevention and Control) e l’EFSA hanno pubblicato una relazione in cui si evidenzia come i casi di resistenza agli antibiotici siano in drammatico aumento nell’Unione Europea.

Non solo umani
La resistenza batterica non interessa soltanto gli esseri umani, ma come scritto nel rapporto, riguarda anche gli animali. Specie quelli di allevamento, che poi ci ritroviamo sulle nostre tavole pieni di antibiotici e che, alla fine, assumiamo insieme alla carne favorendo così ancora di più la resistenza. E se dovessimo mai sviluppare un’infezione saremmo in serio pericolo.

La resistenza batterica
Tra i diversi e ormai noti casi di resistenza, c’è la resistenza alla ciprofloxacina, un antimicrobico o antibiotico che è di importanza fondamentale per il trattamento delle infezioni umane, che continua a essere molto elevata nel Campylobacter, si legge nella relazione. Questo, di fatto, riduce le opzioni per un trattamento efficace delle infezioni gravi. Oltre a questo, continuano a diffondersi senza sosta in Europa i batteri Salmonella resistenti a molti antibiotici.
In definitiva i batteri negli esseri umani, nei cibi e negli animali continuano a mostrare resistenza agli antimicrobici più diffusi, riporta l’ultima relazione sulla resistenza dei batteri zoonotici in Europa. Nel rapporto, si legge che è stata trovata una maggiore e diffusa resistenza all’antibiotico colistina sia nella Salmonella che nell’Escherichia coli tra pollame allevato nell’UE. «Questo è preoccupante perché significa che questo farmaco, che l’ultima risorsa, potrebbe presto non essere più efficace per trattare le gravi infezioni umane da Salmonella», ha dichiarato Mike Catchpole, Chief Scientist ECDC.

Differenze regionali
Sebbene siano ormai accertati e dimostrati drammatici elevati livelli di resistenza batterica in tutta Europa, secondo il rapporto ci sono notevoli differenze regionali. A questo proposito sono stati rilevati e osservati livelli più elevati di resistenza antimicrobica nell’Europa orientale e meridionale. «Nell’Europa settentrionale – ha commentato Marta Hugas, responsabile dell’Unità per i pericoli biologici e contaminanti dell’EFSA – c’è una minore resistenza nei batteri del pollame, in particolare nei Paesi con scarso uso di antimicrobici negli animali». Gli scienziati avvertono che se non si inverte la rotta nell’uso – o meglio nell’abuso – degli antibiotici sarà davvero un’apocalisse. Pensare che utilizzare sempre più in modo massiccio questi fermaci per contenere le epidemie infettive negli animali non ci tocchi è un grave errore, poiché, come detto, dall’animale la resistenza passa poi all’uomo, con conseguenze gravissime. Sarebbe forse il caso di rivedere le politiche sugli allevamenti intensivi, sempre a rischio malattie infettive, perché di fronte alla salute e alla vita delle persone non dovrebbero prevalere gli interessi economici che spingono ad allevare sempre più animali in condizioni improponibili. Meglio meno animali, ma più sani.

Allarme super batterio, resiste a tutti gli antibiotici e spaventa anche i medici
Dagli urologi riuniti per il 90° Congresso nazionale della Siu, la Società italiana di urologia a Napoli arriva l’allarme per la resistenza agli antibiotici. Un fenomeno sempre più diffuso e minaccioso, tanto che si teme seriamente per gli italiani. «Quando si insiste nell'uso di antibiotici non solo si rischia lo sviluppo di resistenze ma si uccide fra l'altro anche la flora batterica normale», avvertono gli urologi. E ora il fenomeno dell’antibiotico-resistenza minaccia l’Italia, e non solo per l’abuso di farmaci antibiotici nel trattamento di molte patologie – e spesso inappropriato – ma anche in urologia dove, secondo gli specialisti, il fenomeno di manifesta in circa il 40% delle cistiti, cosi come per altre infezioni del tratto urogenitale.

Un’emergenza di sanità pubblica
«Ormai da tempo – spiega Vincenzo Mirone, professore ordinario di Urologia all’Università Federico II di Napoli e segretario generale della Siu – questa problematica è una vera e propria priorità di sanità pubblica a livello mondiale. Non soltanto per le importanti implicazioni cliniche, ma anche per la ricaduta economica delle infezioni da batteri antibiotico-resistenti, dovuta al costo aggiuntivo richiesto per l’impiego di farmaci e procedure più costose, per l’allungamento delle degenze in ospedale e per eventuali invalidità. Le infezioni urologiche, per la loro larga incidenza e per il fatto che sono spesso sottovalutate e trattate autonomamente dal paziente, sono uno dei motivi principali dello sviluppo di tali resistenze. Basti pensare alle cistiti nelle giovani donne. C’è poi il problema dell’autoprescrizione che è un dato non stimabile, ma molto diffuso».

