30 marzo 2020
Aggiornato 10:00
Virus e zanzare

Zika si fa rivedere a Faenza con un caso sospetto. Che fine ha fatto il virus dopo il boom del 2016?

Un caso sospetto di virus Zika a Faenza fa scattare l’allarme e la disinfestazione nel raggio di 100 metri da via Laghi. Ma dopo l’esplosione del 2016, che fine ha fatto il virus che ha messo in allarme tutto il mondo? Vediamolo

Virus Zika, c'è stato un caso a Faenza
Virus Zika, c'è stato un caso a Faenza Shutterstock

RAVENNA – Un caso sospetto di infezione da virus Zika a Faenza (RA) ha fatto scattare le procedure d’emergenza e la disinfestazione contro la zanzara tigre o aedes aegypti nel raggio di cento metri da via Laghi. Il caso sarebbe stato rilevato in una giovane che si è ammalata al ritorno di un viaggio all’estero. I primi sospetti di contagio li ha avuti quando era ancora a Cuba, ma i sintomi si sono presentati più evidenti una volta tornata a casa. La decisione di procedere alla bonifica del territorio è per prevenire la possibile diffusione del virus tramite una eventuale puntura della donna infettata da parte di zanzare presenti nella zona. Queste pungendo la persona infetta potrebbero poi trasmettere il virus ad altre persone che potrebbero poi pungere a loro volta. La procedura di disinfestazione dovrebbe durate tre giorni.

Che fine ha fatto Zika?
Tutti ricorderanno il gran clamore che ha scatenato il virus Zika lo scorso anno. Dopo l’esplosione dei casi in Brasile – che hanno fatto temere anche per lo svolgimento delle olimpiadi – il virus si è fatto vedere anche in molte altre parti del mondo, diffondendosi quasi a macchia d’olio. Si è così parlato di emergenza (confermata anche dall’OMS) e di diverse azioni da intraprendere nei confronti della prevenzione, specie per le donne in gravidanza. Gli scienziati si sono messi al lavoro anche per trovare un possibile vaccino. Ma dopo il boom del 2016, che fine ha fatto Zika, visto che quest’anno non se ne è praticamente parlato?

La risposta degli scienziati
Secondo gli scienziati, quest’anno Zika ha fatto parlare poco di sé perché sono stati premiati gli sforzi per contrastarne la diffusione. Se per esempio negli Usa lo scorso anno ci sono stati 225 casi, quest’anno ne è stato segnalato solo uno in una zona al confine con il Messico. Secondo i CDC americani, nel 2016 le persone contagiate durante viaggi fuori dagli Usa erano state oltre 2.000, mentre nel 2017 si sono verificati soltanto circa 200 casi. Ma quello che più pare abbia funzionato, oltre alla bonifica dei luoghi sospetti di essere bacino d’infezione, secondo gli esperti sono stati proprio i molti contagi. Le persone in qualche modo si sarebbero vaccinate da sole, dopo magari aver preso il virus ed aver fatto la malattia senza magari neanche accorgersene, dato che spesso è asintomatica o i sintomi sono lievi e simili a una influenza o malattia simile. «Le epidemie di Zika, in un certo senso, agiscono come un vaccino – ha dichiarato al Washington Times il prof. Lawrence O. Gostin dell’Università di Georgetown – Una volta che vi siano abbastanza abitanti di un paese o di una comunità infettati, questi sviluppano l’immunità. A un certo punto diventa molto più difficile per la diffusione della malattia perché esiste un simile tipo di immunità di gregge che ci si aspetterebbe da un vaccino».

Dopo il boom è calato a picco
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha tenuto un registro dei casi di Zika. Secondo i dati fin dall’inizio del 2016 nelle Americhe si sono registrati dai 25mila ai 40mila casi di infezione da Zika, mentre già a fine 2016 i casi erano scesi al di sotto dei 5.000. Nei primi sei mesi del 2017 se ne sono contati poche centinaia. Secondo Tom Skinner, portavoce CDC, è normale che dopo un exploit così massiccio di un virus attraverso molti Paesi, negli anni dopo i primi massicci contagi si tende a osservare un calo dei casi. Nonostante il virus Zika sembra essersi ‘calmato’, le autorità ricordano che non bisogna comunque abbassare la guardia e continuare con le operazioni di controllo e prevenzione, nonché bonifica dei luoghi in cui vi siano le zanzare che trasmettono il virus. Anche perché spesso questi virus sono imprevedibili, e se c’è stato un evidente calo dei casi quest’anno non è detto che il prossimo non possa ritornare in forza.

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