12 novembre 2018
Aggiornato 21:00

Disturbi alimentari potrebbero essere scritti nel Dna: 430 i geni coinvolti

Dietro ai disturbi dell’alimentazione come anoressia, bulimia, mangiare compulsivo e così via pare ci sia una variazione genetica, in cui sarebbero coinvolti non meno di 430 geni. Lo studio che potrebbe cambiare le cose
Disturbi alimentari, pare sia un problema di DNA
Disturbi alimentari, pare sia un problema di DNA (Shutterstock.com)

DALLAS – Niente problemi psicologici o psichiatrici ma soltanto una questione genetica, o di Dna, dietro ai disturbi alimentari? Queste potrebbero essere le conclusioni di uno studio appena pubblicato sulla rivista Plos One, e condotto dai ricercatori dell’Università del Texas e l’Università dello Iowa (Usa) guidati dal dottor Michael Lutter dell’Eating Recovery Center di Dallas. Nei soli Stati Uniti, ricordano i ricercatori ci sono milioni di persone che lottano ogni giorno con i disturbi alimentari, e questi sono per molto anche causa di morte – con un tasso maggiore che non altre malattie psichiatriche. Anche in Italia, i casi di disturbi dell’alimentazione come anoressia, bulimia, mangiare compulsivo eccetera sono in costante, preoccupante, aumento.

La forza di volontà non basta
Un po’ come accade nei casi di depressione, spesso dire alla persona frasi del tipo «cerca di tirarti su», «mettici un po’ di buona volontà», non solo non servono a nulla ma spesso possono anche sortire l’effetto contrario. Ecco, secondo i ricercatori, questo potrebbe anche essere il caso dei disturbi alimentari che, se davvero sono causati da modificazioni genetiche (o del Dna) nulla avrebbero a che fare con la forza di volontà.

Lo studio e il Dna mutato
Per questo studio i ricercatori hanno esaminato e analizzati il genoma di 93 individui con disturbi dell’alimentazione già diagnosticati: 38 ponevano restrizioni alla propria dieta e 55 mangiavano compulsivamente). Di questi sono stati identificati 430 geni (186 geni nel gruppo con restrizioni dietetiche e 245 geni nel gruppo compulsivo), raggruppati in due grandi gruppi, che pare siano con più probabilità danneggiati proprio nelle persone che soffrono di disturbi alimentari. Secondo gli autori, questa scoperta si aggiunge a un crescente numero di evidenze che dimostrano come i disturbi dell’alimentazione sono fortemente guidati da fattori biologici. Per questo motivo, il rischio di sviluppare una forma di disordine alimentare è genetico dal 50 all’80% dei casi, quando il soggetto eredita queste copie di geni danneggiate. Poter individuare in tempo quali sono i geni danneggiati potrebbe avere grandi ripercussioni nei trattamenti dei disordini alimentari.
Nello studio, i partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi principali: gli appartenenti al primo gruppo mostravano di avere geni danneggiati che appartenevano a una classe di neuropeptidi intestinali che influenzano il controllo dell’appetito, l’assunzione di cibo e la digestione (ossia l’assorbimento delle sostanze nutritive). Questo fattore pare influenzi la tendenza al mangiare compulsivo e la limitazione nella dieta, che sono stati riscontrati in almeno la metà dei nei soggetti coinvolti.
Gli appartenenti al secondo gruppo avevano delle modifiche nei geni coinvolti nelle funzioni del sistema immunitario e nell’infiammazione, fattori che da tempo sono ritenuti condizionare l’appetito: in particolare lo sopprimono. Nello specifico, si è osservato come i pazienti con mutazioni dannose nel cluster relativo all’infiammazione fossero molto più inclini a comportamenti o schemi dietetici che comprendevano una restrizione – in sostanza come avviene nei casi di anoressia. Per quel che riguarda le malattie autoimmuni e altri disturbi dovuti a un’alterata attività del sistema immunitario (per esempio la sindrome del colon irritabile), i ricercatori sottolineano che sono necessari altri studi per confermare una possibile relazione con i disordini alimentari. Sulla base di questi risultati, gli autori ritengono sia plausibile che dietro ai disturbi alimentari vi possa essere un’influenza biologica, derivante da modifiche al Dna e da altri fattori come lo stress ambientale.