22 ottobre 2019
Aggiornato 16:00
Tubercolosi

Roma, ennesimo caso di Tubercolosi al Fatebenefratteli

Ancora un altro caso di Tubercolosi al Fatebenefratelli all’Isola Tiberina. Con questo si arriva a sette, quasi tutti operatori sanitari

Ennesimo caso di tubercolosi. In quattro mesi il conto delle vittime sale a sette. L’ultimo ricoverato in isolamento al Fatebenefratelli di Roma, all’Isola Tiberina. L’uomo, di soli 35 anni, lavorava in un bar interno. I dettagli della vicenda.

Non è un operatore sanitario
Ciò che stupisce di questo caso è che non si tratta di un operatore sanitario come era accaduto in precedenza alle altre sette vittime. Questa volta, a essere colpito, è un uomo giovane di trentacinque anni che lavorava in un bar interno all’ospedale. Secondo le prime ricostruzioni non avrebbe avuto contatti (consapevoli) con persone affette da tubercolosi.

Confermata la diagnosi
In seguito ai sintomi accusati dall’uomo sono stati prontamente effettuati accertamenti: radiografia e Tomografia Assiale computerizzata hanno confermato che si tratta proprio della tubercolosi. Attualmente è stato ricoverato nel reparto malattie infettive del Fatebenefratelli ma è in attesa di essere trasferito all’ospedale Spallanzani di Roma, specializzato in questo genere di patologie. È importante sottolineare che la diagnosi di TBC non significa che si possa evolvere in tubercolosi conclamata.

Situazione sotto controllo
«La situazione è sotto controllo. Il caso di sospetta tbc è stato subito messo in isolamento, come da protocollo, e quindi trasferito in altra struttura specializzata nella cura delle malattie infettive. Stiamo monitorando e gestendo il focolaio dei casi di infezione fin qui registrati e stiamo mettendo in atto le misure preventive contro il rischio di trasmissione a pazienti e a operatori», ha dichiarato il team del Fatebenefratelli, riferendosi anche ai precedenti casi di contagio. Le altre sei persone affette da TBC erano medici dell’ospedale o studenti. Mentre l’ultimo era un impiegato del bar interno. «Abbiamo già fatto uno screening massiccio su circa un quarto degli operatori dell’Ospedale partendo dalle aree più a rischio. Non è escluso che possano essere identificati altri sporadici casi sospetti, individuati precocemente nella fase ancora non contagiosa e che addirittura potrebbero non evolversi mai in malattia».