Evitare il fai da te
«Di fronte a una cistite batterica è importante il riconoscimento del germe e l’utilizzo dell’antibiotico giusto, per il tempo giusto e la concentrazione giusta – conclude Mirone – Quando si insiste nell’uso di antibiotici, non solo si rischia lo sviluppo di resistenze ma si uccide fra l’altro anche la flora batterica normale che gli esseri umani hanno a livello intestinale e che ha un ruolo fondamentale nel mantenere il nostro benessere».

Un batterio minaccia l’umanità
A gettare benzina sul fuoco sono anche gli scienziati riuniti a un altro congresso: quello dell’American Society for Microbiology. Qui hanno lanciato un allarme indirizzato ai Governi e i responsabili dei sistemi sanitari, che non dovrebbero assolutamente sottovalutare. I ricercatori hanno avvertito di un batterio che contiene un gene chiamato Mcr-1, il quale si sta diffondendo nel mondo a una velocità incredibile e, soprattutto, non prevista. Il batterio è stato scoperto 18 mesi fa, ed è già stato trovato nel 25% dei pazienti ricoverati in ospedale in alcune aree della Cina, e poi individuato anche negli Stati Uniti e in altri 20 Paesi al mondo.

Resiste pure all’ultima arma efficace
L’ultima spiaggia degli antibiotici è rappresentata dalla Colistina, un farmaco molto potente che resta l’unica arma contro alcuni dei batteri divenuti multi-resistenti. Solo che l’Mcr-1 è resistente anche alla Colistina, cosa che di fatto complica di non poco le cose. Se infatti non si trovano altri farmaci in grado di combattere questi batteri si potrebbe verificare un’ecatombe – che metterebbe in serio pericolo l’esistenza della specie umana. In più, la colistina è usata in modo massiccio negli allevamenti di animali e pesci, per contenere le sempre più diffuse infezioni. Questo rende di fatto sempre più resistenti i batteri che poi ci ritroviamo in tavola o nelle acque che beviamo.

Una apocalisse antibiotica
Gli scienziati temono che in un futuro molto prossimo si possa rischiare la vita anche in seguito a banali infezioni oppure interventi chirurgici oggi di routine come l’asportazione dell’appendice. In molti hanno prospettato un possibile ritorno ai tempi bui prima della scoperta della penicillina, quando si moriva per un’influenza o per una semplice ferita che s’infettava. Gli esperti sono concordi che per l’umanità la resistenza batterica potrebbe presto trasformarsi in una apocalisse antibiotica. Ora, sia l’OMS che le Nazioni Unite, insieme al Wellcome Trust e i Governi di diversi Paesi si augurano che le case farmaceutiche promuovano al più presto nuove ricerche per lo sviluppo di nuovi farmaci che possano contrastare il fenomeno. Per questo si è anche organizzata questa settimana a Berlino una conferenza per discutere del problema e stimolare la ricerca.

Antibiotico resistenza: ecco il tallone di Achille dei batteri killer
La drammatica questione della resistenza batterica, che gli scienziati hanno definito una vera e propria Apocalisse, potrebbe essere in qualche modo risolta grazie a una scoperta dei ricercatori dell’University of Bristol School of Cellular and Molecular Medicine. Nello specifico, gli scienziati hanno scoperto quello che potrebbe essere il ‘tallone di Achille’ dei batteri resistenti in un enzima particolare, il quale svolge un ruolo molto importante nella resistenza agli antibiotici rispetto ad altri meccanismi che agiscono come una barriera ai farmaci antibiotici beta-lattamici, come per esempio penicilline, cefamicine, cefalosporine eccetera.

Il tallone di Achille
in questo studio, pubblicato in contemporanea su due riviste scientifiche: Journal of Antimicrobial Chemotherapy Molecular Microbiology, gli autori hanno scoperto che una combinazione di due enzimi-inibitori insieme all’antibiotico aztreonam (come per esempio il Primbactam) è stata in grado di uccidere alcuni dei più noti batteri resistenti. L'obiettivo per l'enzima beta-lattamasi potrebbe rendere possibile la reversibilità di una «percentuale significativa» della resistenza agli antibiotici, scrivono i ricercatori. «La nostra ricerca batteriologica ha ulteriormente dimostrato che le beta-lattamasi sono il vero tallone di Achille della resistenza agli antibiotici nei batteri che uccidono migliaia di persone nel Regno Unito ogni anno», ha concluso il dottor Matthew Avison. Speriamo che si possa presto trovare una soluzione efficace e duratura a questo spinoso problema.

