31 marzo 2020
Aggiornato 09:30
Identificare se si è stati infettati da Zika

Zika, nuovo caso a Bologna: ecco come il virus lascia la sua impronta che si rivela dalla saliva

A Bologna, dopo Faenza, è stato identificato un nuovo caso di infezione da virus Zika. Il contagio avvenuto all'estero. Gli scienziati scoprono come identificare se si è stati infettati analizzando la saliva

Virus Zika, dopo Faenza un caso a Bologna. Creato un test della saliva che rivela l'infezione in modo rapido
Virus Zika, dopo Faenza un caso a Bologna. Creato un test della saliva che rivela l'infezione in modo rapido Shutterstock

BOLOGNA – Un turista italiano al ritorno da zone tropicali è stato trovato positivo al virus Zika. Dopo il caso di Faenza, quello di Bologna è il secondo nel giro di pochi giorni, dopo che la malattia trasmessa dalle zanzare tigre non si era quasi più fatta sentire.
A Bologna, e in particolare nelle zone tra le vie Zamboni, De Rolandis, San Giacomo, Irnerio, Belle Arti, piazza Puntoni e piazza di Porta San Donato sono scattate immediatamente le misure di profilassi e disinfestazione, così come previsto dal protocollo regionale. La bonifica ha interessato sia le aree private che pubbliche intorno alla residenza della persona infettata.
Anche se il virus Zika pare meno aggressivo dello scorso anno, di casi ce ne sono comunque ogni giorno. E dal fronte ricerca arriva la notizia che gli scienziati dell’Università Occidentale del Canada insieme ad altri ricercatori internazionali hanno scoperto che il virus lascia la sua impronta nella saliva. Esaminando le proteine e i peptidi è pertanto possibile rilevare con estrema precisione se si è stati esposti al virus Zika.

Diffuso in tutto il mondo
Sono almeno 70 i Paesi che hanno dovuto fare i conti con l’emergenza e il rischio Zika. Vista l’enorme diffusione vi è una reale necessità di avere a disposizione un test rapido e sicuro per identificare la presenza del virus o se si è stati infettati ma non lo si sapeva. Da questa esigenza è scaturito lo studio appena pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Dental Research (JDR), in cui è stato sviluppato un nuovo modo, più veloce e più economico, per testare il virus.

La scoperta del metodo
I ricercatori hanno analizzato la saliva di una madre incinta infetta da Zika e dei suoi 2 gemelli – di cui uno è nato con microcefalia. Dal campione i ricercatori sono stati in grado di individuare la specifica firma di Zika attraverso le proteine presenti nella saliva, dando vita a un metodo per utilizzare questa firma come un modo efficace per controllare l’esposizione al virus. I ricercatori guidati dal dottor Walter Siqueira, della scuola di medicina e odontoiatria di Schulich – Università Occidentale del Canada, hanno anche scoperto importanti indizi su come il virus passa dalla madre al bambino e il suo ruolo nello sviluppo della microcefalia.

Come avviene la trasmissione
I risultati dello studio suggeriscono che vi è una trasmissione verticale del virus tra madre e bambino. Dall’analisi della saliva si è scoperto che le mutazioni della sequenza aminoacidica dei peptidi erano differenti per ogni gemello, mostrando che queste mutazioni possono svolgere un ruolo nella possibilità che un bambino svilupperà la microcefalia. «Siamo molto eccitati nel pubblicare risultati che fanno luce sulla trasmissione del virus Zika e presentano un approccio innovativo per valutare la presenza del virus Zika – ha dichiarato William Giannobile, caporedattore del JDR – Questa ricerca ha il potenziale per avere un impatto positivo sulla salute globale. Rilevando il virus, gli individui infetti possono ottenere di avere i loro sintomi e la progressione del virus monitorati correttamente, nonché adottare misure per fermare la diffusione del virus che causa questi difetti craniofacciali devastanti i neonati».

Un grande passo avanti
La possibilità di individuare la presenza del virus attraverso la saliva rappresenta un grande passo avanti. Difatti allo stato attuale il Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie utilizza un test del sangue per cercare modifiche all’RNA per diagnosticare Zika. Lo svantaggio di questo metodo è che è in grado di rilevare solo il virus fino a cinque o sette giorni dopo l’esposizione. Il dottor Siqueira sottolinea che invece le proteine ​​ei peptidi che vengono direttamente dal virus sono più stabili dell’RNA, per cui la proteomica della saliva può rilevare il virus per molto più tempo dopo l’esposizione che non con il metodo tradizionale. In questo caso, la finestra di rilevazione è stata estesa a nove mesi dopo l’infezione.

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