Dieta vegana nei bambini

Dieta vegane, no ai bambini sotto i 5 anni e occhio a quella vegetariana

La dieta vegana sempre più diffusa nel nostro paese ma i rischi per la salute sono tantissimi, specie per i bambini piccoli. Gli adulti rischiano la depressione

La dieta vegana è pericolosa per i bambini
La dieta vegana è pericolosa per i bambini (Estrada Anton | Shutterstock)

Diciamo la verità: la dieta vegana è una moda come tutte le altre. Non esistono studi scientifici seri che mettono in evidenza qualche beneficio per la salute. Senz’altro è vero che bisogna ridurre il consumo di prodotti animali per star meglio, ma da qui a prendere decisioni drastiche come l’alimentazione vegana ce ne passa. E se da un lato sono molti i medici che mettono in guardia da un’alimentazione così restrittiva, dall’altro sempre più persone sono vittime della mala informazione – spesso sostenuta da ricerche poco scientifiche come quella pubblicata sul famoso (e ultra criticato) best seller The China Study. Ora sono i pediatri della SIPPS a lanciare l’ennesimo allarme ai genitori che costringono i poveri figli a mangiare solo alimenti vegetali: la dieta vegana non è adatta ai bambini piccoli.

120 studi internazionali
Il fatto che la dieta vegana non sia un bene per la salute dei bambini è il frutto di un attento lavoro scientifico che riguarda ben 120 studi internazionali vagliati grazie al coordinamento di Margherita Caroli, una delle massime esperte di nutrizione pediatrica in Europa. Tra le varie conclusioni a cui gli esperti sono arrivati emerge la possibilità di passare – eventualmente -  a una dieta vegetariana (quindi non vegana) a patto che si consumi una quantità sufficiente di uova, latte e alimenti fortificati con vitamina B12, ferro e omega-3.

L’importanza dei primi mesi di vita
«Deve passare chiaro un messaggio: la salute di ogni individuo si determina in larga parte nei primi mille giorni di vita, compresi quelli trascorsi nell’utero materno», ha dichiarato Vito Leonardo Miniello, docente di nutrizione e dietetica infantile all’università di Bari e vicepresidente della Sipps. Lui, insieme alla Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp), alla Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza (Sima) e alla Società Italiana di Medicina Perinatale (Simp) ha scelto di diffondere una corretta informazione sulla dieta veg in gravidanza, in età pediatrica e in età avanzata. Durante le varie ricerche, infatti, sono stati coinvolti soggetti di ogni genere ed età: mamme, lattanti, bambini e adolescenti.

Dieta inadeguata per i bambini
«Le diete latto-ovo-vegetariane e vegane sono inadeguate al corretto sviluppo del bambino: in chiave neurologica, psicologica e motoria», si legge nel rapporto. «La maturazione cerebrale del bambino avviene in larga parte nei primi due anni di vita - spiega Miniello. Più le diete sono stringenti in questo periodo, maggiori sono le carenze e i rischi a cui si espongono i figli». E la dieta vegetariana non offre di certo tutti i nutrienti di cui abbiamo bisogno. Tra questi emerge la scarsità di ferro, vitamina B12, zinco e l’acido docosaesanoico. D’altra parte siamo esseri evoluti e non siamo scimpanzé, animali a cui basta introdurre solo il 3% di proteine animali. Noi, per sopravvivere, che lo si voglia o meno, abbiamo bisogno di carne.

Mancano le evidenze scientifiche
Come già detto non esiste alcuna evidenza scientifica a sostegno del fatto che la dieta vegana riduca il rischio di alcune malattie. Anzi, semmai è il contrario: la dieta vegana mette a serio rischio la salute e per questa tesi la scienza è in grado di mostrare risultati ottenuti in maniera seria e scrupolosa. E i pediatri devono assolutamente far comprendere tale concetto ai genitori. «Occorre far capire loro che l’integrazione della dieta è imprescindibile, così come la necessità di monitorare in maniera molto più frequente i loro figli».

Chi non consuma la carne soffre di disturbi alimentari
Molti disturbi del comportamento alimentare tra cui bulimia, anoressia e binge eating disorder – si legge nel rapporto – sono tipici proprio degli adolescenti che non consumano la carne o altre cibi animali. Probabilmente i disturbi sono causati da carenze nutrizionali.

Donne in gravidanza che allattano
Secondo quanto emerge dalla ricerca, le donne che allattano dovrebbero farlo per un minimo di due anni: «Una mamma vegetariana o vegana dovrebbe allattare al seno almeno fino ai due anni». D’altro canto pare non siano relazioni tra dieta vegana e parti prematuri: «non ci sono studi che dimostrino una maggiore incidenza di parti prematuri o di aborti, ma è comunque necessario un monitoraggio costante per evitare carenze nutrizionali».

La dieta vegana negli adulti induce la depressione
Un’altra ricerca, condotta dalla Bristol University, suggerisce che vegetariani e vegani hanno un maggiore rischio di soffrire di depressione rispetto a chi segue una dieta più equilibrata come quella mediterranea. Lo studio, pubblicato sul the Journal of Affective Disorder, ha messo in evidenza che oltre alle varie carenze nutrizionali dettate dalla dieta vegana – una su tutte la vitamina B12 – c’è anche l’eccesso di Omga-6 strettamente collegato con i problemi di salute mentale. Ma escludere la carne dalla dieta potrebbe anche portare ad altri sbalzi di umore. «Altri potenziali fattori includono i livelli elevati di fitoestrogeni (estrogeni naturalmente presenti nei legumi) conseguenti principalmente alle diete ricche di verdure e di soia – si legge nel rapporto della Bristol – Un altro potenziale fattore che contribuisce è una più bassa [o nulla] assunzione di pesce, considerata essere associata a un rischio maggiore di sintomi depressivi». Infine, i ricercatori non escludono che la scelta di seguire una dieta restrittiva come quella vegana non sia dettata da una depressione latente. D’altronde avere delle manie o ossessioni come quella di dover mangiare solo determinati tipi di alimenti potrebbe essere facilmente collegato a qualche disturbo mentale. È indubbio che chi sta bene con se stesso non ha paura che un alimento possa nuocere alla propria salute al punto tale da escluderlo totalmente nella propria dieta. Se invece si tratta di un problema etico si potrebbe discutere ore su quando un cespo di insalata non fosse stato vivo fino al momento della raccolta.  

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