24 ottobre 2019
Aggiornato 06:30
Virus Hiv e Aids

HIV e Aids, scoperti nuovi anticorpi che attaccano il 99% dei ceppi virali

Gli scienziati hanno realizzato un anticorpo tri-specifico che è stato trovato essere attivo contro il maggior numero di ceppi virali dell’HIV, e funziona meglio rispetto ai singoli anticorpi naturali. Una scoperta eccezionale commentano gli esperti

HIV e AIDS, c'è un anticorpo trifasico che funziona
HIV e AIDS, c'è un anticorpo trifasico che funziona Shutterstock

CALIFORNIA – Un team di scienziati statunitensi ha condotto uno studio su modello animale e su cellule umane infettate dal virus HIV, testando gli effetti di un anticorpo a tre vertici, ossia tri-specifico, da loro sviluppato. I risultati sono stati entusiasmanti, hanno commentato gli scienziati. Difatti l’anticorpo non solo si è dimostrato più potente di quelli naturali, ma ha attaccato e neutralizzato il 99% dei ceppi virali.

Un successo
Dapprima gli scienziati del dell’Istituto Nazionale di Salute (NIH), in collaborazione con la casa farmaceutica Sanofi, hanno testato questo nuovo anticorpo su un gruppo di scimmie infettate con l’SHIV, una forma di HIV che colpisce i primati. I test hanno rivelato che l’anticorpo proteggeva gli animali da questo potente virus. Allo stesso modo, testando l’anticorpo su cellule umane infettate dall’HIV, si è scoperto che anche in questo caso era efficace nel proteggere dal virus e nel combatterlo, bloccando un numero maggiore di ceppi HIV rispetto agli anticorpi prodotti naturalmente dal corpo. I risultati completi dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Science, e sono il frutto del lavoro di un’equipe formata da ricercatori del NIAID (National Institute of Allergy and Infectious Diseases) e della Sanofi, sotto la guida del dottor John R. Mascola, direttore del NIAID Vaccine Research Center (VRC) e Sanofi Chief Scientific Officer e dal Senior Vice Presidente dottor Gary J. Nabel.

I test sull’uomo
Dopo il successo ottenuto sul modello animale e sulle cellule in laboratorio, il prossimo passo che si accingono a compiere i ricercatori sono gli studi clinici sull’uomo. Si intende valutare gli effetti dell’anticorpo tri-specifico su un campione di persone sieropositive all’HIV e su persone sane, facenti da controllo. L’intenzione è di offrire ai malati e ai sani un rimedio che possa essere utilizzato sia per la prevenzione che per il trattamento a lungo termine dell’HIV. Con l’azione trifasica dell’anticorpo che attacca il virus i tre diverse parti, dovrebbe rendere molto più difficile la sua difesa, rispetto a quanto avviene invece con gli anticorpi singoli naturali. «Le combinazioni di anticorpi che si legano a un’area distinta sull’HIV possono meglio superare le difese del virus nello sforzo per ottenere una prevenzione e un trattamento efficaci a base di anticorpi – ha dichiarato il dottor Anthony S. Fauci – Il concetto di avere un singolo anticorpo che si lega a tre siti unici sull’HIV è certamente un approccio intrigante da perseguire per i ricercatori».

L’anticorpo che vale per tre
I tre segmenti legati all’HIV dell’anticorpo sono basati su tre singoli anticorpi anti-HIV, ognuno dei quali neutralizza in modo potente molti ceppi del virus. Gli scienziati di NIAID e IAVI Neutralizing Consortium dell’Istituto di Ricerca di Scripps a La Jolla, in California, hanno precedentemente isolato questi anticorpi individuali da persone che vivono con l’HIV. Lo sviluppo di questo anticorpo è arrivato dopo che gli scienziati hanno testato decine di anticorpi bispecifici e trispecifici in laboratorio. Alla fine sono riusciti a trovare la combinazione più efficace. Gli anticorpi individuali sono stati combinati in anticorpi trispecifici usando tecnologia proprietaria di Sanofi. La formula più riuscita combina le strutture uniche degli anticorpi HIV, generalmente neutralizzanti chiamati VRC01, PGDM1400 e 10E8v4. La scelta di usare questo anticorpo tri-specifico è stata dettata dalla constatazione che i ceppi di virus SHIV erano sensibili in modo differente agli anticorpi: ossia se uno era efficace, l’altro no. Con questa combinazione, invece, si è riusciti ad agire su la quasi totalità dei ceppi. Quando hanno esposto le scimmie al virus SHIV, si è scoperto che quelle a cui era stato dato l’anticorpo singolo erano state infettate, mentre quelle a cui era stato dato l’anticorpo tri-specifico non si sono ammalate. «La partnership tra NIAID e Sanofi è stata preziosa e ci permette di spostare questo anticorpo trispecifico dal laboratorio e dai test preclinici a quelli realmente clinici», ha commentato il dottor Mascola. I ricercatori sono altresì certi che la capacità degli anticorpi trispecifici di legarsi a tre obiettivi indipendenti in una sola volta, li rende un modello utile per i trattamenti anche di altre malattie infettive, malattie autoimmuni e tumori, e non solo dell’HIV.