12 luglio 2020
Aggiornato 01:30
Inibitori di SGLT-2

Antidiabetici: proteggono le staminali ripara-vasi scongiurando danni cardiovascolari

Gli inibitori del trasporto SGLT-2 non sono solo efficaci contro il diabete ma sembrano avere un sorprendente effetto nel ridurre il rischio di danni cardiovascolari

Inibitori di SGLT-2 proteggono i vasi sanguigni
Inibitori di SGLT-2 proteggono i vasi sanguigni Shutterstock

Si chiamano inibitori di SGLT-2 e sembrano essere la nuova frontiera di farmaci che agiscono come un vero e proprio scudo protettivo: proteggono le cellule staminali che hanno il compito di riparare i vasi sanguigni. Le molecole si troverebbero nei farmaci antidiabetici di nuova concezione. Lo studio presentato al congresso annuale dell’EASD di Lisbona.

Riduzione del rischio cardiovascolare
Da anni la scienza ci dice che molti degli eventi cardiovascolari sono causati anche dalla lipotossicità ovvero da una condizione generalmente associata all’insulino-resistenza. Tra i diretti imputati ci sono alcuni acidi grassi saturi come l’acido stearico che pare sia in grado di modificare negativamente le cellule staminali che hanno il compito di produrre nuovi vasi. D’altro canto alcuni farmaci antidiabetici che usano le molecole inibitrici della SGLT 2 – che frenano il trasporto sodio-glucosio di tipo 2 – pare che come effetto collaterale riducano il rischio cardiovascolare.

Lo studio
Uno studio condotto dalla Società Italiana di Diabetologia e coordinato da Valentina Spigoni ha voluto approfondire le potenzialità dei farmaci antidiabetici che, oltre a ridurre la glicemia, proteggono da eventi cardiovascolari. Sotto la lente, due molecole principali, l’empagliflozin e il dapagliflozin. Queste due sostanze SGLT-2 sono state testate in seguito a indotta lipotossicità da acido stearico. Dai risultati è emerso che i farmaci sono riusciti a ridurre drasticamente l’infiammazione e lo stress ossidativo nelle cellule angiogeniche circolanti (CAC) – le staminali dei vasi sanguigni. Gli effetti sembrano essere simili a quelli che si ottengono con la N-acetilcisteina o con l’amiloride, un diuretico che interviene nel meccanismo sodio/idrogeno. Questo fa pensare che i meccanismi coinvolti siano totalmente indipendenti da SGLT-2, ma che i farmaci che giocano un ruolo chiave su tale meccanismo sia incredibilmente efficaci per ridurre il rischio cardiovascolare.

Una nuova sfida
«Questi dati rappresentano per il nostro laboratorio un’ulteriore sfida per individuare nuovi meccanismi off-target di questa recente classe di farmaci che sta avendo risvolti clinici benefici importanti e, in parte, inaspettati. Un ringraziamento alla Fondazione Diabete Ricerca che finanzierà la prosecuzione dello studio», ha dichiarato Alessandra Dei Cas, professoressa della Divisione di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo del Dipartimento di Medicina e Chirurgia, dell’Università di Parma. «La lipotossicità è uno dei fattori patogenetici che contribuiscono allo sviluppo delle complicanze cardiovascolari nei soggetti con diabete tipo 2. I risultati di questo studio suggeriscono che gli inibitori di SGLT-2 potrebbero esercitare un effetto protettivo sui danni indotti dalla lipotossicità a livello delle angiogeniche circolanti coinvolte nei processi di riparazione vascolare. I risultati di questo studio potrebbero avere promettenti ricadute cliniche in termini di identificazione di nuovi bersagli terapeutici. Sono particolarmente lieto che tali ricerche possano essere presentate in un importante congresso internazionale da una giovane ricercatrice sostenuta dalla SID», conclude Giorgio Sesti, presidente della SID.