19 gennaio 2020
Aggiornato 19:00
Monsanto e glifosato

«Monsanto sapeva che il glifosato era cancerogeno ma ha continuato a usarlo»

In un'inchiesta di Huffington Post i giornalisti avrebbero dimostrato che Monsanto avrebbe giocato sporco e avrebbe continuato a usare il glifosato anche se era cancerogeno. Avrebbe anche ideato strategie per screditare la ricerca

Glifosato e Monsanto
Glifosato e Monsanto Shutterstock

Come sempre più spesso accade, solo dopo anni noi poveri mortali veniamo a conoscenza della pericolosità di materiali, alimenti o sostanze potenzialmente fatali. Questa svolta spunta una nuova teoria secondo la quale Mosanto già tre anni fa sapeva benissimo che il glifosato – un noto erbicida – sarebbe stato etichettato come cancerogeno. Ma avrebbe continuato a usarlo come se niente fosse.

La notizia dell’Huffington Post
I primi a dare la notizia sono stati i giornalisti dell’Huffington Post. Secondo quanto riportato nell’articolo, da almeno tre anni i dirigenti di Monsanto sapevano che prima o poi sarebbe arrivato un grave problema: L’Iarc - l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro che fa parte dell’Organizzazione mondiale di sanità – avrebbe dichiarato il glifosato una sostanza cancerogena. Peccato che la multinazionale da sempre, ne utilizza a chili.

Tutto inzia a settembre 2014
Pare che la storia inizi a settembre del 2014, momento in cui proprio Monsanto è stata oggetto di controllo da parte della IARC. I dossier interni che sono stati elaborati in seguito alla visita dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, evidenziano come fosse totalmente intuibile che presto sarebbe emersa la relazione tra glifosato e cancro. Una mail scritta da uno scienziato della Monsanto riporta: «Abbiamo anche delle vulnerabilità potenziali in aree che IARC prenderà in considerazione, vale a dire esposizione, genetica e modalità d’azione». Pare che l’azienda si stava già organizzando per reagire nel momento in cui tutti un giorno avrebbero saputo la verità.

La guerra è solo all’inizio
L’articolo di Huffington post mette in risalto come Monsanto si stesse per preparare a una vera e propria guerra in risposta a IARC. Infatti aveva già preventivato di sguinzagliare esperti di lobbing, squadre di PR e scienziati che potessero scendere in campo. Secondo Peter Infante, epidemiologo che ha lavorato quasi venticinque anni per il governo degli Stati Uniti e che da tempo studia i rischi di cancro per gli addetti ai lavori dichiara: «quello che mi pare evidente per Monsanto è che c’era prova di cancerogenicità».

La strategia
Secondo quanto emerge da alcune indagini, il piano di Monsanto era molto semplice: screditare la valutazione dell’IARC. Per farlo avrebbe appunto avuto il sostegno di scienziati – probabilmente pagati profumatamente. La strategia attuata avrebbe così coinvolto persone che lavoravano per Monsanto, esperti di marketing pedine esterne le cui dichiarazioni sarebbero state abilmente manovrate a piacere. Inutile dire che buona parte della campagna di screditamento sarebbe avvenuta anche per mezzo dei social.

Cancerogenità già dichiarata
Il problema comincia a nascere già nel 2015 quando la IARC conferma che il glifosato è cancerogeno negli animali. Sarebbero state però necessarie ulteriori verifiche sugli esseri umani. La sostanza sarebbe anche stata etichettata come disruttore endocrino. In seguito ai commenti di Monsanto sui risultati della ricerca, l’AIFA dichiara improbabile l’associazione tra cancro e glifosato negli esseri umani. Persino l’Echa (agenzia europea per le sostanze chimiche) fece la stessa asserzione, ma stranamente disse che era particolarmente tossica per flora e fauna. Ora ci sarebbe da chiedersi: come mai è tossica per tutti fuorché per gli esseri umani? Verrebbe quasi naturale pensare che alcune aziende siano riuscite in qualche modo a manipolare i risultati di alcune evidenze scientifiche. Ma per questo, non c’è certezza. D’altro canto i bias scientifici sono all’ordine del giorno e non certo solo sul glifosato. Quello che possiamo dire è che alcuni stati come la Francia e la Svezia hanno detto no ai 10 anni di proroga per il glifosato. E l’Italia come si pronuncerà all’idea di un eventuale rinnovo?