16 ottobre 2019
Aggiornato 17:00
Watson e cancro

Watson, il super computer che diagnostica il cancro in dieci minuti

Un Watson «rivisitato», molto più veloce e in grado di analizzare l’intero genoma umano. In dieci minuti diagnostica il cancro e suggerisce la cura migliore

Watson diagnostica il cancro in dieci minuti
Watson diagnostica il cancro in dieci minuti Shutterstock

È finita l’era degli errori medici e delle lunghe attese. Ora, per effettuare una diagnosi precisa e velocissima basta un computer. Anzi, un super computer come quello sviluppato di recente da IBM: il suo nome è Watson.

Non solo cure
Watson non è solo un computer in grado di effettuare diagnosi rapide e super precise ma può anche elaborare la terapia più adatta al paziente. E tutto questo può farlo a tempo record, ovvero in soli dieci minuti. Un periodo decisamente ristretto se si pensa che un medico normale – anzi, un team di medici – impiega mediamente 160 ore – ovvero più di 6 giorni interi o 15 giorni di lavoro.

Come fa Watson a essere così preciso?
Se vi state chiedendo come fa un computer ad essere così preciso, è facilmente spiegabile: Watson è in grado di analizzare il genoma umano. E pare lo faccia in maniera perfetta, a detta dell’ultimo studio pubblicato su Neurology Genetics.

Si mette subito all’opera
Ma le sorprese di Watson non finiscono qui. Il computer, infatti, appena terminata la diagnosi è in grado di richiedere - subito dopo - l’operazione più adatta al paziente o consigliargli tutte le cure necessarie. La macchina sottopone i tessuti a un sequenziamento genetico tradizionale – ovvero ricerca tutte quelle mutazioni genetiche legate al cancro e offre una mappatura globale del DNA, analizzando al tempo stesso anche l’RNA.

Lo studio
L’ultimo studio è frutto della collaborazione tra New York Genome Center (Nygc) e il team Watson for Genomic ed è stato eseguito anche su un uomo di 76 anni colpito da un gravissimo gliobastoma, una massa tumorale che si presenta nel cervello. Dopo essere stato diagnosticato da Watson, il computer ha scelto di sottoporre il paziente a radioterapia e un lungo ciclo di chemio. Il tutto, ovviamente, vagliato da un oncologo, un neuro-oncologo e un bioinformatico.

Non è finita nel migliore dei modi?
Purtroppo, però, nonostante il paziente sia riuscito ad ottenere cure e diagnosi precoci, solo un anno dopo ha perso la vita. Uno dei limiti del computer, infatti, è che è stato comunque programmato ed elaborato da mani umane. Di conseguenza i dati che lui contiene sono limitati alla scienza odierna e, purtroppo, anche alle terapie che – come ben sappiamo – in fatto di lotta contro il cancro, non sono certo delle migliori. In particolare la chemio, che se da un lato può aiutare a combattere il cancro, dall’altro distrugge completamente l’organismo umano.

I punti di forza di Watson
D’altro canto Watson ha molti punti di forza e recentemente è stato ulteriormente migliorato. Una di queste migliorie è quella di mappare l’intero genoma del paziente, anziché un gruppo ristretto di geni collegati a determinate malattie. Ma non solo: il computer è diventato anche molto più veloce nell’analisi dei dati e nella scelta della terapia. Va da sé che questo ha comportato maggiori costi nella progettazione della macchina.

I computer soppianteranno l’uomo?
Per ora le macchine ancora non hanno soppiantato l’essere umano. Durante questo studio, infatti, i medici del Nycg sono riusciti a identificare alcune mutazioni in due geni del paziente. Queste, se prese insieme – anziché singolarmente come ha fatto Watson – permettono di elaborare una terapia che possa colpire nel miglior modo le alterazioni del DNA. Insomma, è indubbio che un computer è in grado di elaborare molto più velocemente i dati di quanto possa fare un essere umano. Tuttavia, è bene ricordare che Watson è comunque un prodotto della mente umana. E quindi non è poi così diverso dal punto di vista di scelte terapeutiche o diagnosi. E un ottimo medico, a volte, potrebbe trovare soluzioni alternative che non sono mai state inserite all’interno di Watson.

Quindi siamo sulla strada giusta, ma c’è ancora molto da fare per avere a disposizione cure sicure e veloci. E il primo passo da fare è quello di chiedere a un computer - o a uno scienziato - se trova una terapia più efficace e meno distruttiva della chemioterapia.