31 maggio 2020
Aggiornato 19:30
San Camillo e trapianto di cuore

Morto dopo il trapianto di cuore al San Camillo. Dopo la bufera interviene l'Ordine dei Medici

In merito alla vicenda dell'uomo morto dopo il trapianto di cuore all'ospedale San Camillo di Roma, scende in campo anche l'Ordine Provinciale di Roma dei medici: questi fatti e accuse «accentuano il sentimento di abbandono e di paura»

Trapianto di cuore
Trapianto di cuore Shutterstock

ROMA – Dopo il tragico evento dell’uomo morto dopo un trapianto di cuore all’Ospedale San Camillo di Roma, di cui si sa discutendo molto in questi giorni, tra scambi di accuse, smentite e chi più ne ha più ne metta, ecco che scende in campo anche l’Ordine Provinciale di Roma dei Medici. «In merito allo sfortunato e tragico esito del trapianto cardiaco effettuato un anno fa presso l'ospedale S. Camillo della Capitale», il presidente dell'Ordine provinciale di Roma dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri (OMCeO), Giuseppe Lavra, chiede «grande cautela e senso di responsabilità a chi interviene sulla dolorosa vicenda, sia per riportare i fatti sia per commentarli e giudicarli. Ciò per non alimentare un generalizzato e ingiustificato discredito sulla professione medica, dannoso prima di tutto per la collettività e per l'indispensabile rapporto di fiducia con i pazienti».
«Desta preoccupazione – avverte Lavra – affermare, per esempio, che non si può morire a seguito di un trapianto di cuore, poiché questo è in palese contrasto col sapere medico scientifico attuale che ci informa che la mortalità peri-operatoria, cioè entro 30 giorni, è del 10%. Questo tipo di affermazioni – prosegue il presidente dei camici bianchi della Capitale – suscitano inevitabilmente un pericoloso e ingiusto discredito su tutta la professione medica, incrementando così la sfiducia dei cittadini verso i servizi sanitari».

Sentimento di abbandono
«Inoltre e al contempo, accentuano il sentimento di abbandono e di paura che attualmente vivono medici nell'esercizio dei propri compiti, sentimento responsabile della cosiddetta, e inutilmente costosa, medicina difensiva – conclude Lavra – A fronte di cronache a volte superficiali e di giudizi non adeguatamente ponderati, come Ordine, posto a tutela sia dei cittadini sia della professione medica, non possiamo non chiederci quale possa essere ora lo stato d'animo dei circa mille cardiochirurghi italiani che quotidianamente entrano in camera operatoria per salvare la vita delle persone assistite».

Evitare la divulgazione di dati sensibili
A tale proposito, l'Ordine di Roma auspica nuovamente che le valutazioni di carattere medico-legale siano considerate dati sensibili e come tali non oggetto di divulgazione a mezzo stampa, quantomeno nella delicata fase di doverose indagini in corso; sempre nella presunzione che in quest'ambito siano rigorosamente rispettati tutti i precetti previsti dal Codice deontologico medico in materia.

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