12 luglio 2020
Aggiornato 04:30
Crisi epilettica al ristorante

Crisi epilettica al ristorante. La ristoratrice: «Dovresti restartene a casa»

Un episodio di discriminazione che ha fatto stare tutti a bocca aperta. La ristoratrice rimprovera il marito per aver portato nel suo locale la moglie affetta da epilessia

Crisi epilettica al ristorante
Crisi epilettica al ristorante Shutterstock

Non sempre nei locali italiani si trova una dei migliori esempi di servizio e cordialità. In alcuni casi, si sa che più che un problema di crisi economica, è un problema di gentilezza quello che fa fuggire i propri clienti. Probabilmente uno di questi è quello accaduto a Pesaro Urbino quando una ristoratrice inveisce contro una povera cliente in preda a una crisi epilettica.

Da mettersi le mani nei capelli
Per alcune persone potrebbe sembrare incredibile che alcuni episodi accadano ancora ai giorni nostri, e per di più, davanti agli occhi allibiti dei clienti del locale. Una giovane coppia si era recata presso un locale di Morotta di Fano per mangiare una pizza. Qualcosa però, va storto, e la povera donna si sente male: è in piena crisi epilettica. Ma la ristoratrice anziché pensare a soccorrerla la sgrida pure.

Le parole della ristoratrice
«Gente come voi dovrebbe restare a casa propria senza andare in giro a spaventare la clientela degli onesti ristoratori». Secondo le ultime ricostruzioni sono state queste le parole della ristoratrice di Marotta di Fano (Pesaro Urbino). A raccontarla è stata Rosa Cervellione, presidente della Fie (Federazione italiana epilessia), la quale ha mostrato, in un video pubblicato su Facebook, l’incredibile storia di Susanna e suo marito.

Cosa è accaduto al ristorante?
Secondo quanto dichiarato da alcuni testimoni non è accaduto niente di terribile. La donna, ha avuto una crisi epilettica, ha perso conoscenza ed è caduta a terra. Un paio di clienti l’hanno soccorsa insieme al marito. Dopo breve tempo Susanna – di 47 anni – ha cominciato a stare meglio ed è stata riaccompagnata a casa. Quindi i clienti del ristorante non hanno subito nessun trauma, né se ne sono andati. Perciò le parole della ristoratrice non avevano nessun motivo di essere pronunciate.

La gente è rimasta allibita per tutt’altro
Probabilmente, se la clientela del ristorante è rimasta allibita per qualche motivo, quello non è di certo la crisi epilettica della povera Susanna. Se c’era una valida ragione per rimanere sbigottiti da qualcosa queste erano le parole della ristoratrice, che ha avuto il coraggio di rimproverare i due coniugi al momento del pagamento. «Ma non è tutto: l’uomo è stato invitato ad andare a mangiare le sue pizze, nel frattempo prontamente incartate, a casa sua, continua Rosa Cervellione. «La vorrei pregare di mettere un cartello all’ingresso del suo locale con scritto ‘Qui le persone con epilessia non sono gradite’. Certo mi rendo conto che è una cosa un po’ pericolosa perché il resto della sua clientela, quella fatta di persone civili, quelle persone che sanno che avere una malattia non è una colpa della quale vergognarsi, potrebbero scegliere di non frequentare il locale di una persona che ha fatto della discriminazione la propria bandiera». Quello che è certo, infatti, è che, con un cartello di questo genere non entrerebbe neppure una persona totalmente sana sapendo che la ristoratrice fa questo genere di discriminazioni. Senza contare – continua Cervellione – che «le persone con epilessia sono l’1% della popolazione nazionale e con i loro amici e familiari rappresentano una bella fetta di mercato».

Purtroppo non è la sola
Purtroppo la dura realtà è che nel 2017 – tempo in cui l’ignoranza non dovrebbe più esistere – ci sono ancora persone che fanno questo genere di disparità: «numerosi altri casi di discriminazione sono stati segnalati alla Federazione Italiana Epilessie: una ragazza che ha avuto una crisi mentre era alla fermata dell’autobus, non ha ricevuto soccorso dai passanti ai quali ha chiesto aiuto; diversi lavoratori, dopo avere avuto una crisi epilettica sul posto di lavoro, sono stati relegati in mansioni sempre più marginali, sino ad essere sospesi e poi licenziati; innumerevoli studenti, vengono sistematicamente esclusi dalla partecipazione alle gite scolastiche, con vari pretesti e un’unica verità: la scuola non intende farsi carico della gestione di uno studente con epilessia. E l’elenco potrebbe essere ancora molto molto lungo», conclude Cervellione. Insomma tutti dovrebbero conoscere la condizione in cui si trova questa povera gente ma nessuno si scomoda a per fare un piccolo sforzo e imparare a comprenderla. Lo farà solo (e se) capiterà anche a lui/lei. D’altro canto l’epilessia può insorgere a qualsiasi età.