24 settembre 2018
Aggiornato 23:30

Mal di schiena: scoperta la causa. ╚ un recettore della vitamina D

Un team di scienziati italiani hanno recentemente scoperto la relazione tra mal di schiena, degenerazione dei dischi vertebrali e un gene della vitamina D. Lo studio
Mal di schiena e recettore della vitamina D
Mal di schiena e recettore della vitamina D (Shutterstock.com)

È un disturbo che riguarda ben otto persone su dieci. C’è chi soffre di lombalgia, chi avverte la colonna vertebrale quasi fosse un pezzo di legno. E che dire di tutte quelle persone che, stando ore sedute di fronte a un computer, non riescono più a ruotare il collo come dovrebbero? Se ginnastica, perdita di peso ed esercizi mirati non bastano è perché, probabilmente, c’è qualcosa che non va dentro di voi. La causa, infatti, risiederebbe in un problema genetico.

Degenerazione dei dischi vertebrali
Il dramma inizia veramente quando i nostri dischi intervertebrali cominciano a fare i capricci, degenerandosi di giorno in giorno. Va da sé che in questo modo la mobilità della schiena è seriamente compromessa. Ed è estremamente difficile che si riesca a fare qualcosa che possa bloccare l’evolversi del problema. Ma secondo una recente indagine condotta dai ricercatori dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi, la causa risiederebbe nel nostro DNA. In particolare, pare che il diretto responsabile sia un gene del recettore della vitamina D. Si tratta di un gene che abbiamo tutti, ma quando si presenta sotto forma di una particolare variante, si può assistere a dolore alla schiena associato al processo di degenerazione dei dischi vertebrali.

Il DNA visto da vicino
Durante lo studio i ricercatori hanno analizzato accuratamente il DNA di tutti i pazienti affetti da mal di schiena e non. In questo frangente sono riusciti a evidenziare come le persone che presentavano una degenerazione dei dischi vertebrali possedevano una variante del gene recettore della vitamina D. Tale ormone – o vitamina che dir si voglia – possiede effetti metabolici a livello delle cellule che fanno parte dei dischi della colonna vertebrale. «Abbiamo individuato delle varianti, dette polimorfismi, nel gene del recettore della vitamina D che possono essere considerate predisponenti per lo sviluppo della degenerazione del disco intervertebrale – spiega la dottore Colombini che ha collaborato con Sabina Cauci dell’Università di Udine – Questo indipendentemente dall’associazione delle patologie discali con specifici fattori di rischio osservati nel nostro studio, come la storia familiare, l’età avanzata, il fumo, l’obesità, la frequente esposizione a vibrazioni e un’attività lavorativa che richieda un notevole sforzo fisico».

Una nuova terapia?
Purtroppo allo stato attuale non esiste ancora nessuna terapia efficace. Tuttavia la scoperta degli scienziati apre una strada completamente nuova alle cure. Che anche in questo caso la via genetica – o la tecnica CRISPR - possa essere la soluzione?  Solo il tempo ci fornirà le giuste risposte.

Approfondimento: cos’è l’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi
Si tratta di una delle 18 strutture di eccellenza del Gruppo Ospedaliero San Donato. È il primo ospedale ortopedico della Lombardia sia per numero di ricoveri che interventi chirurgici effettuati. Nell’anno 2006 il Galeazzi ha ottenuto dal Ministero della Salute, il prestigioso riconoscimento di IRCCS (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) per la ricerca nell’ambito delle Malattie dell’apparato locomotore.