30 ottobre 2020
Aggiornato 03:00
Meno rischio di morte bevendo caffè

Bere caffè riduce il rischio di morte

Uno nuovo studio presentato al Congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC) mostra che un maggiore consumo di caffè è associato a minori rischi di morte prematura

BARCELLONA – Un maggiore consumo di caffè, pari a circa 4 tazzine al giorno, riduce il rischio di morte, in particolare quella prematura. Queste le conclusioni di uno studio osservazionale che ha coinvolto circa 20mila persone, i cui risultati sono stati presentati al Congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC) in corso a Barcellona (Spagna). Secondo la dott.ssa Adela Navarro, cardiologa dell’Ospedale di Navarra a Pamplona, il caffè può essere parte di una dieta sana per le persone in salute. «Il caffè è una delle bevande più diffuse in tutto il mondo – ha spiegato Navarro – Studi precedenti hanno suggerito che il bere caffè potrebbe essere inversamente associato a tutte le cause di morte, ma questo non era stato oggetto di indagine in un Paese del mediterraneo».

L’associazione caffè e mortalità
L’analisi è stata condotta nell’ambito del Progetto Seguimiento Universidad de Navarra (SUN), uno studio prospettico a lungo termine su più di 22.500 laureati spagnoli, avviato nel 1999, si legge nel comunicato ESC. Il focus era esaminare e determinare l’associazione tra il consumo di caffè e il rischio di mortalità. Nello specifico, lo studio ha coinvolto 19.896 partecipanti al progetto SUN, la cui età media all’iscrizione era di 37,7 anni. Quando si sono iscritti, i partecipanti hanno dovuto completare un questionario semiquantitativo sulla frequenza alimentare, precedentemente convalidato. Il questionario era stato predisposto per raccogliere informazioni sul consumo di caffè, lo stile di vita, le caratteristiche sociodemografiche, le misurazioni antropometriche e le precedenti condizioni sanitarie. Dopo di che i partecipanti sono stati seguiti per una media di dieci anni.

L’acquisizione dei dati e i risultati
Le informazioni e i dati sulla mortalità dei partecipanti sono stati ottenuti dalle famiglie, dalle autorità postali e dall’Indice Nazionale della morte. I modelli di regressione Cox sono stati utilizzati per stimare i rapporti di rischio (HR) e gli intervalli di confidenza del 95% (CI) per l’incidenza della mortalità secondo il consumo di base totale di caffè per poi aggiustare in relazione ai potenziali fattori confondenti. Durante il periodo di follow-up, durato dieci anni, 337 partecipanti sono morti. Ma, con i dati alla mano, i ricercatori hanno scoperto che i partecipanti che consumavano almeno quattro tazze di caffè al giorno avevano un rischio inferiore del 64% di mortalità per tutte le cause, rispetto a coloro che non consumavano mai o quasi mai caffè (HR corretto, 0.36, 95% CI, 0.19-0.70). In più, per coloro che consumavano altre due tazzine di caffè al giorno vi era una riduzione del 22% del rischio di mortalità (HR corretto, 0,78; 95% CI, 0,66-0,92).

La mediterranea influisce?
I ricercatori volevano anche comprendere se l’aderire a una dieta come quella mediterranea – ritenuta salutare da molti scienziati – così come l’età potessero influire sull’associazione tra il consumo di caffè e la mortalità. Dall’analisi si è così potuto osservare che vi era un’interazione significativa tra consumo di caffè e l’età (p per interazione = 0.0016). In particolare, in coloro che erano nella mezza età (almeno 45 anni) e che bevevano due tazze di caffè in più al giorno, è stato possibile associare un rischio di mortalità inferiore del 30% durante il periodo di follow-up (HR corretto, 0,70, 95% CI, 0,58-0,85). Tuttavia questa associazione non era significativa tra i partecipanti più giovani. «Nel progetto SUN abbiamo trovato un’associazione inversa tra il caffè e il rischio di mortalità per tutte le cause, in particolare nelle persone di 45 anni e oltre – ha sottolineato Navarro – Questo può essere dovuto a una più forte associazione di protezione tra i partecipanti più anziani. I nostri risultati suggeriscono che bere quattro tazze di caffè ogni giorno può essere parte di una dieta sana in persone sane».

Conflitti d’interesse
Fonti di finanziamento: Il progetto SUN è finanziato dall’Istituto de Salud Carlos III, dal CIBER e dal governo regionale di Navarra.
Tutti gli autori dichiarano di non avere alcun conflitto di interesse rilevante per il contenuto di questo articolo.