18 giugno 2019
Aggiornato 08:00
Virus e batteri in palestra

Bimbi vittime di infezioni in palestra. I pediatri spiegano come difendersi da herpes o mrsa

I pediatri dell’American Academy of Pediatrics (AAP) hanno rilasciato quelle che sono le linee guida per proteggere i bambini dalle infezioni in palestra. Le infezioni più comuni sono l’herpes, il pericoloso Staffilococco resistente alla meticillina (Mrsa), il piede d’atleta e così via

Infezioni in palestra sono molto diffuse
Infezioni in palestra sono molto diffuse ( Shutterstock )

STATI UNITI – Prendersi un’infezione in palestra o negli spogliatoi è più facile di quello che si crede. E a esserne vittime non sono solo gli adulti, ma più spesso i bambini – che magari non prestano particolare attenzione ai fattori di rischio. Per questo motivo i pediatri della American Academy of Pediatrics (AAP) per voce del dottor H. Dele Davies hanno pubblicato sulla rivista Pediatrics le linee guida – rivolte a genitori e allenatori – da seguire per evitare le infezioni e la diffusione di queste.

Non solo problemi fisici convenzionali
Quando si pratica sport o si ha un figlio che fa ginnastica, una delle principali preoccupazioni sono i possibili trami fisici, come fratture, distorsioni e via dicendo. Ma un aspetto poco considerato, ma non per questo di grande impatto sulla salute, sono le infezioni. Tutti ne possono essere colpiti, ma in particolar modo i più piccoli. «Far parte di una squadra è divertente, stimolante e un modo salutare per i ragazzi per lavorare in gruppo – spiega H. Dele Davies – Ma devono imparare l'importanza di una buona igiene». Difatti, scrivono gli autori, alcune di queste infezioni possono essere particolarmente gravi se non trattate, e gli allenatori e le scuole dovrebbero essere consapevoli del come identificare, gestire e prevenire queste infezioni per evitare le epidemie tra i bambini e gli atleti.

Le infezioni più diffuse
Sono molte le infezioni che si diffondono tra i frequentatori di palestre e gli sportivi. L’elenco stilato dai pediatri è decisamente lungo e preoccupante, anche perché alcune infezioni come l’MRSA, lo Staffilococco resistente alla meticillina, come dice la parola stessa è del tipo resistente agli antibiotici – e pertanto di difficile cura. Si stima dal 10 al 23% degli atleti e dei calciatori presenta una colonizzazione da MRSA sulla pelle, il quale anche se di per sé non porta alla malattia può comunque trasmetterla se si viene a stretto contatto con qualcuno che ha una ferita. Altro batterio pericoloso ma diffuso è quello del gruppo A β-hemolytic Streptococcus (GABHS). Vi è poi un altro virus molto diffuso: quello dell'herpes. Questo tenace virus è presente in diverse forme, dal cosiddetto 'herpes gladiatorum', o 'herpes da tappetino', che colpisce l'8% dei lottatori e anche chi pratica yoga, fimo all'herpes rugbiorum, tipico dei campi da rugby. A corredo di questi agenti patogeni, negli spogliatoi e nelle piscine si trovano spesso agenti infettivi e funghi come quello che causa il cosiddetto piede d’atleta, e poi i parassiti della scabbia o i pidocchi. Senza dimenticare le malattie esantematiche tipiche dell’infanzia (e non solo) come per esempio il morbillo. «Gli allenatori sono responsabili di assicurare che l'attrezzatura sia pulita e disinfettata regolarmente – sottolineano gli esperti – e di controllare la presenza di eventuali lesioni sulla pelle».

Anche per i genitori
Oltre agli allenatori, i pediatri dell’AAP si rivolgono anche ai genitori ricordando loro alcune regole che andrebbero seguite. «Insegnate ai bambini a controllare regolarmente la pelle – avvertono i pediatri – alla ricerca di tagli, escoriazioni o arrossamenti. Enfatizzate le principali norme igieniche, come lavarsi le mani frequentemente, fare sempre la doccia dopo lo sport, indossare biancheria pulita e usare le ciabatte negli spogliatoi. Ricordate ai vostri figli di evitare di condividere bottiglie d'acqua, bicchieri, sapone, rasoi, spugne o altri effetti personali. Parlate con gli allenatori del loro atteggiamento nei confronti delle malattie, gli atleti non dovrebbero allenarsi o giocare se hanno un'infezione attiva. Rimanete aggiornati con le vaccinazioni, per evitare la trasmissione di virus aerei come il morbillo».

Controlli e profilassi
Infine, gli autori raccomandano che siano eseguiti degli screening degli atleti e di chi pratica sport affinché le infezioni non siano veicolate e diffuse. Poi, per coloro che sono risultati positivi e che devono seguire una terapia antibiotica dovrebbe essere interdetto l’accesso alle palestre per almeno 24 ore dopo l’inizio della cura o profilassi. In linea generale, tuttavia, in base al tipo di infezione il trattamento raccomandato dagli esperti prevede dai 3 agli 8 giorni di isolamento degli atleti infetti. Questa misura, secondo i ricercatori, potrebbe essere in grado di contenere i focolai in più del 90% dei casi.

Oltre a ciò, gli sforzi per ridurre la trasmissione dovrebbero includere un esame delle lesioni cutanee o su aree esposte nelle persone con una familiarità per le infezioni mucocutanee. L’esclusione di tutti gli atleti con queste lesioni dalle gare o competizioni fino a quando non presentino una dichiarazione scritta del medico indicante che la loro condizione non è più infettiva. Una meticolosa pulizia dei tappeti e dei tappetini con una soluzione preparata con candeggina e acqua. Infine, per evitare infezioni future, gli atleti con una storia di infezioni da herpes ricorrenti «dovrebbero essere considerati per far loro seguire una terapia antivirale soppressiva».