19 dicembre 2018
Aggiornato 16:00

Antibiotico o no? Arriva il test che ti dice se l’infezione è batterica o virale

Nella lotta all'abuso degli antibiotici arriva il test che permette di distinguere le infezioni batteriche da quelle virali. Una rivoluzione

Il test MeMed BV
Il test MeMed BV (Waidid)

Colpiti da un’infezione o una malattia infettiva. Che fare? È il caso di prendere un antibiotico o no? Dipende. Infatti, come risaputo, nel caso di un infezione virale (ossia da virus) non bisogna assolutamente prendere l’antibiotico, poiché non solo si potrebbe peggiorare la situazione, ma ci si predispone alla resistenza batterica. Ecco perché è fondamentale poter distinguere rapidamente un’infezione virale da un’infezione batterica.

Il test che svela l’arcano
Nella lotta all’abuso di antibiotici e alla resistenza batterica, un aiuto arriva da un nuovo test diagnostico che offre al medico – e al paziente – la risposta sul trattamento corretto e adeguato da somministrare al paziente. La novità si chiama MeMed BV™, ed è un rivoluzionario test che consente di stabilire, attraverso la risposta del sistema immunitario all’infezione, se necessario ricorrere all’uso di antibiotici o no. A lavorare al progetto, nato dall’idea di una start-up israeliana, sono Germania, Olanda, Svizzera e Italia. Rappresentante del nostro Paese è la prof.ssa Susanna Esposito, Presidente WAidid e Ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Perugia, che proprio in occasione della World Antibiotic Awarness Week (12-18 novembre) si è riunita ad Haifa, in Israele, con alcuni tra i maggiori esperti di infettivologia pediatrica per sviluppare ulteriormente l’innovativo test così da renderlo disponibile nella diagnosi rapida.

Come funziona il test
Questo test – riporta la nota Waidid – analizza la risposta immunitaria alle infezioni. Nello specifico, misura le concentrazioni nel sangue di tre proteine (TRIAL, IP-10, proteina C reattiva), che aumentano o diminuiscono in risposta a batteri o virus. MeMed BV™ è stato sviluppato grazie a finanziamenti della Comunità Europea nel programma Horizon 2020 ed è stato convalidato da studi clinici condotti in doppio cieco a livello paneuropeo, con la partecipazione per l’Italia della Clinica Pediatrica e della Struttura di Microbiologia dell’Università degli Studi di Perugia. È  stato di recente approvato per uso clinico nell’Unione Europea, in Svizzera (CE-IVD) e in Israele.

La piaga della resistenza batterica agli antibiotici
Secondo recenti stime, sono circa 700mila i casi di infezioni antibiotico-resistenti registrati in Europa nel 2015, a cui sono attribuibili oltre 33mila decessi. Stime che corrispondono a un’incidenza di 131 casi di infezione antibiotico-resistente per 100 mila abitanti e a 6,44 decessi per 100 mila abitanti[1]. Solo nel nostro Paese sono circa 10mila i decessi correlati alla resistenza batterica agli antibiotici, un terzo di tutti i decessi legati a questo fenomeno a livello europeo[2] – tanto che l’Italia si è guadagnata la maglia nera in quest’ambito. «Si tratta di dati allarmanti – ha commentato la prof.ssa Susanna Esposito, Presidente WAidid e Ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Perugia – che impongono all’Italia di intervenire concretamente per contrastare il fenomeno dell’antibiotico-resistenza. Con lo sviluppo di questo test, l’Università degli Studi di Perugia si fa portavoce di un impegno che mira a ridurre la resistenza agli antibiotici sia a livello internazionale sia nella pratica clinica quotidiana. Si tratta – prosegue Esposito – di una importante rivoluzione in campo diagnostico: il test interpreta i segnali del sistema immunitario e distingue con una sensibilità superiore al 90% le infezioni batteriche da quelle virali. Questo consente al medico di prescrivere i farmaci in maniera più consapevole, limitando l’uso di antibiotici che si rivela non necessario in oltre il 50% delle prescrizioni»

Un test rapido e preciso
La necessità di ottenere i risultati in tempi brevi ha inoltre portato allo sviluppo di MeMed Key™, una pionieristica piattaforma di piccole dimensioni e di facile utilizzo che consente di eseguire il test in 15 minuti e che garantisce livelli di precisione uguali a quelli delle grandi piattaforme di analisi immunologiche disponibili presso laboratori centralizzati. Si tratta di un dispositivo Point-of-Care (POC), eseguibile vicino al paziente o nel luogo nel quale viene fornita l’assistenza sanitaria. I risultati, pronti in tempi brevi, permettono al medico di individuare in maniera tempestiva la terapia corretta da somministrare al paziente. A differenza della maggior parte delle soluzioni convenzionali che cercano di rilevare batteri o virus – prosegue la nota Waidid – questo approccio offre vantaggi che vanno al di là della velocità e della precisione: è, infatti, possibile diagnosticare casi in cui l’infezione è localizzata in sedi non facilmente accessibili, poiché i biomarcatori immunitari studiati circolano in tutto il corpo. Può inoltre prevenire falsi allarmi dovuti al rilevamento di batteri o virus che sono semplici spettatori e non causano la malattia e, infine, identifica infezioni batteriche aggressive al loro esordio. Il test è pertanto un prezioso strumento nella lotta contro i batteri resistenti, una delle maggiori sfide del nostro tempo per il settore sanitario, che potrà trovare applicazione non solo nei reparti ospedalieri ma anche nelle strutture di Pronto Soccorso e negli ambulatori.

Bibliografia: [1] Centro Europeo per il Controllo delle Malattie (Ecdc) – [2] Sorveglianza dell’antibiotico-resistenza dell’Istituto Superiore di Sanità (Ar-ISS).