31 ottobre 2020
Aggiornato 20:00
Caffè e cervello

Problemi con la caffeina? Non preoccuparti: basta l’odore del caffè per avere un po’ di «carica»

Un recente studio, pubblicato sul Journal of Environmental Psychology, ha messo in evidenza come le prestazioni possono essere migliorate solo annusando il caffè

Ci sono persone che non riescono a svegliarsi al mattino o a connettere dopo pranzo senza una bella tazzina di caffè. Non tutte, però, riescono a tollerare la caffeina: c’è chi accusa disturbi di stomaco, chi ansia, agitazione o tachicardie. E, probabilmente, sono proprio questi i migliori destinatari della ricerca di cui stiamo per parlarvi: secondo alcuni scienziati, infatti, non è necessario berlo il caffè. Anche il suo aroma è in grado di risvegliare il nostro cervello. Ecco i risultati di uno studio pubblicato sul Journal of Environmental Psychology.

Lo studio
Alcuni scienziati hanno voluto testare l’effetto dell’aroma del caffè sulle prestazioni cerebrali.  Per farlo, hanno arruolato 114 studenti suddivisi in due gruppi. Tutti dovevano rispondere a delle domande provenienti dal Graduate Management Admission Test (GMAT). Solo uno dei due gruppi, però, è stato esposto all’intenso aroma di caffè durante la prova.

Più fiducia in se stessi
Dai risultati del test è emerso che solo il gruppo esposto all’odore di caffè durante i test è stato in grado di produrre risultati nettamente migliori. Ma non solo: sembrava che tale aroma amplificasse anche le aspettative e la sicurezza degli studenti. «Non è solo il fatto che il profumo di caffè abbia aiutato le persone a svolgere meglio i compiti analitici, il che era già interessante, ma hanno anche pensato che avrebbero fatto meglio, e abbiamo dimostrato che questa aspettativa era almeno in parte responsabile per il loro miglioramento delle prestazioni», spiega Adriana Madzharov della Stevens School of Business nel New Jersey.

Miglioramento delle prestazioni
Il profumo di caffè utilizzato durante lo studio era privo di caffeina e di altri stimolanti, il che significa che di certo queste sostanze non possono aver agito in maniera positiva negli studenti. Ricordiamo che il gruppo esposto al caffè ha prodotto risultati migliori del 70,4% rispetto all’altro gruppo. I ricercatori non hanno (ancora) una spiegazione valida per quanto accaduto e ritengono che sia la reputazione del caffè, in qualità di stimolante, ad aver permesso un simile risultato. In sintesi: l’entità dell’effetto placebo (se di questo si tratta) è così elevato da essere sconcertante.

Ulteriori indagini
I ricercatori ritengono che questo aspetto sia davvero molto interessante e meritevole di ulteriori indagini. Per esempio, vorrebbero indagare sulla possibilità di riuscire a mantenere vigile un individuo anche durante un attacco di sonnolenza. Se così fosse, avvertono i ricercatori, si potrebbero evitare molti degli effetti collaterali derivanti da un eventuale abuso di tale bevanda. «L'olfatto è uno dei nostri sensi più potenti. I datori di lavoro, gli architetti, gli sviluppatori di edifici, i gestori di spazi commerciali e altri possono usare profumi delicati per contribuire a plasmare l'esperienza dei dipendenti o degli occupanti attraverso la diffusione dell’aroma nell’ambiente. È un'area di grande interesse e potenziale», conclude Madzharov.