Le persone sposate sopravvivono di più

Il matrimonio allunga e salva la vita dopo un infarto

Ricercatori della Aston Medical School di Birmingham hanno scoperto che essere sposati aumenta il tasso di sopravvivenza nei pazienti con malattie cardiache. I risultati dello studio presentati al Congresso ESC di Barcellona

Essere sposati fa sopravvivere di più dopo un infarto o attacco cardiaco
Essere sposati fa sopravvivere di più dopo un infarto o attacco cardiaco (goodluz | shutterstock.com)

BARCELLONA – Si usa dire che il matrimonio è la tomba dell’amore, ma l’essere sposati pare invece che salvi dalla tomba i pazienti che hanno avuto un infarto, aumentando il tasso di sopravvivenza. Questo quanto affermato da un nuovo studio condotto dai ricercatori della Aston Medical School di Birmingham (UK), presentato durante il Congresso della Società Europea di Cardiologia (Esc) in corso a Barcellona. I ricercatori hanno dimostrato che le persone sposate hanno fino al 16% in più di probabilità di sopravvivere dopo un attacco cardiaco rispetto ai pazienti single, non sposati, divorziati o vedovi.

Il più grande studio mai condotto
Questo non è uno studio limitato, ma si presenta come quello più grande mai condotto sul tema. In tutti sono infatti stati coinvolti 929.552 pazienti adulti ricoverati in Inghilterra tra il 2000 e il 2013. Di tutti questi, 25.287 soggetti avevano un attacco cardiaco precedente, 168.431 avevano la pressione alta (ipertensione), 53.055 avevano alti livelli di colesterolo e 68.098 avevano il diabete di tipo 2. Dall’analisi dei dati raccolti, in base alla mortalità, i ricercatori hanno scoperto che il matrimonio era un fattore protettivo per i pazienti che presentavano i tre maggiori fattori di rischio per le malattie cardiache. Nello specifico, i pazienti sposati con colesterolo alto avevano il 16% maggiori probabilità di sopravvivere durante il periodo di studio, i pazienti sposati con diabete di tipo 2 avevano un tasso di sopravvivenza superiore del 14% e i pazienti sposati con pressione sanguigna alta avevano un tasso di sopravvivenza superiore del 10%.

Il vantaggio di essere sposati
Essere sposati pare dunque essere un vantaggio, quando si tratta di malattie cardiovascolari o metaboliche. «Il matrimonio e avere un coniuge a casa offrono sostegno emotivo e fisico a vari livelli che vanno dall’incoraggiare i pazienti a condurre gli stili di vita più sani, aiutandoli a far fronte alle condizioni di salute e aiutarli a rispettare i trattamenti medici – Ha dichiarato in un comunicato stampa il dottor Paul Carter, ricercatore presso l’unità di studio ACALM – I nostri risultati suggeriscono che il matrimonio è un modo in cui i pazienti possono ricevere sostegno per controllare con successo i loro fattori di rischio per le malattie cardiache e, in ultima analisi, sopravvivere a essi. La natura di una relazione è importante e c’è molta evidenza che lo stress e gli eventi stressanti della vita, come il divorzio, sono legati alle malattie cardiache – prosegue Carter –A questo proposito, abbiamo anche scoperto che i pazienti divorziati con alta pressione sanguigna o un attacco cardiaco precedente avevano tassi di sopravvivenza inferiori rispetto ai pazienti con la stessa condizione ma sposati». I fattori di rischio, sottolineano i ricercatori, sarebbero prevenibili – tenuto conto che sono proprio questi a causare l’80% degli eventi cardiovascolari come l’infarto.

Eventi devastanti
«Gli attacchi cardiaci sono eventi devastanti – ha commentato il dott. Rahul Potluri, autore e fondatore dell’unità di studio ACALM – E’ importante che i pazienti ricevano il necessario sostegno per farvi fronte, che sia da un coniuge, da un amico, da una famiglia o da chiunque scelga di coinvolgere nella cura. I medici hanno bisogno di curare i pazienti in modo olistico e incoraggiare questo, nonché l’utilizzo di gruppi di sostegno e corsi di riabilitazione. I nostri risultati sono ancora più rilevanti per i pazienti con fattori di rischio cardiovascolari che sono a rischio particolarmente elevato in quanto vivono silenziosamente con condizioni che aumentano il rischio di un attacco di cuore senza sperimentare sintomi – ha proseguito il dottor Potluri – E’ importante che i pazienti con questi fattori di rischio pericolosi, ma evitabili, seguano le raccomandazioni dei loro medici per lo stile di vita e le cure con i farmaci per limitare questo rischio, e le reti di soccorso sociale sono essenziali nel farlo. Questo studio nel suo complesso conferma l’importanza di questi fattori psicosociali nei pazienti con malattie cardiovascolari».