Oms: in sviluppo 51 nuovi antibiotici, ma solo 8 sono innovativi. Timori per la lotta alla resistenza
E’ appena stato pubblicato il nuovo Antibacterial agents in clinical development pubblicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Qui emerge che l’emergenza sulla resistenza agli antibiotici da parte dei batteri è sempre più drammatica. Il mondo, avverte l’Oms, sta per esaurire gli antibiotici. Ecco perché è vitale che se ne sviluppino di nuovi e, soprattutto, efficaci. Ma, dei 51 nuovi antibiotici che sono già in fase avanzata di sviluppo, sono solo otto quelli veramente innovativi, secondo gli esperti dell’Oms. «La resistenza agli antibiotici è un’emergenza globale – afferma il direttore generale dell’Oms Tedros Ghebreyesus – C’è un bisogno urgente di più investimenti in ricerca e sviluppo, altrimenti torneremo in un’epoca in cui le persone temevano le più comuni infezioni, e rischiavano la vita per semplici interventi chirurgici».

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Gli attuali farmaci antibiotici
Nel rapporto si legge che la maggior parte dei farmaci attualmente in fase di sviluppo e sperimentazione clinica sono in realtà soltanto «modifiche delle classi esistenti di antibiotici e sono solo soluzioni a breve termine», mentre sarebbe necessario lo sviluppo di nuovi antibiotici, che non siano una ‘fotocopia’ leggermente modificata di quelli esistenti. Ecco perché, allo stato attuale, gli autori del rapporto hanno trovato «ben poche potenziali opzioni di trattamento per quelle infezioni antibiotico resistenti individuate dall’OMS come la più grande minaccia per la salute, inclusa la tubercolosi resistente ai farmaci che uccide circa 250mila persone ogni anno».
«La resistenza antimicrobica è un’emergenza sanitaria globale che pregiudicherà seriamente i progressi della medicina moderna», sottolinea il dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus.

Le dodici classi di patogeni
Oltre alla tubercolosi multi resistente ai farmaci, l’OMS ha individuato 12 classi di patogeni prioritari, alcuni dei quali causano infezioni comuni come la polmonite o le infezioni delle vie urinarie. Tutti questi sono sempre più resistenti agli antibiotici esistenti e necessitano urgentemente di nuovi trattamenti. Nel totale, il rapporto ha identificato 51 nuovi antibiotici e farmaci biologici nello sviluppo clinico per trattare la resistenza degli agenti patogeni, nonché la tubercolosi e l’infezione diarroica mortale da Clostridium difficile. Tuttavia, come detto, soltanto 8 rispecchiano i criteri di innovazione. Esiste poi una grave mancanza di opzioni di trattamento per la tubercolosi multiforme e farmaci ad ampio spettro contro gli agenti patogeni gram-negativi, tra cui Acinetobacter e Enterobacteriaceae (come Klebsiella e E.coli) che possono causare infezioni gravi e spesso mortali che sono una particolare minaccia negli ospedali e nelle case di cura, riporta ancora il comunicato Oms.
«Le case farmaceutiche e i ricercatori devono concentrarsi urgentemente sui nuovi antibiotici contro alcuni tipi di infezioni estremamente gravi che possono uccidere i pazienti in pochi giorni perché non abbiamo alcuna linea di difesa», avverte la dott.ssa Suzanne Hill, direttore del Dipartimento di medicinali essenziali presso l’OMS.

Contrastare la minaccia
Il 4 settembre 2017, Paesi come Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Sudafrica, Svizzera e Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, insieme al Wellcome Trust, hanno impegnato più di 56 milioni di euro per contrastare la minaccia della resistenza agli antibiotici. Questa alleanza è stata chiamata Global Partnership per la ricerca e lo sviluppo antibiotici (noto come GARDP).
«La ricerca sulla tubercolosi è seriamente insufficiente, con solo due nuovi antibiotici per il trattamento della tubercolosi resistente ai farmaci che hanno raggiunto il mercato in oltre 70 anni – afferma il dott. Mario Raviglione, direttore del programma globale della tubercolosi dell’OMS – Se dobbiamo eradicare la tubercolosi, occorrono urgentemente più di 800 milioni di dollari l’anno per finanziare la ricerca di nuovi farmaci antitubercolari».
I nuovi trattamenti da soli, tuttavia, non saranno sufficienti per combattere la minaccia della resistenza antimicrobica – sottolinea ancora l’OMS. L’Organizzazione fa inoltre sapere che sta lavorando con Paesi e partner per migliorare la prevenzione e il controllo delle infezioni e promuovere l’uso appropriato degli antibiotici esistenti e futuri. L’OMS sta infine sviluppando orientamenti per l’uso responsabile degli antibiotici nei settori umano, animale e agricolo.

Riferimenti:
[1]. Read AF, Woods RJ. Antibiotic resistance management. Evol Med Public Health. 2014 Oct 28;2014(1):147. doi: 10.1093/emph/eou024. PubMed PMID: 25355275; PubMed Central PMCID: PMC4228198.

[2]. Centers for Disease Control and Prevention, Office of Infectious Disease Antibiotic resistance threats in the United States, 2013. Apr, 2013.

[3.] Golkar Z, Bagasra O, Pace DG. Bacteriophage therapy: a potential solution for the antibiotic resistance crisis. J Infect Dev Ctries. 2014 Feb 13;8(2):129-36.